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Barbara Serra e i nuovi fascismi: «Influenza in crescita sulle destre»

Alessandro Pirina
Barbara Serra
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Barbara Serra

La giornalista oggi 31 luglio a Liquida con il suo docufilm girato per Al Jazeera. Sull’Italia al voto: «Nel mondo c’è preoccupazione». Ci sarà anche Berizzi che vive sotto scorta per le sue inchieste

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Il fascismo di ieri e i suoi rigurgiti di oggi saranno al centro dell’ultima serata di Liquida, il festival di letteratura giornalistica che anche quest’anno ha portato di fronte alla basilica di Saccargia nomi di primo piano della letteratura e del giornalismo. Protagonisti dell’appuntamento di oggi saranno da un lato Barbara Serra, giornalista di origine sarda, volto di Bbc, Sky News, Five News e soprattutto - negli ultimi 16 anni - di Al Jazeera, dall’altro Paolo Berizzi, inviato speciale di Repubblica, che in seguito alle sue inchieste sul neofascismo vive sotto scorta dal 2019. E stasera alle 21 a Saccargia presenterà i suoi ultimi due libri sul tema, “L’educazione di un fascista” (Feltrinelli, 2020) ed “È gradita la camicia nera. Verona, la città laboratorio dell'estrema destra tra l'Italia e l'Europa” (Rizzoli, 2021). Ma ad aprire la serata, alle 20, sarà la proiezione del pluripremiato documentario di Barbara Serra, “Fascism in the family”, che ha ricevuto due premi oro – categorie Storia e Attualità – al New York festivals film and tv awards.

Barbara, come nasce l’idea di questo documentario?

«Al Jazeera ha un programma - che si chiama appunto “Al Jazeera Correspondent” - in cui chiunque faccia parte della azienda può fare una sua proposta di reportage, documentario. Deve essere sempre una storia con un elemento personale e deve avere un appeal per l’enorme bacino di spettatori a cui si rivolge Al Jazeera. Per farla in breve, deve avere un certo impatto sia per il pubblico in India che in Nigeria. Essendo io una delle poche italiane a lavorare per un network anglofono mi è venuto in mente di fare un lavoro sul fascismo, quando nel 2016 questa parola ha cominciato a circolare nuovamente nel mondo, vuoi per la vittoria di Trump vuoi per la Brexit».

“Fascism in the family” è anche un viaggio nella sua famiglia. Nel documentario parla di suo nonno Vitale Piga Serra, podestà di Carbonia dal 1939 al 1942. Ha avuto difficoltà a raccontare un fatto che la riguarda così da vicino?

«Da 22 anni in tv leggo il tg, faccio i reportage. Sono molto abituata a mostrare empatia, ma non emotività. Non mi piacciono i giornalisti che piangono, diventa una competizione del dolore. Sono fatta da sempre così, sarà anche perché in tanti anni su Al Jazeera ho mandato in onda centinaia di immagini strazianti. Allo stesso tempo non si può fare un film come questo senza mostrare qualcosa di personale. Il fascismo è stato presente nella mia famiglia, come lo è stato nell’Italia. È un qualcosa che ha segnato il nostro Paese. È stato un periodo molto doloroso. Farlo come un semplice reportage di cronaca era impossibile. Era inevitabile fare uscire anche un po’ di me. E dopo che è uscito ho ricevuto tante reazioni, tante persone che mi hanno scritto di avere avuto un nonno o un padre coinvolti nel partito fascista».

Da “straniera” cosa l’ha colpita di questo viaggio in Italia?

«Per il pubblico straniero io ho fatto questo lavoro da italiana, da “insider”, perché c’è l’esperienza, il legame familiare. Ma solo dopo mi sono resa conto che nel contesto italiano io lo faccio da straniera. Se avessi vissuto a Cagliari, nel Sulcis avrebbero saputo che ero la nipote del podestà, questo probabilmente avrebbe segnato la mia identità. Ma io ho lasciato Milano a 8 anni, dalla terza elementare non ho più preso un libro di scuola in italiano. Papà non mi ha mai nascosto niente su mio nonno, ma la cosa non ha mai avuto un impatto su di me. Probabilmente questo mi ha aiutato per fare il film».

In Europa avanzano le destre estreme. Dall’estero come viene vista la situazione italiana, anche in vista delle elezioni del 25 settembre?

«Dopo la caduta del governo Draghi c’è sicuramente preoccupazione. Un po’ per la solita instabilità italiana, ma anche perché Giorgia Meloni viene vista con enorme scetticismo. La situazione è preoccupante. Abbiamo visto le testimonianze dell’assalto a Capitol Hill, la Brexit - che è una forma di sovranismo ben diverso che non chiamerei neofascismo. Sta crescendo l’influenza dei neofascisti sulla destra. Finora le destre erano centriste, oggi non più. Lo vedi con i repubblicani, con i conservatori e anche con la destra qui in Italia. Il centrodestra non esiste più, ma c’è ancora gente che lo vorrebbe votare».
 

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