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Largo ai giovani cantanti grazie al genio di Donizetti

Largo ai giovani cantanti grazie al genio di Donizetti

Stagione lirica: successo al Comunale di Sassari per il “Don Pasquale”

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i Antonio Ligios

Sin dalla loro classificazione quali “teatri di tradizione” uno dei principali compiti di questi enti è stato quello di valorizzare i giovani interpreti, di testarli in vista dei loro futuri impegni nei teatri di maggior prestigio. Il De Carolis non ha disatteso questo obiettivo, e l’allestimento della terza opera della stagione di quest’anno, il “Don Pasquale” di Gaetano Donizetti, andata in scena con grande successo al Teatro Comunale, lo conferma.

Il cast vocale proveniva infatti dalla selezione effettuata in occasione del Premio lirico Fausto Ricci, concorso con giuria presieduta da Josè Carreras, che annoverava tra i suoi giurati anche l’attuale direttore artistico dell’Ente Concerti Stefano Garau, premio che ha operato una selezione fra oltre 200 cantanti provenienti da tutto il mondo. Unica eccezione - nell’allestimento sassarese dell’opera donizettiana - il tenore Miloš Bulaji„, che ha sostituito all’ultimo momento l’indisposto Marco Puggioni. Il “Don Pasquale” costituisce una delle poche opere appartenenti al pur cospicuo repertorio comico ottocentesco post-rossiniano sopravvissute nell’attuale programmazione dei teatri di tutto il mondo.

La ragione di questo perdurante successo va sicuramente ricercata nell’attualizzazione operata da Donizetti e dal librettista Ruffini degli scontati schemi musicali e drammaturgici della vecchia commedia musicale. Questo anelito di modernità si è proiettato sull’ingegnoso impianto scenico realizzato da Nicola Rubertelli, proveniente dall’allestimento prodotto dall’Associazione XXI secolo di Viterbo, che è incentrato su un grande meccanismo rotante ispirato all’ekkyklema del teatro greco: le due facce della piattaforma rinviano ad epoche posteriori a quello dello svolgimento dell’azione, ponendo l’accento sull’elemento “tempo”, che in fondo attraversa tutta l’opera costituendone elemento drammaturgicamente rilevante. Bellissimi i costumi di Marianna Carbone, sintonizzati su questa dimensione in bilico tra passato e futuro, e misurata e lontana dagli stereotipi gestuali della tradizione della commedia musicale l’efficace regia di Mariano Bauduin.

Sul podio dell’Orchestra dell’Ente, che ancora una volta ha dato prova di grande affidabilità, il giovane Cesare Della Sciucca ha impresso alla partitura una fresca discorsività, regalando al pubblico un Don Pasquale molto teatrale e ben dosato sia nel registro ironico che in quello patetico.

Nella compagnia di canto primeggiano Francesco Leone, nel ruolo del protagonista, che caratterizza il personaggio del “vecchio celibatario” con raffinate sfumature e inflessioni che non snaturano però il ritmo musicale del canto, e Airi Sunada, una pungente e leggiadra Norina dalla sicura vocalità.

Buona anche la prova di Matteo Guerzé nei panni di Malatesta, reso con grande eleganza e buona padronanza di mezzi vocali e scenici, mentre l’anello debole del cast è stato Miloš Bulaji„: il suo Ernesto è risultato inadeguato vocalmente, anche se dopo il primo atto ha progressivamente guadagnato una stentata sufficienza. Preciso e vocalmente ben impostato il Coro della Canepa preparato da Luca Sirigu.

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