Argentina e Schrader infiammano il Lido
Il regista americano premiato con il Leone alla carriera
La quarta giornata del festival passa in testa all’applausometro. Il ritorno di Paul Schrader, che ieri ha ricevuto anche il Leone d’oro alla carriera, con “Master gardener” e soprattutto Santiago Mitre con il suo splendido “Argentina, 1985” sul processo che 37 anni fa vide finire alla sbarra i responsabili della fase più sanguinosa della dittatura hanno infiammato il Lido. Una doppietta d’eccellenza a cui va aggiunto anche il buon “Monica” di Andrea Pallaoro, secondo italiano in concorso alla Mostra, con un’intensissima Patricia Clarkson.
Schrader mattatore
Il grande regista e sceneggiatore americano è stato il secondo Leone alla carriera dopo Catherine Deneuve. Un riconoscimento che arriva dopo decine di film, come sceneggiatore e regista, che hanno segnato la storia del cinema. Da “Taxi driver” ad “American gigolo”. «Sono una persona fortunata. Certo, anche io ho fatto i miei errori, ma vedo che molti miei film hanno una vita lunga. Come si fa a fare sì che una persona ritorni dopo vent’anni a riguardare un film? Ne parlavo con Bruce Springsteen: ci sono canzoni fatte apposta per essere riascoltate e vale anche per i film». Al Lido Schrader ha portato fuori concorso la sua ultima fatica, “Master gardener”, la misteriosa storia di un meticoloso orticoltore. Un lavoro sulla redenzione. «Molti anni fa ho trovato un personaggio nella letteratura europea, l’Uomo senza qualità di Sartre, che continua a entrare e uscire dai miei film. Ha iniziato con “Taxi driver” e ora invecchia con me. Con questo film spero di avere concluso la mia storia con lui». Protagonisti Joel Edgerton, Sigourney Weaver e Quintessa Swindell. «Norma è uno dei personaggi più belli mai avuti», ha detto l’attrice di “Alien”, splendida 72enne.
Il processo
Standing ovation per “Argentina, 1985”, per Santiago Mitre e per i suoi protagonisti, su tutti Ricardo Darìn, che balza in testa ai favoriti per la Coppa Volpi. «Quel processo – ha detto il regista – è stata molto importante per l’Argentina, perché ha inaugurato la democrazia e il cinema aveva il compito di raccontarlo». Una proiezione, quella di Venezia, che arriva a poche ore dal tentato omicidio della vicepresidente Cristina Kirchner. «Credevamo che il processo avrebbe posto fine alla violenza, ma non è così. Per noi è stato uno choc».
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