La Nuova Sardegna

Teatro

Giorgio Lupano: «Benjamin Button diventa italiano ma per lui forse è un ritorno a casa»

di Alessandro Pirina
Giorgio Lupano: «Benjamin Button diventa italiano ma per lui forse è un ritorno a casa»

L'attore in tournée in Sardegna con il testo di Scott Fitzgerald : "La vita al contrario"

18 gennaio 2023
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Nascere vecchi e morire bambini. È una vita capovolta quella che metterà in scena Giorgio Lupano. Per l’esattezza “La vita al contrario”. Questo è il nome della trasposizione teatrale del capolavoro di Francis Scott Fitzgerald, “Il curioso caso di Benjamin Button”, che l’attore porterà anche in Sardegna, sotto le insegne del Cedac, affiancato da Elisabetta Dugatto, che incarna le donne della vita di Benjamin. Un tour che inizierà domani a San Gavino, per poi spostarsi venerdì a Ozieri, sabato a Meana Sardo e domenica a Oristano.

Benjamin Button diventa Nino Cotone. Che differenze ci sono tra i due personaggi?
«Premesso che la storia del film di David Fincher prendeva in considerazione soprattutto la storia d’amore, in questo adattamento Pino Tierno ha trasportato la storia in Italia negli stessi anni in cui è ambientato il racconto per renderla più vicina a noi. Assistiamo a eventi che hanno segnato la storia d’Italia: i primi scioperi di fine Ottocento, la prima e la seconda guerra mondiale. Ma c’è anche un secondo motivo che ha spinto Tierno a scegliere l’Italia di quell’epoca».

E cioè?
«Da sempre si dice che Fitzgerald potrebbe avere scritto Benjamin Button ispirandosi a un racconto italiano, la “Storia di Pipino nato vecchio e morto bambino”, che fu pubblicato negli anni in cui viaggiava molto in Europa, Italia compresa».

Siamo tra l’Unità d’Italia e gli anni Sessanta. La storia fa da sfondo alla pièce?
«Più che altro serve a scandire il tempo. Nello spettacolo il passaggio del tempo è molto importante, parliamo di un bambino che quando nasce ha 80 anni, quando ne compie 5 ne ha 75. Poi va in guerra, vorrebbe arruolarsi anche nella Seconda, ma non può perché a quel punto ha solo 15 anni. Non raccontiamo tanto l’Italia quanto la vita di quest’uomo che non corrisponde mai a quella che è la sua vera età. Il papà vorrebbe che lui si comportasse come un bambino e giocasse con le biglie, ma lui preferisce fumarsi il sigaro. La sua vita non è mai nel posto in cui gli altri la vorrebbero vedere. Questo è il senso della storia».

Benjamin Button nell’immaginario collettivo è Brad Pitt. Com’è mettersi nei panni di un personaggio portato al cinema da un attore così popolare?
«So che Brad Pitt era molto preoccupato per il mio spettacolo (ride, ndr). Scherzi a parte, parliamo di due mondi completamente diversi. Da una parte, una mega produzione hollywoodiana, dall’altra uno spettacolo con le sue caratteristiche. Non ci può essere confronto. Tra l’altro, quello è un film che ha vinto l’Oscar per gli effetti speciali, che sono la sua forza. Qui non ce n’è neanche l’ombra. È uno spettacolo fatto grazie alla magia del teatro. Chi viene a vedere questa favola tenerissima e curiosa assiste a uno spettacolo affidandosi alla suggestione teatrale».

Si è diplomato 30 anni fa con un gigante del teatro come Luca Ronconi. Qual è la sua lezione che si porta dietro?
«A tutti i suoi allievi, ma anche a chi ha lavorato con lui, Ronconi ha insegnato a leggere il testo. Tutte le sue invenzioni e messe in scena non erano campate per aria ma legate alla scrittura. Io mi affido a quello che viene dal testo, saperlo leggere è sempre il mio punto di partenza».

La popolarità è arrivata con le serie, da “Paura d’amare” a “Il paradiso delle signore”. Per un attore di teatro è più facile lavorare in tv che al cinema?
«Ho fatto anche qualche film, ma soprattutto televisione. Sono strade che si prendono, l’importante è non fare una sola cosa. Ci sono attori che rifiutano a priori il teatro, ma per me si tratta di un errore».

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