La Nuova Sardegna

Libri

Nel mondo di Vince Corso: lo scrittore Fabio Stassi in Sardegna

di Grazia Brundu
Nel mondo di Vince Corso: lo scrittore Fabio Stassi in Sardegna

La presentazione di “Notturno francese”: il 13 a Cagliari e il 15 a Codrongianos

12 aprile 2023
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Nel libro precedente, “Mastro Geppetto” (Premio Dessì nel 2022), aveva raccontato il viaggio di un padre alla ricerca del figlio, riscrivendo il capolavoro collodiano come una “contro-favola” realista. Con “Notturno francese” (Sellerio) Fabio Stassi torna adesso al suo personaggio più famoso, il biblioterapeuta Vince Corso, e riprende il filo della solitudine, dell’orfanezza e della necessità di continuare a sperare da una prospettiva rovesciata e speculare. Ora è un figlio, lo stesso Corso, a partire “per caso”, sbagliando treno, alla ricerca di un padre di cui non sa nemmeno il nome, ma al quale ha spedito negli anni decine di cartoline, inviandole all’Hotel Le Negresco di Nizza, dove sua madre e quello sconosciuto l’hanno concepito quasi 50 anni prima. In questi giorni Stassi è in Sardegna per presentare “Notturno francese”: domani alle 19 sarà alla Fondazione Siotto di Cagliari per il Festival Éntula, e sabato alle 18 nella Biblioteca di Codrongianos per un incontro organizzato dal Comune e da Liberos. Di Vince Corso, insegnante precario, lettore compulsivo e biblioterapeuta (consiglia ai suoi “pazienti” i libri giusti per lenire malinconie e nevrosi), infanzia raminga in Costa Azzurra e adolescenza genovese prima dell’approdo a Roma, già protagonista di altri tre romanzi di Stassi, lo scrittore romano di origini siciliane dice: «Mi ci sono affezionato da subito perché ha a che fare con la vulnerabilità sua e degli altri, traffica, diciamo, con l’insicurezza, e nonostante le sue fragilità ha la forza di continuare a sperare. In questo somiglia al protagonista di “Mastro Geppetto”: entrambi sono “difettosi” (Geppetto è vecchio, malato), partono per viaggi “sbagliati” - uno è convinto che un burattino sia suo figlio, l’altro sbaglia treno - eppure non si sottraggono alla vita. Questi due libri rappresentano per me una resa dei conti con quello che è successo con la pandemia, il ritorno della guerra, la solitudine che sentiamo tutti più forte e allo stesso tempo il desiderio di reagire, magari rinunciando alle illusioni e provando a correggere gli errori». Insieme alla volontà di radicamento nella realtà, c’è in “Notturno francese”, come negli altri libri di Stassi, un dialogo fitto con i libri di altri grandi scrittori. Così, sul treno sbagliato che lo riporterà indietro alla ricerca delle sue radici, Vince Corso incontra un vecchio viaggiatore, Saverio, che per lui «rappresenta il destino», dice Stassi, e che somiglia al Xavier di “Notturno indiano” di Antonio Tabucchi. Ma in questa nuova avventura di Vince Corso, specifica Stassi, «non c’è solo “Notturno indiano”. C’è anche “Requiem”, e “Piccoli equivoci senza importanza”, perché lo sbagliare treno di Corso è un piccolo equivoco senza importanza che però scatena tante conseguenze, e c’è anche Pereira. C’è tutto il mondo di Tabucchi, che mi ha insegnato tantissimo con la sua malinconia e la sua musicalità». E poi ci sono echi di un altro genio letterario, Roberto Bolaño «e dei gialli dei sudamericani, che sono sempre gialli metafisici sull’esistenza». Di “Notturno francese” colpisce, a dispetto del titolo, l’insistere sulla luce, sulla luminosità atmosferica. «La sensazione che ho è che questo sia un piccolo libro felice - ammette - mi hanno scritto tanti lettori, dicendomi che questa storia ha fatto affiorare in loro tante memorie. E secondo me è proprio così che bisognerebbe leggere i libri, vivendoli attraverso i propri ricordi, le proprie emozioni».
 

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