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L'intervista

Giobbe Covatta: «Le donne meglio degli uomini. Il o la presidente? Lana caprina»

di Alessandro Pirina
Giobbe Covatta: «Le donne meglio degli uomini. Il o la presidente? Lana caprina»

Venerdì l'artista è a Martis al festival Ethnos con lo spettacolo “Scoop”

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Le donne sono superiori agli uomini. Giobbe Covatta ne è convinto e ci ha fatto uno spettacolo, “Scoop (donna sapiens)”, scritto a quattro mani con Paola Catella, che nella vita quotidiana è anche sua moglie. Venerdì alle 21 l’artista tarantino ma napoletano d’adozione lo metterà in scena a Martis, appuntamento clou del festival letterario Ethnos. Uno spettacolo in cui Covatta, con il suo linguaggio irriverente e dissacratorio, proverà a convincere il pubblico della bontà della sua tesi attraverso la storia, la medicina e qualsiasi altro punto di vista secondo cui il maschio esce perdente e ridicolo dal confronto con la donna.

Covatta, “Donna sapiens” è solo uno spettacolo o lei davvero ritiene che la donna sia superiore all’uomo?

«È una mia opinione e come tale la rivendico. Non ho fatto studi scientifici, ma trattandosi appunto di una mia opinione non ha bisogno di sostegni matematici».

Può fare un esempio del perché la donna è superiore?

«Ho due ore abbondanti di motivazioni. In realtà, le cause sono legate a una onestà intellettuale più evidente. Basta prendere lo scibile umano, al suo interno fare una selezione di qualsiasi argomento e alla fine ci si rende conto che la femmina è sempre meglio».

Perché la parità tra i sessi resta un miraggio?

«Una quarantina di minuti dello spettacolo è dedicato proprio a questo. Tra le varie teorie che elenco - si tratta di un punto di vista che rimane opinabile e discutibile - la più plausibile è quella legata al fatto che i maschi hanno costruito, inventato, elaborato un mondo a misura di maschio. Hanno fatto credere con sotterfugi che quello fosse il mondo giusto. Tutto ciò che è stato fatto da leggi, saghe, religioni è stato declinato al maschile. Così in certi ruoli - che in principio erano suddivisi - i maschi hanno iniziato a prendere il sopravvento. E se uno ha un ruolo e deve legiferare lo fa per i suoi. Abbiamo visto anche ultimamente le leggi ad personam, figurarsi nel corso di 20mila anni».

L’Italia ha la prima donna premier. Da sinistra che idea si è fatto di Giorgia Meloni?

«Non so se sia un passo avanti o indietro, ma se al posto della Meloni ci fosse stato La Russa - e stiamo parlando di due persone che abbracciano la stessa ideologia, la stessa modalità di interpretare il mondo - sarei stato più preoccupato. Con la Meloni istintivamente mi sento più tranquillo, forse perché, anche se lontanissimi politicamente, a una donna do più fiducia».

Il o la presidente, ministra, assessora: lana caprina o battaglia sacrosanta?

«Lana caprina, perché la lingua italiana è misogina, si declina tutto al maschile. Se ho nove sorelle si dice che siamo dieci fratelli. Mi sembra sciocco scardinare la grammatica, anche perché ci sono un sacco di altre cose da scardinare. Mia figlia ha 25 anni e mette l’asterisco, io ne ho quasi settanta e non mi è mai venuto in mente di farlo. Evidentemente le nuove generazioni sentono l’esigenza di farlo, mentre per me resta una questione di lana caprina».

Giobbe e la politica: è stato consigliere comunale, portavoce nazionale dei Verdi, era candidato anche alle ultime politiche. L’impegno civico è più un dovere o una passione?

«Diciamo che è un dovere, dopodiché dall’interno di questa parentesi che è l’impegno tento di selezionare gli argomenti che mi stanno più a cuore. Le cose su cui lavoro mi sono talmente vicine che diventano una passione. L’Africa nasce come passione, poi una volta che cominci a capire certi meccanismi perversi diventa un dovere renderli noti, cercare di cambiarli. Ma l’idea iniziale viene dalla passione. Lo stesso discorso vale per l’ambiente. Viviamo in un pianeta bellissimo che ho girato in lungo e in largo. Nel mio piccolo mi fa piacere cercare di cambiarlo. E anche in questo caso tutto nasce dalla passione».

Sono 35 anni che è sulla scena...

«È ora di ritirami?».

Per nulla. Ma rispetto agli inizi quanto pesa oggi il politically correct sulla comicità?

«Non lo so perché non lo ho mai applicato, non mi viene proprio. Il mio mestiere è essere scorretto».

Trent’anni fa il suo libro “Parola di Giobbe” fu un exploit: la Chiesa come prese la sua rivisitazione della Bibbia?

«Un cardinale mi scomunicò, un altro cardinale mi convocò e mi chiese: “ti andrebbe di lavorare per noi? Sai abbiamo un repertorio di 2mila anni e comincia a essere un po’ logoro”. Due estremi all’interno della stessa fede cristiana».

Se non avesse incrociato Maurizio Costanzo la sua strada sarebbe stata diversa?

«Me lo chiedo quotidianamente per qualsiasi cosa. Tanti anni fa, per esempio, lavoravo in coppia con un altro comico. Gabriele Salvatores mi chiamò per “Kamikazen”. Gli dissi: “io lavoro con quest’altro, che gli facciamo fare?”. E lui: “devi venire solo tu”. Rifiutai e Salvatores chiamò Silvio Orlando, che fino ad allora non esisteva. Non parlo di rimpianto, la strada mi ha portato probabilmente dove volevo andare, ma se avessi fatto quel film chissà cosa sarebbe successo. Discorso che non vale solo per Salvatores o Costanzo, è la quotidianità, è la vita».

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