La Nuova Sardegna

Il recital

Carlo Lucarelli: «Il delitto Pasolini? Un segreto italiano I misteri sono altri»

di Alessandro Pirina
Carlo Lucarelli: «Il delitto Pasolini? Un segreto italiano I misteri sono altri»

Il recital in scena al Massimo di Cagliari: «Il poeta è il padre nobile di noi scrittori noir»

5 MINUTI DI LETTURA





Pasolini poeta, intellettuale, giornalista, regista, segreto d’Italia. È un viaggio a 360 gradi attraverso la storia di uno dei più grandi del Novecento quello che Carlo Lucarelli fa nel suo recital targato Cedac, “PPP / Un Segreto Italiano”, che metterà in scena domani al Teatro Massimo di Cagliari accompagnato da Elena Pau alla voce e Alessandro Nidi al pianoforte. Uno spettacolo in cui lo scrittore noir e divulgatore di gialli e misteri in tv racconta il Pier Paolo Pasolini artista, fine pensatore, alfiere della verità, con un inevitabile focus su quel terribile 2 novembre 1975 in cui la sua vita arrivò al capolinea. Un delitto che va ascritto tra i tanti misteri d’Italia rimasti senza risposte.

Lucarelli, agli occhi di uno scrittore noir chi è Pier Paolo Pasolini?

«È uno dei padri nobili del nostro genere. Forse può sembrare strano se pensiamo al Pasolini civile, quello che analizzava il costume, la metà oscura delle cose, quella strana, intricata. Ma di fatto è quello che cerchiamo di fare noi. Prendiamo il famoso articolo “Io so” in cui lui parlava delle stragi, dei mandanti. Lui dice “io so” non perché sa le cose, ma perché usa le prove, che è quello che cerchiamo di fare noi. Ecco perché Pasolini è il nostro padre nobile. Se poi pensiamo al Pasolini intellettuale e a tutto quello che ha fatto non possiamo che annoverarlo tra i grandi della nostra letteratura».

E agli occhi di un cittadino?

«Può essere tante cose. Spesso si parla di eredità di Pasolini, ma io credo che quello che più ci manca è quella sua capacità di vedere le cose anche da un punto di vista non ideologico, organico, anche se non sempre si è d’accordo con lui. E poi ci manca la voce gentile con cui Pasolini riusciva sempre a tenere il proprio punto. Ricordo un dibattito in cui Pasolini diceva a Enzo Biagi quanto fa schifo la tv e la gente che ci va. E Biagi controbatteva: “ora sei qua con me”. La pensavano all’opposto, ma ne parlavano gentilmente».

Quando si è imbattuto per la prima volta in Pasolini?

«Da piccolo con “Uccellacci e uccellini”: ero convinto di vedere una commedia di Totò e invece mi trovai di fronte questo film. Ricordo che mi colpì e mi fece un po’ paura. Ma come racconto nello spettacolo, la prima volta che mi imbattei in Pasolini fu quando lessi “Tempo illustrato” in cui lui scriveva dei corsivi. Io li leggevo e ricordo che mi facevano pensare».

Quanta attualità c’è nei suoi scritti?

«Molti suoi ragionamenti sono attualissimi. I problemi sociali, sessuali, di educazione sono gli stessi di oggi. Aborto, divorzio, sesso sono tutti argomenti di cui possiamo parlare anche adesso. O pensiamo a “Petrolio”, dove leggiamo di un tizio che sapeva analizzare bene i rapporti tra politica, industria, economia come uno scrittore o un giornalista di oggi che si occupa di legami tra politica e malavita. Oggi ci manca quella sua capacità di essere poeta e giornalista».

Cosa l’ha spinta a scrivere un romanzo-inchiesta su Pasolini e poi portare in scena lo spettacolo?

«Mi era stato chiesto di scrivere un libro sulla morte di Pasolini ma era impossibile. È difficilissimo scrivere un libro definitivo sulla sua morte, ogni volta salta fuori qualcosa di nuovo. Insomma, era fuori dalla mia portata. Ho detto: scrivo un libro che parte dal mistero della morte di Pasolini, ma raccontando anche quello che abbiamo vissuto io, la mia generazione in quegli anni. Eravamo ragazzi provinciali, apolitici che vivevano in quella Italia e ogni tanto incrociavano un signore come Pasolini. Tutta la sua storia si intreccia con la sua morte, perché la sua morte fa parte anche della sua vita. Era un intellettuale scomodo, molto critico. Basta vedere anche il tentativo di silenziarlo dopo il suo omicidio».

Il delitto Pasolini resta uno dei tanti misteri italiani: che idea si è fatto a quasi 50 anni da quel 2 novembre 1975?

«Esiste una ragionevole certezza: è stato ucciso da più persone che volevano ammazzarlo ed è finito in una trappola in cui l’hanno fatto cadere. Quanto al motivo eravamo negli anni Settanta, c’era tanta gente che finiva così: uno come Pasolini non ti piaceva e gli davi una lezione. Può poi esserci stato anche un secondo fine: non solo non piaceva ma faceva anche cose che non doveva fare. Siamo davanti a un delitto politico, come tanti di quell’epoca».

Da esperto di misteri, perché in Italia così tanti delitti, stragi, rapimenti - da Pasolini a Tenco, da Bologna a Ustica - sono rimasti senza una soluzione: c’è un comune denominatore?

«Ci sono i cosiddetti segreti italiani, come Pasolini o le stragi, che rimangono misteri perché chi doveva fare chiarezza ha fatto il contrario. Il problema è sempre il depistaggio: all’inizio era una caldaia scoppiata, poi vengono indagate persone, poi dopo trent’anni è troppo tardi per riaprire l’inchiesta. Altri restano misteri perché le indagini sono state fatte male. Pensiamo a Tenco, il corpo è stato preso, spostato, e così anche quello che era un momento di crisi in cui un uomo si è sparato è diventato un mistero. Noi solitamente ci occupiamo di casi insoluti, tanti altri nella realtà si risolvono, anche se solo nei romanzi gialli è facile arrivare alla verità. Basta un soffio di vento che sposta una carta...».

La docu-serie su Emanuela Orlandi ha riportato l’attenzione su un mistero che dura da 39 anni: verrà mai fuori la verità?

«Non ho mai affrontato il caso Orlandi con Blu notte perché è un mistero che appartiene a un altro Stato e non si riesce ad avere le carte. Credo che alla fine arriveremo alla verità: d’altronde, adesso sappiamo chi ha ucciso Giulio Cesare! Ma non parliamo di misteri. Come mi ha insegnato Paolo Bolognesi (per anni presidente della associazione delle vittime delle strage di Bologna, ndr) questi sono segreti. I misteri sono quelli della fede. E se hai un segreto nel cassetto prima o poi quel cassetto si apre».

Tra i tanti misteri d’Italia quale avrebbe affidato al suo ispettore Coliandro?

«Per lui andrebbero bene tutti, tanto non capirebbe niente, ma poi alla fine da qualche parte di andrebbe».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative