La Nuova Sardegna

Anna Foglietta: «La parità dei sessi è ancora lontana: servono millenni»

di Alessandro Pirina
Anna Foglietta
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Anna Foglietta

L’attrice dal 5 aprile in Sardegna con “L’attesa”. «La mia Cornelia? Un’eroina classica e moderna»

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Oltre venti film e sette serie. Gli ultimi dieci anni hanno visto Anna Foglietta indiscussa protagonista di cinema e tv. Una full immersion di set in cui però l’attrice romana, 43 anni il 3 aprile, è riuscita a ritagliare uno spazio anche per il teatro. Ed è proprio con il suo primo amore, appunto la prosa, che Foglietta sbarca per la prima volta - dal punto di vista professionale - in Sardegna all’interno del circuito Cedac. Il 5 aprile sarà al Comunale di Sassari, poi dal 6 al 10 al Teatro Massimo di Cagliari, con “L’attesa”, diretta da Michela Cescon. Con lei sul palco Paola Minaccioni. Due donne, Cornelia e Rosa, diverse per ceto e lignaggio, ma accomunate dallo stesso presente: l’attesa di un figlio indesiderato.

Oltre il comune destino, cosa unisce queste due donne?

«L’unione si sviluppa lentamente. Inizia come un rapporto impari: Cornelia è una nobildonna e Rosa la serva che le viene assegnata. Tra le due c’è una barriera sociale. Ma nel corso della pièce si vedrà il rapporto cambiare, fino ad arrivare alla maturazione più importante, l’abbattimento della classe sociale a favore di un’unione umana. Quando non si è più soggetti al giudizio esterno quelle sfumature diverse vengono meno e il rapporto si trasforma, si amalgama, come fosse una stessa persona».

Quanta modernità c’è nel personaggio di Cornelia?

«Siamo nella Venezia del ’700 ma tutto ciò che troviamo è dentro l’universalità del pensiero. Come una tragedia di Sofocle o di Euripide, il testo di Remo Binosi è molto attuale. D’altronde, i pensieri legati alla profondità dell’uomo sono gli stessi, tornano sempre imperituri e prepotenti e ogni volta bisogna affrontarli e scontrarsi con loro. Cornelia è un’eroina classica ma con dentro un magma che ribolle».

Nel 2022 a che punto siamo del percorso verso la parità?

«Non a buon punto. La condizione femminile necessita di altrettanti millenni per autoaffermarsi con serenità. Ma ogni paletto che mettiamo è un range di indipendenza. Rivendicare non significa vivere appieno la propria condizione di donna, ma guai a non farlo».

Mamma di tre figli e attrice super impegnata: qual è la rinuncia che l’ha fatta soffrire?

«Nella mia vita mi sono sempre guardata dentro, cercando di rispettare la voce preponderante. E quando l’ho assecondata vuole dire che era la scelta giusta. Detesto la parola rinuncia: al suo interno ci sono debolezza, amarezza. Io non credo di avere fatto rinunce, ma scelte».

Nel fare teatro prevale il sacrificio o il piacere?

«È un vaso comunicante che a volte si riempie, a volte si svuota. È normale che in casa ci manchiamo, che ci siano piccole crisi, ma c’è grande rispetto e voglia di rispettare le scelte. Per me il teatro è una esperienza imprescindibile e ogni tanto ho bisogno di tornarci».

Nel 2009 un piccolo ruolo in “The american”: com’è stato girare con George Clooney?

«Ogni volta che reciti al fianco di un divo - mi è capitato anche di recente con Malcolm McDowell - ti rendi conto della grande normalità di cui sono permeati. Possono essere grandi star quando il sistema lo richiede, ma nel privato sono persone gentili, disponibili, molto generose».

Protagonista di “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese: 24 remake, un unicum nel mondo. Li ha visti tutti?

«Ogni tanto Paolo ci mandava le scene di un remake coreano o argentino e tra di noi commentavano su chi faceva cosa. Il film è stata una grandissima soddisfazione. Tutto merito di Paolo: nel cinema servono idee e vanno portate avanti credendoci».

Nilde Iotti, la mamma di Alfredino, Ilaria Capua, Alda Merini: altre donne che le piacerebbe interpretare?

«Non sono io che le ho cercate. Ma è incredibile come queste figure femminili drammatiche siano venute a bussare alla mia porta. Vuole dire che incarno quel tipo di donna tenace, che lotta anche per gli altri».

La Sardegna invece non è mai stata set di un suo film.

«No, è la prima volta che vengo per lavoro. Ma sono una grande fan della Sardegna. L’estate scorsa sono stata a Pula. E non vedo l’ora di tornare e rivedere i miei amici sardi».

Con Cescon e Minaccioni siete anche legate dalla campagna Every child is my child: che ruolo gioca oggi la solidarietà?

«Io credo che le persone fortunate - non parlo sono di noi attori, ma in generale di chi ha la possibilità di mangiare la pasta la sera - abbiano il dovere di restituire ai meno fortunati. È un effetto domino in cui ogni piccolo cambiamento fa bene a tutti».



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