La Nuova Sardegna

Grazia Deledda “la poetessa del femminismo”, una vita per i diritti di tutte le donne

di Simonetta Selloni
Grazia Deledda “la poetessa del femminismo”, una vita per i diritti di tutte le donne

La giornata dedicata alla figura della romanziera premio Nobel  Il ritratto della passione e della volontà «di vivere solo per se stessa»

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INVIATA A ROMA . Arcaica, remota. E autodidatta, altro difetto congenito, quasi una colpa, e non una stortura storica, essere esclusa dal diritto a una istruzione compiuta. Eppure. «Moderna al punto da essere insopportabile», così, con le parole di Aurora di Tullio, giovane studentessa del Liceo Amaldi di Roma, Grazia Deledda giganteggia nell’aula dei Gruppi parlamentari, a Roma, dove, alla vigilia della Giornata internazionale dei diritti della donna, ieri è stata celebrata su iniziativa dell’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, coordinatrice dell’intergruppo per le donne, i diritti e le pari opportunità, in un incontro dal titolo “Grazia Deledda – donna, scrittrice, premio Nobel, femminista ante litteram”. Si sarebbe dovuta fare lo scorso anno, per i 150 anni della nascita dell’unica donna italiana premio Nobel per la letteratura, ma il Covid ne ha imposto il rinvio.

Insopportabile, incolta per gli occhi del tempo. In realtà animata dalla volontà di perseguire il suo sogno: diventare una scrittrice. Determinata, si costruisce da sé. Boldrini: «Ha un disegno della sua vita, spera di lasciare la sua terra, e lo fa sposando Palmiro Madesani con il quale va a Roma. Nel 1908 partecipa al primo congresso delle donne». Ricorda, la ex presidente della Camera, un altro gesto di ribellione. «A Nuoro nel 1909 accetta la candidatura al parlamento, quando le donne non avevano diritto all’elettorato attivo e passivo. L’operazione ovviamente non riesce, ma è un segno di rivolta».

Un potente segno in una società in cui le donne non erano che mogli, figlie, sorelle. Nel 1911 in una intervista si dice favorevole al divorzio. Di più. Osa scrivere, nel 1902, “Dopo il divorzio”, immaginando una legge che arriverà 70 anni dopo.

«Ha dovuto lottare tutta la vita e anche dopo, quando la critica letteraria l’ ha confinata in un cono d’ombra. La sua vita è una storia di emancipazione e libertà» ha ricordato il ministro della Cultura Dario Franceschini, intervenuto all’incontro, come la ministra per le Pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti, che la definisce una «poetessa del femminismo, che ha avuto l’orgoglio di creare strade e parole nuove che dobbiamo consegnare alle ragazze. Ma il suo sogno di pari opportunità significa anche riconoscere leggi, pluralismo delle differenze». Significa compiere azioni politiche che traducano i sogni in segni concreti.

Sono passate, sullo schermo dell’aula dei Gruppi parlamentari, le immagini di Grazia Deledda davanti all’Accademia svedese, in occasione del conferimento del Nobel, il 10 dicembre 1927. Il suo discorso, nel quale spiccano alcune parole: «Ho avuto tutto quello che una donna può chiedere al suo destino». “Suo” perché frutto di una consapevolezza del sé: lo ha ricordato Maria Rosaria Cutrufelli, scrittrice, nel citare il romanzo “Il paese del vento” in cui Grazia Deledda racconta il sogno d’amore che può distruggere una donna, ma in cui la protagonista, anziché diventare vittima, prende consapevolezza del fatto che può «Vivere di se stessa, un messaggio per tutte e per tutti».

La scrittrice osa pensare un progetto grandioso: «In letteratura Grazia Deledda pianifica di fare per i sardi quello che Manzoni fa per gli italiani, Deledda è il Manzoni che i sardi si possono permettere» sottolinea Marcello Fois, presidente del comitato voluto dal ministro Franceschini per le celebrazioni deleddiane «e composto di sole donne», scrittore «di Nuoro, e posso definirmi tale grazie a Deledda che ci ha dato diritto di cittadinanza». E quando il progetto, con il conferimento del Nobel, cresce, ecco che parte la macchina del fango. «In fondo quello che le accade non è poi così diverso da ciò che succede a molte donne di successo contemporanee», dice ancora Marcello Fois. Donna, sarda di Nuoro, allora poco più di un paesone di 7500 abitanti, premiata per la narrativa e non per la poesia o per il teatro. E questo Nobel, uno sgambetto ai letterati italiani del tempo, Grazia lo pagherà. Carissimo. Nel suo mondo intanto. Fois: «Deledda a Nuoro ha subìto quel pregiudizio che è sempre dietro l’angolo. Scrive in un tempo e in una terra dove si parla di matriarcato, ma dove si è educati al matricentismo. Dove le donne non fanno il tifo per le donne, ma per i figli maschi e per gli uomini».

E quindi. «Il riconoscimento più alto lo ha scontato con il disconoscimento non solo dei colleghi, ma anche della critica letteraria che l’ha svilita e vilipesa: persino Sapegno l’ha in antipatia – spiega Maria Rosaria Cutrufelli –. Il mondo editoriale l’ha ignorata. E la scuola l’ha silenziata. Perché, ancora oggi, Grazia Deledda non è nelle antologie scolastiche».

Erika Calcagnini, giovane laureata a Tor Vergata e premiata dalla Fasi, la federazione degli emigrati sardi, per la miglior tesi su Grazia Deledda, ammette: «Mi sono imbattuta in lei quando ho iniziato a lavorare sulla tesi. Mai, nel mio percorso di studi, alle superiori o all’università, ne avevo mai sentito parlare. Di lei, Nobel per la letteratura». Un oblio sistemico.

Grazia Deledda parte da un un sostrato ostile. Deve schivare ostacoli strutturali. Pratici. «I due più grandi: l’accesso all’istruzione – dice Cutrufelli – e ancora, l’accesso ai materiali per scrivere». Non per niente nel romanzo autobiografico postumo Cosima, Grazia Deledda racconta, con ironia, come si procurerà i soldi che le servono per comprare il francobollo necessario per spedire il suo romanzo all’editore, e poi anche i soldi per farsi fare la foto a corredo dello scritto: «Rubò prima un litro d’olio dalla dispensa di casa, per venderlo e procurarsi i soldi. Venne colta dallo scrupolo per il gesto. Poi però pensò al fratello che attingeva dai beni familiari per spendere come meglio voleva. Superò gli scrupoli e prese un altro mezzo litro». Francobollo e foto. Grazia Deledda da Nuoro al mondo. Scrittrice, Nobel. «Una grande figura femminile che aveva deciso di vivere di se stessa». Lo dice un’altra studentessa del Liceo Amaldi, Miriam Pitillo, 16 anni. Lo dice per sé, per tutte e tutti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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