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La terra trema e i destini di due ragazzi si fondono

La terra trema e i destini di due ragazzi si fondono

Una conferma positiva il secondo romanzo di Nadia Terranova che narra le vicende dei due protagonisti sullo sfondo del terremoto di Messina 

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Ogni giorno Nicola Fera, undici anni, compie un viaggio. Non dalla sua Reggio Calabria a chissà dove, no. Il suo è un percorso minimo sul piano fisico, ma enorme su un piano differente, emotivo, o interiore che dir si voglia: ma tanto grande da sembrare, appunto, un vero e proprio viaggio. Dal mondo in cui tutti vivono alla luce del sole, lui compreso, dopo cena la madre lo fa passare per una botola e, raggiunta la cantina di casa, lo lega mani e piedi con delle corde al catafalco in cui dovrà dormire. L’impalcatura su cui si poggiano le bare con i defunti, ha per letto Nicola. La donna dice è che per evitare che il demonio lo vada a prendere e Nicola neanche prova a ribellarsi, semplicemente perché ha sempre vissuto così.

Anche Barbara Ruello, 20 anni, viaggia. Nicola si sposta in verticale, dall’alto al basso e viceversa, lei invece in orizzontale. Nicola ogni notte, lei ogni volta che può: per allontanarsi dal borgo in cui il padre si è rintanato, costringendola a una vita defilata, e raggiungere in treno Messina, dove abita la nonna, che per lei è un esempio di forza ed emancipazione. E dove lei si vorrebbe stabilire, per sottrarsi al matrimonio combinato cui il genitore pretende di piegarla, e magari per frequentare l’università.

Poi però, quando il 27 di dicembre del 1908 ha da cinque ore ceduto il passo al giorno 28, succede qualcosa che fa perdere di senso alla realtà per come la si conosceva fino a quel momento. Neppure quaranta secondi di scosse e tutto crolla. Tutto, a partire dalle due città che si guardano da sponda a sponda dello Stretto. Nei casi più fortunati, di case e palazzi rimane in piedi una facciata, e quelle che prima erano quotidiane vie cittadine sono adesso scenari teatrali in cui si recita la morte su vasta scala. In meno di un minuto la popolazione di Messina si dimezza, quella di Reggio diminuisce di un terzo. Difficile fare stime esatte, ma difficile anche trovare chi ritenga inferiore a settantamila il numero di vittime del maggiore disastro naturale verificatosi in Italia. In questo quadro da fine dei tempi, Nicola ha perso i genitori e Barbara la nonna: ma entrambi potrebbero aver guadagnato la libertà.

Il bambino dall’amore folle della madre, la ragazza dalla prospettiva di passare di mano da un proprietario, il padre, al successivo, il marito cui è destinata. Il problema, semmai, è capire cosa fare di questa eventuale libertà in un paesaggio umano che la tragedia ha intaccato per breve ma certo non mutato. Perché c’è chi si sacrifica per gli altri, chi aiuta, e c’è invece chi coglie l’occasione per profittarsi, per prendersi anche quello che in nessun caso mai gli spetterebbe, e continuare a comportarsi nel medesimo modo in cui si comportava prima del terremoto. L’esistenza tesserà un destino comune per Nicola e Barbara: questione di pochi istanti, ma eccezionalmente decisivi per il futuro del bambino e della giovane.

Dopo “Addio fantasmi”, tra i più bei romanzi di questo inizio di Terzo millennio, Nadia Terranova torna con “Trema la notte” (Einaudi, 172 pagine, 16,50 euro), opera intensa che, se sporadicamente difetta in attenzione, come quando l’autrice sembra proiettare troppo del vivere odierno su una storia effettivamente ambientata più di un secolo fa, o come quando la stessa autrice sconfina, per così dire, nel campo dei personaggi, la conferma come una delle voci più valide della nostra narrativa. (a.m.)

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