La Nuova Sardegna

Giornata della Memoria

Firenze ricorda Zaira Coen Righi, la sassarese morta ad Auschwitz


	Zaira Coen Righi col fratello Gaddo Coen
Zaira Coen Righi col fratello Gaddo Coen

Anche nel capoluogo toscano è stata posta una pietra d’inciampo col nome della docente del liceo Azuni deportata nel lager nazista

26 gennaio 2023
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Una pietra d’inciampo è stata posta nei giorni scorsi in via Giambattista Vico 11 a Firenze, davanti alla casa dove visse Zaira Coen Righi, la professoressa del liceo Azuni di Sassari, unica deportata sassarese nei campi di sterminio e assassinata il 23 maggio 1944. Nel 2021 anche Sassari ha dedicato un’identica pietra, collocata di fronte alla casa dove Zaira aveva abitato col marito. Alla professoressa Coen il liceo Azuni ha intitolato nel 2001 il proprio archivio storico. Le pietre d’inciampo, piccoli blocchetti di pietra rivestiti di ottone, con incisi i dati del deportato, create dall’artista tedesco Gunter Demnig, si sono rapidamente diffuse in tutta Europa e oggi sono più di 80mila. Sono poste a ricordo delle vittime del nazifascismo. Il grande merito è che per esistere queste pietre necessitano di una ricerca storica. Stimolano e portano a conoscenza i nomi, i fatti, le situazioni e le ragioni per cui queste persone sono state uccise. E benché nulla ci dicano di quel passato di violenza, dovrebbero, muovendo dalla pietà per quei tragici destini, spronarci allo studio delle cause, cioè del fascismo e del nazismo.

In occasione della Giornata della Memoria, che si celebra il 27 gennaio, due studiose toscane, Elisabetta Francioni e Gabriella Nocentini, hanno scritto due importanti testimonianze sulla figura di Zaira Coen Righi, che riportiamo nella versione online di questo articolo.

Nata a Mantova nel 1879 da genitori ebrei, la famiglia si trasferisce poi a Bologna, dove Zaira (prima di sette figli) studia scienze e si laurea nel 1905 col massimo dei voti. All’Università conosce Italo Righi, nato a Sassari (dove i suoi gestiscono un noto negozio di antichità), che si è laureato in medicina; nel 1919 si sposano e vanno ad abitare a Sassari, in piazza d’Italia. Zaira inizia la sua carriera di insegnante di scienze nel Liceo Margherita di Castelvì, poi si sposta in altri istituti e dal 1935 ha la cattedra all’Azuni. Insegnante stimata da colleghi e allievi per la sua preparazione professionale, è iscritta al Pnf e all’Associazione fascista della scuola: come tanti, partecipa alle attività del Fascio sassarese ed è «di buona condotta morale e politica».

Ma a nulla serve tutto questo: con i “Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista” emanati nel 1938, fu dapprima sospesa e due mesi dopo licenziata. Nell’agosto di quell’anno muore Italo e Zaira, invece di restare nascosta in Sardegna (da dove saranno deportate solo altre due ebree: Elisa Fargion di Cagliari, che muore a Birkenau, e Vittorina Mariani di Porto Torres, che sopravvive al lager di Bergen Belsen), raggiunge a Firenze una sorella più giovane, Ione, anche lei vedova. Vengono individuate come ebree e arrestate il 15 aprile del 1944: dopo qualche giorno in carcere sono trasportate in camion, insieme a molti altri fiorentini, prima nel campo di concentramento e transito di Fossoli (Modena) e da qui, in un vagone piombato, ad Auschwitz dove arrivano una settimana dopo. Zaira e Ione Coen vengono uccise nelle camere a gas subito dopo l’arrivo, perché giudicate troppo anziane (avevano 64 e 60 anni) per essere adibite al lavoro: è il 23 maggio 1944. (f.s.)

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