La Nuova Sardegna

Al Marina Cafè Noir

Michela Murgia: «Queerness, per capire meglio anche Gesù»

di Paolo Curreli
Michela Murgia
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Michela Murgia

La scrittrice a Cagliari con il suo “Catechismo femminista”

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Michela Murgia, dalla sua laurea in teologia all’impegno da ragazza nell’Azione cattolica, dopo “Ave Mary”, saggio, arricchito di note autobiografiche, e viaggio coltissimo sulla figura della Madonna ritorna sul trascendente, sulla fede e sull’attualità, domani alle 17,30 nel teatro Nanni Loy di Cagliari per Marina Café Noir con: “God Save the Queer. Catechismo femminista”. Ieri ha incontrato i giornalisti sui temi di questo suo ultimo lavoro per l’Einaudi: essere cattolica e femminista, guardare al mondo dell’identità umana e delle scelte da cristiani di oggi.

Intanto Murgia chiarisce subito una cosa: «Mi rifiuto di lasciare Dio alla destra». Non solo essere religiosi, cercare e capire la fede è (ancora) importante ma: «La sinistra marxista e atea non si è resa conto di quanto abbia perso abbandonando una simile fonte di ispirazione, perché la fede non è un limite, non riduce ma moltiplica. Conosco molti intellettuali che si vergognano di ammettere di essere credenti e cattolici. Molto è colpa della gerarchia cattolica che ha fatto prevalere l’aspetto moralista sul cristianesimo. Da qui è nata la banalizzazione dei simboli, la narrazione bidimensionale di cui si è impossessata la destra». Dalla analisi di Michela Murgia viene fuori un cattolicesimo coraggioso pieno di dubbi ma disposto ad affrontare domande scomode. «L’aborto, prima di tutto. La vita della persona vivente, relazionata è più importante dell’essere che una donna porta nel ventre. La scelta è della donna». Su questo nel suo libro Murgia si confronta con menti di prima grandezza del cattolicesimo come Antonio Autiero e Marinella Perroni, e la monaca Teresa Forcades. «La Chiesa non è ferma. La Dottrina sull’aborto non è modificabile. Su questo mi pare ovvio che il papa non possa e non voglia prendere decisioni più o meno popolari, e non mi aspetto che cambi la dottrina come non mi aspetto un papa attivista Lgbt. Ma esiste la dottrina e la coscienza personale. Francesco ha modificato il percorso sulla scomunica latae sententiae che può essere tolta solo dal vescovo portandola davanti al semplice parroco. Un passo avanti enorme. Tra la dottrina e la coscienza personale, tra Chiesa e credente c’è una cosa fondamentale: il Vangelo». Ancora più rivoluzionaria è la lettura che Michela Murgia fa dell’identità sessuale e umana in generale, per superare l’idea patriarcale duramente binaria evoca un’immagine inaspettata: «La Santissima Trinità, un fondamento teologico difficile da comprendere attraverso un mezzo investigativo umano». Così la complessa storia iconografica della Trinità, Dio, Figlio e Spirito. Padre e Agnello, Colomba e Volto Trifronte ispira a Michela Murgia una coraggiosa meditazione: «Una descrizione creata dall’uomo, né maschio né femmina, umano e animale, non la “funzione” padre, madre, figlio, ma un’immagine che ci parla di labili confini che ci apre la mente verso l’idea di queerness».
 

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