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La mostra

Tele e fotografia: full immersion nelle illusioni a Nuoro

Luca Urgu
Tele e fotografia: full immersion nelle illusioni a Nuoro

“Sensorama” al Man

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NUORO. Fa subito breccia, colpisce dritta nel segno. Cattura lo sguardo e rapisce la mente. Sensorama, la nuova mostra del Man di Nuoro, la prima nel segno distintivo della direttrice Chiara Gatti che ne firma l’ideazione assieme a Tiziana Cipelletti (con il contributo scientifico di Baingio Pinna del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Sassari) ha tutti gli elementi per proiettare il visitatore in un vero e proprio viaggio sul modello del Museo delle illusioni affidando alle opere di artisti del passato e del presente l’esplorazione della relazione tra visione e percezione con l’obiettivo di mostrare la complessità dei fenomeni cognitivi e il “piacere” di essere ingannati. Di sicuro la sensazione che ti pervade dopo aver percorso i vari tasselli della mostra (tra proiezioni video, quadri, oggetti di design, installazioni e stanze dal cromatismo psichedelico) è una ventata di freschezza, il piacere di aver letto un percorso che ruota su un non facile tema di riferimento e lo asseconda fra apparenze ed enigmi in cui si muove il nostro cervello.

Il museo Man di Nuoro, che da sempre si dedica alla ricerca e ai diversi linguaggi del contemporaneo, inaugura una nuova stagione espositiva che mira a riflettere su alcuni temi sollecitati dal dramma della pandemia e della reclusione: la comunicazione interrotta, lo sguardo velato dal diaframma di uno schermo. Tornare a guardare, ad allenare gli occhi e a porsi interrogativi sulla verità (o meno) della visione è lo scopo di una mostra che, partendo da antecedenti storici, dai padri nobili di una pittura di verità e d’inganno, come René Magritte e Giorgio de Chirico, apre lo spettro alle indagini estetiche più recenti in fatto di percezione e autenticità. Ecco allora le fotografie allo specchio di Florence Henri o le tavole ottico-cinetiche di Alberto Biasi, gli ambienti avvolgenti e conturbanti di Peter Kogler o Marina Apollonio; e ancora, le sculture anamorfiche di Marc Didou o le performance intese come veri e propri trompe-l’œil umani di Liu Bolin, l’uomo invisibile.

Senso rama rende bene l’idea di un progetto che amplifica impressioni, stimola le sfere sensoriali e riesce ad arrivare alle fantasmagoriche interazioni tra avanguardie artistiche e cinema. Il progetto si arricchisce di installazioni site specific, nel caso per esempio degli interventi studiati ad hoc per il Man come stanze magiche, uno dei punti di maggior forza di tutto il percorso.

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