La Nuova Sardegna

L'intervista

Luigi Contu e la lezione del nonno: nei suoi libri ho trovato un tesoro

Alessandro Pirina
Luigi Contu e la lezione del nonno: nei suoi libri ho trovato un tesoro

Il direttore dell’Ansa: «Rafaele amava la sua Sardegna»

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Tutto nasce da un appunto che gli lascia il padre in punto di morte. Un foglio scritto a mano in cui gli dà le indicazioni su come muoversi in quella biblioteca sconfinata che lui a sua volta aveva ricevuto in eredità dal padre. Inizia così l’avventura di Luigi Contu, direttore dell’Ansa, tra i libri di famiglia. Un viaggio che parte da Tortolì, dove il nonno, Rafaele Contu, era nato, per poi proseguire nell’Italia del ’900, tra fascismo e democrazia, monarchia e repubblica. Il percorso coinvolge il padre Ignazio, giornalista della Notte e del Tempo, sé stesso e i figli. Il viaggio è anch’esso diventato un libro, “I libri si sentono soli”, edito da La nave di Teseo, che Contu presenta alle 19 a Lotzorai alla prima edizione di Costellazioni letterarie.

Il principio di tutto è una cassapanca nera che da Tortolì arriva a Roma e ora è a casa sua.

«Esattamente. Da Tortolì a Cagliari, dove mio nonno fu direttore dell’Unione Sarda negli anni Venti, poi a Roma a casa dei nonni, infine in quella di mio padre. Ora si trova al centro del soggiorno di casa mia».

Merito di un trasloco obbligato dopo la morte di suo padre.

«Senza non avrei scritto il libro, invece - avendo la necessità di sistemare i libri - mi sono trovato dentro questo viaggio in cui ho potuto scoprire di più sulla storia di mio nonno e della famiglia».

Nella biblioteca dei Contu c’è tanta Sardegna.

«Mio bisnonno era stato sindaco di Tortolì, ho ritrovato tanti documenti. Libri sulla storia, sulla geografia. Opere liriche in sardo. Mio nonno aveva custodito tutti gli articoli scritti da lui sull’isola, in cui parlava di sviluppo, turismo, infrastrutture. Provava un grande amore per la Sardegna. E questo emerge anche dagli scambi epistolari con artisti come Marinetti e Ungaretti».

La storia della sua famiglia attraversa tutto il Novecento.

«Una delle cose belle di questa avventura è stata rivivere la storia d’Italia. Me ne sono reso conto a metà dell’opera. Avevo scritto dei lavori di mio nonno su Einstein, delle due guerre. Era sempre più evidente che i libri mi parlavano di lui, ma anche della storia del Paese che passava».

Rafaele Contu, giornalista, scrittore, divulgatore: prima di queste scoperte lei era consapevole di chi fosse suo nonno?

«Mio padre me ne parlava spesso: “guarda che tuo nonno è stato un personaggio molto importante”. Io lo sapevo, ma non c’ero mai entrato dentro. Vedevo i suoi libri negli scaffali, ma non avevo mai letto i suoi scritti. Solo leggendo quello che lui scrive di Einstein, di Valery, ho capito che era una persona di intelletto molto raffinato».

Suo nonno aderì al fascismo: è la cosa che più la turba. Ma a differenza di Michela Marzano che parla di “stirpe e vergogna” lei cerca di capire il perché.

«Lui e il fratello furono fascisti molto convinti. Più scoprivo la sensibilità e le qualità di mio nonno e più mi chiedevo come fosse possibile che non si fosse mai interrogato sul fascismo. La risposta credo si trovi nei diari del fratello: loro credettero nel contenuto sociale e nello spirito patriottico del fascismo. Non l’ho trovata una giustificazione, perché alcune cose sono ingiustificabili, ma ho capito come mai si erano ritrovati in quella ideologia e in quel regime».

In questo viaggio ci sono pezzi di storia d’Italia. Il caso vuole che lei, amico dei figli, abbia frequentato due grandi italiani: Enrico Berlinguer ed Enzo Tortora. Come erano nel privato?

«Con i Berlinguer feci anche una vacanza. Enrico era una persona di grande rigore e serietà, ma anche simpatica. Quando chiacchierava con noi emergeva la sua grande umanità. Anche la moglie era una donna straordinaria. Tortora non lo ho conosciuto personalmente, ero legato a sua figlia Silvia. Ma mi colpì molto quando, pur non conoscendomi, mi inviò un libro che riteneva importante per la mia formazione. Un grande italiano, purtroppo protagonista di una pagina terribile del Paese».

Nella biblioteca ci sono anche tante prime pagine storiche dei primi del Novecento: oggi si continuerà a conservarle?

«Oggi notizie e idee corrono altrove, ma la parola scritta sulla carta continua ad avere un suo valore. C’è il rischio che l’informazione di qualità diventi un bene elitario. Meno persone avranno a disposizione un’informazione approfondita e maggiore sarà la differenza tra classi».

Pitzorno, Bignardi, lei: tanti libri sui libri. È un modo per fare capire l’importanza di leggere, studiare e informarsi?

«Quello è il messaggio che vorrei trasmettere a chi legge questo libro. La lettura, la conoscenza, l’amore per l’arte sono imprescindibili per lo sviluppo del genere umano. Non possiamo perderli. Siamo troppo distratti dal tempo attuale. Io me ne ero allontanato completamente, poi questa cassapanca mi ha fatto capire che era necessario prendermi del tempo per leggere».
 

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