La Nuova Sardegna

L'intervista

Sandrelli, Tinto e “La Chiave”: «Per me è un grande uomo»

di Claudio Vecoli
Sandrelli, Tinto e “La Chiave”: «Per me è un grande uomo»

L’attrice celebra il regista ricordando il film che segnò un’epoca

26 marzo 2023
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Alla vigilia dei quarant’anni, nel lontano 1983, l’ha trasformata in un’icona dell’erotismo. Perché per molti italiani la prima immagine che viene alla mente pensando a Stefania Sandrelli è proprio quella che appare sulla celebre locandina de “La chiave”: maliziosamente seduta sulla sabbia con un capello scuro in testa, la giacca rossa aperta su una camicetta bianca sbottonata al punto giusto, la gonna nera generosamente tirata su e la giarrettiera bene in vista. E lei, dopo tanto tempo, ancora non smette di ringraziarlo. Perché di quel film che dette scandalo ad un’Italia ancora infarcita di tabù, non si è mai pentita neppure per un minuto. “L’ho fatto con convinzione e lo rifarei anche oggi”, dice l’attrice viareggina. Così, alla vigilia delle novanta candeline che spegnerà lunedì, a pronunciare alcune delle parole più belle su Tinto Brass è proprio una delle sue muse predilette. “È una delle persone con il maggior senso dell’umorismo che io conosca. Un personaggio divertente, adorabile, speciale. E anche umile. Solo i grandi uomini sanno abbinare queste doti. E Tinto è sicuramente un grande uomo”.

Tinto Brass e Stefania Sandrelli: partiamo dall’inizio. E l’inizio non può che essere “La chiave”. Come nasce il vostro incontro?

«Io e Tinto ci eravamo già conosciuti negli ambienti legati al mondo del cinema, ma non avevamo mai lavorato insieme. Poi, a quasi quarant’anni, ecco che mi arriva la proposta di interpretare il ruolo di Teresa ne “La chiave”. In realtà la prima volta ne parla al mio agente e gli spiega che cosa ha in mente per me. L’idea di mettermi in gioco mi piace fin da subito, anche se sono ben consapevole di avere un’età che non è proprio quella usuale per un film come quello».

Quando ne avete parlato insieme per la prima volta?

«Ricordo ancora una delle prime volte che discutemmo della sceneggiatura, perché è legata ad un episodio divertente. Una mattina lui venne a casa mia e, con il suo inseparabile sigaro, si mise a sedere sul divano in sala e insieme leggemmo alcune parti del copione. Nella camera lì vicino dormiva mia figlia Amanda che, non sapendo della presenza di Tinto, entrò in sala seminuda. Quando lo vide, non nascose la sua sorpresa e soprattutto il suo grande imbarazzo. E ricordo che Tinto la guardò divertito e le disse: “Non occorreva che tu ti presentassi nuda per avere una parte nel film. Te l’avrei data comunque”. L’imbarazzo si sciolse immediatamente e ridemmo moltissimo».

Eppure sul set Tinto non ha la fama di essere uno “facile”.

«Prima di conoscerlo, in molti me lo descrivevano come uno con cui non era facile lavorare. Mi avevano detto perfino che sul set menava. E io ero terrorizzata, perché non sopportavo l’idea di una persona che potesse alzare le mani. E mi dissi: “Se prova a toccarmi, gli faccio vedere che tipo sono io…”. E invece è stato adorabile. E il periodo della lavorazione del film è stato uno dei più belli e divertenti».

Ci racconti qualche aneddoto…

«Beh, ricordo ancora quando – poco prima dell’inizio delle riprese – andammo insieme ai costumisti in un celebre negozio di intimo a Ostia per scegliere l’abbigliamento di scena. Visto che insieme alla troupe avremmo poi dovuto girare molte scene di nudo, decisi di fare una sorta di defilé completamente svestita dentro il negozio. Mi guardarono tutti stupita, compreso Tinto. E allora dissi: “Ecco, adesso sapete come sono fatta”. Fu un modo di rompere il ghiaccio che funzionò e fra tutti noi si instaurò subito un bel rapporto».

Si è mai rifiutata di girare qualche scena durante la lavorazione del film?

«No. Ricordo una volta Tinto durante una ripresa di un interno mi disse con grande delicatezza: “Stefania, devo mettere delle luci che potranno mettere in evidenza qualche difetto”. E io gli risposi che doveva farlo. E che non occorreva certo che mi chiedesse l’autorizzazione».

Le capita spesso di rivedere “La chiave” in tv o al cinema?

«Qualche volta l’ho rivisto. E non mi pento assolutamente di aver accettato quella parte. Potendo, lo rifarei anche oggi. E non ho mai avuto alcuna forma di pentimento. Fra l’altro è stato un successo anche da un punto di vista commerciale. Il film ha incassato perfino più di Rocky».

Parliamo di Tinto Brass fuori dal set. Siete rimasti amici?

«Certamente. Fra l’altro lui a Roma abita non lontano da dove sto io. Un mese fa abbiamo trascorso un pomeriggio insieme ad un amico comune e ci siamo divertiti molto. Ci siamo fatti anche una foto mentre ci davamo un bacio. Con lui, oltre che di cinema, parliamo spesso di cibo. È un autentico gourmet. La prima moglie, che tutti noi chiamavamo Tinta, era la sorella di Arrigo Cipriani, uno dei ristoratori più celebri di Venezia. E grazie a lui ho imparato a conoscere le delizie della cucina veneziana».

Per i suoi novant’anni cosa le augura?

«Di restare quello che è. Un uomo curioso della vita e dalla grande ironia».l

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