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A tavola

Grano Cappelli, e da “sa terra ’e oro” spuntano le spighe

di Luca Urgu
Grano Cappelli, e da “sa terra ’e oro” spuntano le spighe

La scommessa vinta di due fratelli, Federico e Andrea Piras, che a Oniferi hanno utilizzato una parte del pascolo per piantare grano

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Federico e Andrea Piras, 42 e 39 anni, sono pastori. Figli di pastori e di massajos da generazioni nel salto di Oniferi, paese dove abitano e sono cresciuti. Dagli anni Sessanta in poi i massajos, ovvero i contadini sono praticamente scomparsi, in parte fagocitati dal sogno industriale - poi svanito - della vicina Ottana e poi anche perché la cultura della pecora è diventata dominante lasciando poco spazio ad altri seminativi. Eppure il grano da queste parti si piantava eccome e ogni famiglia anche nel comunale aveva degli appezzamenti da coltivare per produrre un elemento fondamentale per l’economia familiare. Dal grano si faceva poi la farina per poi produrre il pane e la pasta.

La notizia è che questi due fratelli, titolari di un’azienda agricola poco distante dalla suggestiva area archeologica di Sas concas, hanno pensato che questa coltura così significativa potesse tornare e avere un senso nei loro terreni dell’agro di Oniferi. Mossi dall’entusiasmo della nuova sfida si sono dati da fare e lo scorso anno - tra novembre e dicembre - hanno piantato il grano Cappelli in una decina di ettari. A luglio la raccolta e la lavorazione del prodotto. Dal grano è poi nata la pasta, confezioni da mezzo chilo di mezze penne, malloreddos, trofie e fregula. Il prodotto in questi mesi è finito sul banco di alcuni negozi selezionati e sta incontrando l’interesse della gente. Bene anche il pacco natalizio, tutto made in Oniferi, che viene completato con le creme spalmabili e con i formaggi dei fratelli Piras. «Siamo contenti per questa nuova sfida. Ovviamente ci crediamo e l’obiettivo è migliorare il prodotto e farlo conoscere nei mercati. Le nostre sono piccole produzioni ma la soddisfazione di vedere il prodotto che arriva nelle tavole è grande», dicono Federico e Andrea che pochi giorni fa hanno seminato nei terreni di Sa pira nighedda e corodda il grano (già bello verde e rigoglioso) per dare continuità all’esperimento ben riuscito dello scorso anno. Anche per loro come per altre aziende l’imperativo è diversificare e quella del grano che si aggiunge all’allevamento del bestiame (pecore, vacche e maiali) è molto più di una scommessa. «Da queste parti si è sempre coltivato il grano. Noi lo abbiamo conosciuto solo con i discorsi e i racconti degli anziani. Oggi lo tocchiamo con mano e se sentiamo il valore, Non solo dal punto di vista economico. La terra coltivata ha sempre più senso – dicono i fratelli Piras –. Nostra nonna veniva qua e con la zappa lavorava il suo terreno e portava a casa il prodotto. Ora noi che abbiamo anche i mezzi non possiamo essere da meno». La speranza è che l’esempio virtuoso possa servire anche ad altri centri vicini che hanno un nome che per alcuni storici rievoca la coltura e cultura del grano: sa terra e oro.
 

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