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L'intervista

Gioele Dix: «Buzzati è la gioia di scrivere. Il mio automobilista? Rassegnato»

di Alessandro Pirina
Gioele Dix: «Buzzati è la gioia di scrivere. Il mio automobilista? Rassegnato»

L'attore in tour nell’isola con lo spettacolo sul grande scrittore: «Un autore capace di leggere la realtà e metterla al servizio della fantasia»

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La fantasia dissacrante e ironica di Dino Buzzati viene messa in scena da Gioele Dix. “La corsa dietro il vento. Dino Buzzati o l'incanto del mondo” è lo spettacolo che l’attore milanese porterà in scena in Sardegna sotto le insegne del Cedac: il 22 novembre a Lanusei, il 23 a Oristano, il 24 a Macomer, il 25 a San Gavino e il 26 a Nuoro. Una pièce tutta incentrata sulle parole del grande scrittore e giornalista veneto.

Gioele, cosa rappresenta Dino Buzzati?

«Principalmente la gioia di scrivere, di tradurre sulla carta in parole le esperienze della vita. Lo fa in tante forme. Lui è stato cronista di nera, inviato di guerra, testimone di tanti eventi, in generale era uno che raccontava i fatti. Buzzati ha una grande capacità di leggere la realtà, descriverla, raccontarla grazie e di metterla al servizio della fantasia. I suoi racconti sono diversi tra loro ma hanno in comune la presenza di personaggi in cui ci si può identificare. Spesso sono racconti con il punto interrogativo, irrisolti».

Qual è stato il suo primo incontro con Buzzati?

«Ne sono ammiratore da quando avevo 12 anni. Provengo da una famiglia di grandi lettori. Un caro amico mi portò i suoi 60 racconti e da allora non lo ho mai più abbandonato».

Quali testi metterà in scena nello spettacolo?

«Essendo io anche un grande conoscitore di Buzzati la selezione è stata faticosa, dolorosa. Ho scelto alcuni racconti che sul piano narrativo avevano già una certa attrattiva, perché c’era una trama, altri con una trama meno definita. Un racconto a cui tengo molto è la storia dell’ergastolano che vive in un penitenziario di soli ergastolani. O quello che dà il titolo allo spettacolo, “La corsa contro il vento”, un racconto a sua volta diviso in tanti microracconti. E sarà anche l’occasione di vedere tanti personaggi messi in scena da Valentina Cardinali, un’attrice particolarmente talentosa, con grandi capacità di trasformazione, anche in vesti maschili. All’interno dello spettacolo ci sono poi mie riflessioni su cosa i racconti mi evocano. Come spesso succede nella bella letteratura».

Lei ha anche realizzato quattro audiolibri di Buzzati: questi nuovi strumenti possono avvicinare i giovani alla lettura?

«Conosco diverse persone che li ascoltano. A Milano li vedi sulla metro, ma anche in fila alla posta. Ormai il telefono è un compagno di vita. Sono curioso dell’audiolibro, ascolto come i libri vengono letti. Realizzarli è stata la scintilla che mi ha portato a fare questo spettacolo».

Gioele Dix: si è mai pentito di avere scelto questo nome d’arte?

«Mia nonna che non c’è più era dispiaciutissima. Parlava con mio papà: “perché il David ha fatto questo?”. Mi sgridava. Non fu una scelta particolarmente meditata, ero sconosciuto e stavo iniziando con il cabaret. Poi ho avuto fortuna e non l’ho più cambiato».

Rispetto a trent’anni fa il suo automobilista sarebbe più o meno incazzato?

«In città, dove io abito, ormai siamo costretti a muoverci in una specie di slalom per automobilisti, ciclisti, pedoni. Piste ciclabili che sono legittime, ma fatte male. Ci sono quelli che vanno contromano, i monopattini che sono tombe vaganti. Oggi il mio automobilista vaga tra il rassegnato e il disperato. Si prende ancora qualche soddisfazione dove c’è meno traffico. Infatti, non vedo l’ora di venire una settimana in Sardegna».
 

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