La Nuova Sardegna

L'intervista

Al Bano: «Sono un giramondo a 79 anni riparto in tour»

di Alessandro Pirina
Al Bano: «Sono un giramondo a 79 anni riparto in tour»

Il cantante si racconta in attesa del live di Sassari del 17 dicembre «Putin indifendibile, Meloni mi piace. Sanremo? Vediamo»

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La sua voce travolgente e potente risuona in tutta Europa da quasi sessant’anni. Ieri era a Zagabria, nelle scorse settimane in Polonia, Romania, Bulgaria, Svizzera, Madrid, Siviglia, in Terra Santa. E ora Al Bano è pronto per ripartire per il suo tour nei teatri d’Italia. Il via sarà il 17 dicembre da Sassari, dal teatro comunale, dove il cantante regalerà al pubblico tutti i suoi più grandi successi. Canzoni che ormai fanno parte della storia della musica italiana. E non solo.

Al Bano, cosa prova quando pensa al 17enne che lasciò Cellino San Marco per Milano?

«Era un ragazzo che sapeva quello che voleva ed è riuscito a ottenerlo. Anzi, ha ottenuto più di quello che cercava, ha combattuto e si è saputo difendere. Fortuna e capacità erano le sue doti, e lo sono tuttora».

Di tutti i successi che canterà a Sassari, da “Nel sole” a “Felicità”, qual è quello che ancora oggi la emoziona?

«Sicuramente “Nel sole”, ma anche “È la mia vita”. Nel mio repertorio c’è anche “Caruso” di Dalla, veramente uno spettacolo, una spremuta di umanità».

“Libertà” è considerata l’inno della rivoluzione romena contro Ceausescu: che effetto fa essere nella Storia?

«Anche in Albania successe lo stesso. Vorrei dire a tutti coloro che dicevano che io sono il cantante mieloso, della felicità, quasi della banalità, che ho fatto dei brani che quando avranno la voglia di riscoprirli si renderanno conto di non avere capito tutto di me. La musica è un veicolo che non può avere solo una strada, ma ne ha tante. Il mio primo brano lo feci a 13 anni e lo dedicai a mio padre. Si chiamava “La zappa picca pane pappa”, che in pugliese vuole dire che con il lavoro del contadino non hai un grande futuro. Ho cominciato a cantare il sociale prima ancora che esistesse il sociale. Io sono stato uno spontaneo, un genuino in tutta la mia carriera artistica. Arrivai a Sanremo ’68 dopo avere vinto tutto e mi presentai con il brano “La siepe”. Andai a casa di Domenico Modugno, il mio idolo, e gliela feci sentire. “Bella, ma non farà successo, tu hai bisogno di melodie larghe che solo tu sai fare”, mi disse. Io però non cambiai idea e ottenni il primo premio della critica intitolato a Luigi Tenco».

Amatissimo in Russia, ma ha preso le distanze da Putin.

«Io prendo sempre le distanze da chi ha dentro il sentimento della guerra. Putin fu candidato al Nobel per la Pace, il Time lo elesse uomo dell’anno, era un europeista che amava anche l’Occidente. Poi, è vero che gli americani hanno commesso un po’ di passi discutibili, ma non ho accettato, e nessuno può accettare, che si debbano mandare i carri armati contro la popolazione».

In questi mesi ha ricevuto messaggi di fan da Mosca?

«Non possono, i rapporti sono cambiati. Ma mi amano ancora, lo so con certezza. Quando è guerra però è guerra».

Ha un pubblico trasversale, di tutte le età, riempie le piazze. Ma in estate canta anche nelle ville in Costa Smeralda. Davanti a pubblici diversi è diverso anche il suo approccio?

«Mi sento come i dottori: dove mi chiamano ci sono. Quando mi chiamano evidentemente c’è qualcosa da curare, cominciando da me. La musica mi cura. E non mi interessa se a chiamarmi sono comunisti, fascisti o democratici, io guardo l’umanità, è quello che conta per me».

A che punto è la serie tv sulla sua vita?

«È in ballo, devo solo stare attento a non cadere nelle agiografie. Io rispetto il mio ruolo di artista, so come è nato e come lo ho difeso. Non voglio una serie su Al Bano e Romina Power. Le nostre sono due storie interessanti, ma siamo anche all’opposto. Siamo due solisti che cantano anche assieme».

La sua vita privata è sempre stata al centro dei riflettori. Ci sono stati momenti in cui si è pentito di avere concesso troppo al suo pubblico?

«Io non ho concesso nulla, hanno preso a basta. Avevo un solo fotografo che chiamavo per le occasioni importanti, come quando nasceva un figlio. Mai fatto una speculazione sui personaggi. Ultimamente in Spagna è spuntata una amante con cui sarei stato tre anni della mia vita. Non so neanche chi sia questa donna. Io in questi anni stavo con i miei figli e la nuova realtà che, tra alti e bassi, è riuscita a mantenere la tranquillità».

Ha vissuto il dolore peggiore che un padre possa vivere: come si fa a sopravvivere?

«In quel brutto momento della mia vita - non basta dire brutto - ho perso una figlia e insieme la fede. Poi è morto anche il mio matrimonio e ho continuato a perdere la fede. Non riuscivo ad accettare il fatto, a superare quelle forche caudine. Poi, piano piano, ho recuperato la forza delle fede e sono andato avanti con l’idea che se a Dio hanno ammazzato Cristo chi sono io per non riuscire ad attraversare una tragedia del genere? Ci sono voluti forza e coraggio, anche perché ho tanti figli e devo dare la vita a loro».

Ha mai pensato di candidarsi?

«La domanda va posta in un altro modo».

Le hanno chiesto di candidarsi?

«Tutti. Ma, siccome so di essere un rivoluzionario ed essendo tante le cose che in Italia non vanno, preferisco starne fuori. Come cittadino vado a votare per chi mi sembra il migliore, non ho un partito, ma riesco a individuare le persone giuste».

Le piace Giorgia Meloni?

«Sì, indipendentemente dal partito: è una con le palle».

Il suo nome è legato a Sanremo: 15 volte in gara e tre super ospite. Cosa è per lei il festival?

«Sono uno che è nato nel mito di Sanremo. Se sono diventato cantante è grazie al festival. Da ragazzino sapevo tutte le canzoni a memoria. Stavo in un paesino del Sud Italia, dove vigeva un oscurantismo totale. L’unica fonte di luce era quella. In più c’era Modugno. Quando cantò “Nel blu dipinto di blu” a Cellino c’erano solo due televisori: uno nella sede del Pci, l’altro in quella della Dc. Andavamo dove c’era spazio. E io dicevo: anche io voglio andare su quel palco».

Sarà a Sanremo 2023?

«Vediamo».

C’è spazio per un nuovo tour in Italia con Romina?

«Noi siamo due artisti distinti. Se chiamano solo Al Bano io vado, se chiamano Al Bano e Romina i nostri agenti si sentono e se possiamo farlo, perché no? Il nostro matrimonio è finito, ma lei è sempre la mamma dei miei figli e ho un grande rispetto per l’artista che è».

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