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I diari ritrovati dei metalmeccanici: il racconto di lotte, vittorie e illusioni

I diari ritrovati dei metalmeccanici: il racconto di lotte, vittorie e illusioni

L’ex sindacalista Salvatore Cubeddu presenta il suo ricco studio in 3 volumi

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i Gianni Bazzoni

La lotta per il lavoro, il lungo sogno industriale fatto prima di certezze e di illusioni, poi di dolore e drammatiche battaglie, la grande mobilitazione per un nuovo modello di sviluppo caratterizzata da accordi e piattaforme. Ma anche la “marcia po su trabagliu”, quella del 6 e 7 dicembre 1979 da Sassari, Nuoro e Portovesme fino a Cagliari.

C’è questo e tanto altro ne “I diari ritrovati”, un lavoro immenso fatto da Salvatore Cubeddu, 77 anni di Seneghe in provincia di Oristano, giornalista e direttore della Fondazione Sardinia, autore di numerose pubblicazioni e soprattutto uno dei grandi protagonisti della irripetibile stagione dei metalmeccanici sardi e della loro organizzazione unitaria, la Flm. Come ricorda Giuseppe Porcu nell’introduzione a uno dei tre volumi (in tutto 1700 pagine dense di appunti, ricostruzioni, nomi e aneddoti, ricordi e documenti), Salvatore Cubeddu fu un indiscusso protagonista di quella esperienza prima come dirigente del Centro studi Cisl e poi come segretario regionale della Fim (la Federazione dei metalmeccanici della Cisl) e quindi della Flm. Un racconto che rappresenta un documento unico e straordinario per conoscere le vicende sindacali comprese nel decennio tra gli anni Settanta e Ottanta.

L’opera di Salvatore Cubeddu in quattro volumi, appena stampata dalla Edes di Sassari, verrà presentata venerdì 4 novembre alle 9,30 nella sala della Fondazione di Sardegna, in via S. Salvatore da Horta 2 a Cagliari. Sono previsti gli interventi di Giacomo Spissu, Antonello Cabras e Bachisio Bandinu. La presentazione dei volumi è affidata a Giuseppe Porcu, Gianni Loy e Federico Francioni. Partecipano i segretari generali Marco Angioni (Fsm Cisl), Roberto Benaglia (Fim Cisl) e Gavino Carta (Usr Cisl. Coordina Alberto Pinna, giornalista ed editore.

Non è un lavoro per niente semplice quello nel quale si è immerso Salvatore Cubeddu, partendo dai suoi diari poi trasformati in un lungo percorso. L’anima, il senso di quella strada sono loro le tute blu, quelle che hanno occupato uno spazio importante della vita pubblica e politico-sindacale sarda. Era il 28 novembre del 1969 quando nella grande manifestazione nazionale più di 100mila lavoratori metalmeccanici invasero le strade di Roma per dare vita alla prima manifestazione sindacale di massa del dopoguerra. Un mese più tardi venne raggiunto l’accordo per la riduzione dell’orario settimanale a 40 ore, il diritto alle assemblee in fabbrica con il riconoscimento dei rappresentanti sindacali e con significativi aumenti salariali. Una data passata alla storia.

E i metalmeccanici sardi hanno avuto sempre un ruolo di primo piano nelle vertenze sindacali. I tre volumi dei “I diari ritrovati” mettono insieme quindici anni di attività sindacale, culturale e sociale. E contengono anche saggi sulla condizione complessiva della Sardegna, relazioni politico-sindacali. Il primo volume racconta gli anni della grandi battaglie sindacali dal 1974 al 1978, con l’inizio della “Vertenza Sardegna” promossa in forma unitaria da Cgil, Cisl e Uil, con la ripresa del protagonismo della Flm (Federazione lavoratori metalmeccanici) nelle aziende delle zone industriali dell’Isola. Il secondo (La lotta per un lavoro nuovo: 1979-1980), documenta la mobilitazione avviata per affermare in Sardegna un nuovo modello industriale. Mette in evidenza la piattaforma dell’alternativa metalmeccanica della Flm alla petrolchimica e al suo vecchio modello di sviluppo. Il terzo volume è dedicato alla fine del sogno industriale (1981-1989), al passaggio dell’industria alle Partecipazioni statali. Viene narrata la vicenda del “terzo sardismo” con la giunta regionale a guida Mario Melis che succede a quelle presiedute in sequenza da Rojch, Rais, Ghinami e Soddu: sono i governi regionali con i quali il sindacato dei metalmeccanici contratterà il progetto di una nuova industria per la Sardegna.

Salvatore Cubeddu ha lasciato l’incarico sindacale nel 1989, ma il suo lavoro di oggi rappresenta una occasione – per niente personale – per «raccontare fatti, dolori e passioni. Lotte, con vittorie e sconfitte, di una vicenda che credibilmente e con piacere possiamo chiamare “una straordinaria avventura”». E ha ragione Giuseppe Porcu quando scrive che «I diari ritrovati hanno acquistato uno spessore proprio e sono diventati una storia umana e sociale, con un suo ritmo narrativo, i suoi personaggi, le comparse, le trame e l’ambientazione». E se si vuole guardare alle passioni contenute nel corposo lavoro di Cubeddu, è emblematica la sua memoria: «Noi credevamo nel sindacato, gli dedicavamo la vita. Eravamo onorati di rappresentarli, questi nostri lavoratori. Lo meritavano. Era normale che la gran parte di loro ci seguissero. Sapevamo che in noi avevano fiducia, di più... che ci erano amici. Altrimenti non avremmo resistito alle continue tempeste».



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