Del Debbio: le lezioni della vita
di Stefano Ambu
L’autore e conduttore oggi a Cagliari per il premio Alziator parla del suo romanzo
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Dritto e rovescio. E ora uno smash con il suo ultimo libro “Le 10 cose che ho imparato dalla vita”. Paolo Del Debbio, non solo conduttore del talk show di Retequattro, ma anche economista, saggista, filosofo e professore universitario, sarà a Cagliari questo pomeriggio in occasione dell’anteprima della sedicesima edizione del Premio Alziator, manifestazione culturale organizzata dalla Fondazione dedicata allo scrittore cagliaritano e presieduta da Maurizio Porcelli.
Presenterà un libro che parte da una massima molto semplice: la vita non è un intreccio, ma un recipiente. Un volume che è una sintesi in dieci punti di 64 anni di vita, Del Debbio è nato a Lucca nel 1958. Un lungo racconto, a partire da quella famiglia allegra e rumorosa che viveva in una «casetta piccina piccina con delle stanze minuscole disposta su tre piani», raccontano le prime pagine. Dieci cose importanti. Ma una più di tutte: «La dignità – spiega – quella che mi ha insegnato mio babbo. Che, anche privato della libertà (deportato dopo l’8 settembre nel campo di concentramento di Luckenwalde), non smetteva di difendere la sua dignità. Si rasava ogni giorno, si lavava ogni giorno. Ed era un messaggio molto chiaro: potete togliermi tutto, ma non la mia dignità. Ecco, il libro nasce dal desiderio e dall’esigenza di sintetizzare la mia vita, come si fa con un punto nave. Ho sentito l’esigenza di mettere insieme alcune riflessioni. Anche nella speranza magari di poter essere d’aiuto a qualcuno. Un libro definitivo? No, ci sono tante altre cose da imparare – scherza– vuol dire che le imparerò nel resto della vita». La guerra. Impossibile non parlare di guerra: dal campo di concentramento del padre a quello che sta succedendo in questi giorni.
Impensabile a dicembre, mese di uscita del libro. Un’altra cosa da imparare: «Dopo questi anni di Covid – commenta – ci mancava anche questa. La verità è che Putin si è tolto la maschera. Come siamo lontani dall’uomo che stringeva la mano a Bush a Pratica di Mare. Dr Jekyll e mr Hyde? No, no, Putin si è tolto la maschera. Ma ha approfittato di un vuoto: Nato, Onu ed Europa non hanno una politica estera comune che rappresenti i 400 milioni di abitanti del Vecchio continente. E Putin è l’uomo che ne sta approfittando».
Del Debbio ha studiato filosofia: «Ma la realtà è più avanti della storia del pensiero. Nessun filosofo poteva prevedere quello che sta succedendo – spiega –. Hegel aveva visto in Napoleone il culmine della storia, Marx aveva predetto la fine del capitalismo. Si sono sbagliati».
Guerra anche dell’informazione: «Stiamo vedendo tutto, quasi tutto – spiega- gli unici che forse non sanno quello che sta succedendo sono i russi, indottrinati e ora anche impossibilitati ad accedere alle fonti che consentirebbero di capire quanto sta accadendo». Un problema generale, al di là della guerra, quello dell’accesso all’informazione. «Ma io infatti – dice l’autore – lo dico ai miei allievi (Del Debbio insegna Etica ed economia all’Università): copiate pure, ma dopo aver letto non da una sola fonte, ma da dieci fonti». E ora? «Ora è già troppo tardi e per arrivare alla pace bisognerà purtroppo concedere qualcosa a Putin. Anche le ultime dichiarazioni di Zelensky vanno in questa direzione. Per la pace l’Ucraina dovrà purtroppo limitare la sua libertà di scegliere il suo futuro». Docente di etica. E di economia. «È chiaro che questa guerra- dice- avrà riflessi anche economici sulle nostre vite. Eccome». Del Debbio, un toscano innamorato della Sardegna: «Soprattutto del sud dell’isola, da Villasimius a Santa Margherita. Un’isola che ha dimostrato di saper gestire in maniera matura la sua autonomia. Ci sono stati anche sentimenti e idee separatiste, ma la sua vera autonomia e la difesa della sua identità è legata al mare che la circonda».
Presenterà un libro che parte da una massima molto semplice: la vita non è un intreccio, ma un recipiente. Un volume che è una sintesi in dieci punti di 64 anni di vita, Del Debbio è nato a Lucca nel 1958. Un lungo racconto, a partire da quella famiglia allegra e rumorosa che viveva in una «casetta piccina piccina con delle stanze minuscole disposta su tre piani», raccontano le prime pagine. Dieci cose importanti. Ma una più di tutte: «La dignità – spiega – quella che mi ha insegnato mio babbo. Che, anche privato della libertà (deportato dopo l’8 settembre nel campo di concentramento di Luckenwalde), non smetteva di difendere la sua dignità. Si rasava ogni giorno, si lavava ogni giorno. Ed era un messaggio molto chiaro: potete togliermi tutto, ma non la mia dignità. Ecco, il libro nasce dal desiderio e dall’esigenza di sintetizzare la mia vita, come si fa con un punto nave. Ho sentito l’esigenza di mettere insieme alcune riflessioni. Anche nella speranza magari di poter essere d’aiuto a qualcuno. Un libro definitivo? No, ci sono tante altre cose da imparare – scherza– vuol dire che le imparerò nel resto della vita». La guerra. Impossibile non parlare di guerra: dal campo di concentramento del padre a quello che sta succedendo in questi giorni.
Impensabile a dicembre, mese di uscita del libro. Un’altra cosa da imparare: «Dopo questi anni di Covid – commenta – ci mancava anche questa. La verità è che Putin si è tolto la maschera. Come siamo lontani dall’uomo che stringeva la mano a Bush a Pratica di Mare. Dr Jekyll e mr Hyde? No, no, Putin si è tolto la maschera. Ma ha approfittato di un vuoto: Nato, Onu ed Europa non hanno una politica estera comune che rappresenti i 400 milioni di abitanti del Vecchio continente. E Putin è l’uomo che ne sta approfittando».
Del Debbio ha studiato filosofia: «Ma la realtà è più avanti della storia del pensiero. Nessun filosofo poteva prevedere quello che sta succedendo – spiega –. Hegel aveva visto in Napoleone il culmine della storia, Marx aveva predetto la fine del capitalismo. Si sono sbagliati».
Guerra anche dell’informazione: «Stiamo vedendo tutto, quasi tutto – spiega- gli unici che forse non sanno quello che sta succedendo sono i russi, indottrinati e ora anche impossibilitati ad accedere alle fonti che consentirebbero di capire quanto sta accadendo». Un problema generale, al di là della guerra, quello dell’accesso all’informazione. «Ma io infatti – dice l’autore – lo dico ai miei allievi (Del Debbio insegna Etica ed economia all’Università): copiate pure, ma dopo aver letto non da una sola fonte, ma da dieci fonti». E ora? «Ora è già troppo tardi e per arrivare alla pace bisognerà purtroppo concedere qualcosa a Putin. Anche le ultime dichiarazioni di Zelensky vanno in questa direzione. Per la pace l’Ucraina dovrà purtroppo limitare la sua libertà di scegliere il suo futuro». Docente di etica. E di economia. «È chiaro che questa guerra- dice- avrà riflessi anche economici sulle nostre vite. Eccome». Del Debbio, un toscano innamorato della Sardegna: «Soprattutto del sud dell’isola, da Villasimius a Santa Margherita. Un’isola che ha dimostrato di saper gestire in maniera matura la sua autonomia. Ci sono stati anche sentimenti e idee separatiste, ma la sua vera autonomia e la difesa della sua identità è legata al mare che la circonda».
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