La Nuova Sardegna

L'arcivescovo di Sassari: «La guerra è la sconfitta dell'umanità»

di GIAN FRANCO SABA*
L'arcivescovo di Sassari: «La guerra è la sconfitta dell'umanità»

La guerra, che nella sua realtà più cruda consiste nell’uccisione di esseri umani, è, infatti, sempre e comunque un fallimento dell’uomo - IL COMMENTO

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«Intolleranza» e «violenza» sembrerebbero appartenere al lessico esistenziale del passato. Costituiscono velenosi fermenti che attraversano falde vitali di vissuti verniciati di forme di vita che si ispirano al progresso, al benessere e allo sviluppo. Sotto questi colori attraenti si nascondono elementi che preparano nel silenzio fratricida la chimica della guerra.

Gli strumenti e gli artifici bellici precedono le fabbriche di armamenti e maturano nei laboratori di vita sociale, dove uomini e donne di qualunque ceto, etnia, fede e ruolo pubblico applicano la propria intelligenza. Vi è come un’arte del pensiero della guerra che corrompe le menti e i cuori di chi occupa ruoli di responsabilità. L’esito di quest’arte è il grande affresco di morti, soprusi e volontà di dominio di cui è cosparso il mosaico dell’umanità. «Ogni guerra lascia il nostro mondo peggiore di come lo ha trovato. La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male». Con questa affermazione presente nell’enciclica Fratelli tutti di papa Francesco, ribadita nei giorni scorsi in un tweet dello stesso Pontefice, la mente e il cuore, di credenti e non credenti, non possono non trovare piena adesione. La guerra, che nella sua realtà più cruda consiste nell’uccisione di esseri umani, è, infatti, sempre e comunque un fallimento dell’uomo.

Nello stesso diritto naturale, quel complesso di norme non scritte, preesistenti al diritto positivo, considerate universali e necessarie e che fanno parte del patrimonio etico-razionale-religioso di ogni individuo e comunità, troviamo la condanna della guerra. È il rifiuto dello ius ad bellum, del “diritto alla guerra”, chiaramente affermato dall’incipit dell’articolo 11 della nostra Carta costituzionale: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Come insegna la dottrina sociale della Chiesa, la riflessione giuridica e teologica, ancorata al diritto naturale, ha formulato princìpi universali che sono anteriori e superiori al diritto interno degli Stati, come l’unità del genere umano, l’uguaglianza in dignità di ogni popolo, il rifiuto della guerra per superare le contese, l’obbligazione di cooperare per il bene comune, l’esigenza di tenere fede agli impegni sottoscritti (pacta sunt servanda). Un principio, quest’ultimo, da sottolineare in modo particolare per evitare «la tentazione di fare appello al diritto della forza piuttosto che alla forza del diritto», come ammoniva san Giovanni Paolo II. Violare il principio di pari dignità, eguaglianza e diversità produce sistemi di relazione sociale che aprono strade per forme di annientamento reciproco e sviluppano forme arbitrarie di potere che annullano i «doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale» (art. 2 della Costituzione). Permane memorabile la lezione di Primo Levi: «A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che ogni “straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come un’infezione latente… non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando avviene… allora al termine della catena, sta il lager». La storia insegna che l’umanità, proprio mentre ha conosciuto la possibilità di diventare più unita, ha cominciato a sperimentare le divisioni più laceranti. La Chiesa oggi, come sempre, risponde a queste divisioni esortando all’unità come espressione di un’esigenza intrinseca, che porta a sviluppare un legame autentico tra i popoli. La convivenza tra le nazioni si fonda infatti sui medesimi valori che devono orientare quella tra gli esseri umani: la verità, la giustizia, la solidarietà e la libertà. Nel tempo non sono mancati i pronunciamenti della Chiesa su molti temi legati all’unità della famiglia umana: contro la guerra e l’uso della violenza, da una parte, e per la pace e il negoziato nelle controversie internazionali, dall’altra; per lo sviluppo della cooperazione internazionale e per la promozione delle organizzazioni sovranazionali. Oggi, nel momento in cui, forse la prima volta che una società liquida affronta la guerra di invasione di solide dimensioni, vanno messi in opera tutti gli strumenti a disposizione per far tacere le armi e concretizzare la fase negoziale. La fiducia non va riposta nelle armi, perché la guerra impone la disumanizzazione del nemico per poter giustificare la sua eliminazione.

Occorre scuotere le coscienze dei responsabili, persuadendoli a sedersi intorno ad un tavolo per firmare i patti della pace e della fratellanza universale.

*Arcivescovo di Sassari


 

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