La Nuova Sardegna

Teatro

La Tempesta di Alessandro Serra: applausi per la prima al Comunale di Sassari

di Paolo Curreli
La Tempesta di Alessandro Serra: applausi per la prima al Comunale di Sassari<br />

11 gennaio 2023
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Un’isola che accoglie dei naufraghi e le loro storie di potere e tradimento. Un luogo isolato dal mondo esterno dove la realtà diviene fiaba, dove la natura si manifesta, viene personificata da strani esseri, dove c’è l’amore romantico e la bramosia animale, si tradisce e si arriva al punto di commettere un orrido delitto che, infine, viene perfino perdonato. Un luogo chiuso, i cui confini sono determinati dalle storie che lì vengono narrate. Dove le persone mutano il loro essere e divengono personaggi, maschere, marionette. Metamorfosi che si manifestano, non attraverso l’esperienza della vita, ma secondo gli abiti/costumi che si sceglie di indossare al momento. Tutto sotto il potere di un mago-demiurgo, un deus ex machina, un regista insomma, che crea gli avvenimenti, dirige le esistenze. L’isola che Alessandro Serra ha voluto raccontare nella sua versione de “La Tempesta” andata in scena lunedì al Teatro Comunale di Sassari è senza dubbio una allegoria del teatro. «Ne ho voluto evocare il potere magico» aveva rivelato alla Nuova il regista dichiarando le sue intenzioni alla vigilia della prima sarda di Sassari.

In questo il suo lavoro per “La Tempesta”, in un atto unico, proposto in Sardegna dal circuito Cedac, il regista premio Ubu con Macbettu ha sicuramente centrato il bersaglio, concretizzato l’intenzione. Non solo. Nella versione intensa, essenziale (ma non minimalista) Serra ha colto, secondo noi, anche la finalità che William Shakespeare si era proposto. Quasi un’opera testamento, l’ultima secondo gli storici, firmata dal Bardo che, come Prospero, dà l’addio al pubblico, chiede di liberare le persone dal fardello dei personaggi, «fatti dalle stessa sostanza dei sogni» come recita la notissima, perché straordinaria, battuta del finale. Il sogno del teatro che però, è una apparizione concreta fatta di suoni e voci, corpi, sudore e polvere reale.

Non un miraggio proiettato, una storia da seguire nella solitudine. Ma la vita “rappresentata”, lo specchio in cui riconoscersi con gioia o sconforto, la allegoria della “coscienza collettiva”. Questo va ricordato nel mondo del virtuale e dopo il lockdown. Sul palco Serra mette a frutto anche la sua sensibilità come scenografo e light designer. La scena come apparizione dal buio, essenziale in un’opera immaginifica dove è sicuramente più facile aggiungere che togliere con delle trovate – andate a vederle oggi al Massimo di Cagliari –, davvero affascinanti.

Il Comunale di Sassari, il più grande teatro del centro-nord (va ricordato) era pieno, applausi e diverse chiamate in scena per il cast: (in ordine alfabetico) Andrea Castellano, Vincenzo Del Prete, Massimiliano Donato, Salvo Drago, Jared McNeill, Chiara Michelini, Maria Irene Minelli, Valerio Pietrovita, Massimiliano Poli, Marco Sgrosso, Marcello Spinetta e Bruno Stori. Alessandro Serra ha curato regia, traduzione e adattamento e in collaborazione con Stefano Bardelli, Alessandro Saviozzi, Francesca Novati, Tiziano Fario e Donata Feroldi anche scene, luci, suoni, costumi.

Le repliche da oggi a domenica 15 al Teatro Massimo di Cagliari (tutti i giorni alle 20.30 tranne la domenica alle 19 e venerdì 13 doppia recita con la pomeridiana alle 16.30). Giovedì alle 17,30 nel foyer il regista parlerà del suo lavoro.
 

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