“Sabbie”, anime tra due mondi raccontate da Gianni Caria
Il magistrato e scrittore presenta il suo nuovo romanzo
«Pape pensa all’equilibrio», mentre percorre in linea retta la spiaggia per vendere la sua mercanzia. «È solo questione di equilibrio riuscire a mantenere il passo costante, senza sbilanciamenti a sinistra verso il mare. L’andare è precario ma all’esterno non si percepisce lo sforzo, i continui aggiustamenti che non gli fanno perdere la direzione lineare».
Tutta la vita di Pape è stata un bilanciare fatica e costanza, un’ostinata proiezione in avanti da quando, partito dal Senegal per guadagnare abbastanza da pagare gli studi alla sorella minore, è approdato in un’isola del Mediterraneo e adesso è l’ambulante più anziano tra quelli che lasciano il solco su una delle spiagge più belle di Stintino. Lu, invece, è giovane, cammina nel senso opposto a quello di Pape, si finge cinese e offre massaggi ai turisti. Lu guarda il mare e pensa alla trasparenza, forse per reazione all’opacità della sua identità: figlia adottiva di una coppia italiana, nata in Vietnam da genitori mai conosciuti che le hanno trasmesso un’anomalia genetica provocata dal famigerato “Agente Arancio” irrorato dagli aerei da guerra americani, e oscilla tra desiderio e paura di conoscere le sue origini.
La storia di Pape e quella di Lu si alternano, di capitolo in capitolo, nel bel libro di Gianni Caria, “Sabbie” (Il Maestrale, 284 pagine), che lo scrittore e magistrato sassarese presenta giovedì alle 18 nella Camera di Commercio di Sassari durante il festival Éntula. Due vite che forse sono destinate a incrociarsi, magari solo per un attimo, o forse no, e che dall’unità spazio-temporale di un giorno d’estate si dilatano a ritroso nel tempo, scavano nei territori mutevoli della memoria, attraverso il racconto di un narratore onnisciente che non indugia mai su particolari inutilmente morbosi ma tratta sempre i personaggi con intensa, a tratti commossa empatia. Con Pape e Lu, come già con la badante di Bucarest del suo libro precedente, Caria approfondisce la riflessione sull’identità, sullo sradicamento sociale e psicologico di individui in bilico tra mondo di provenienza e mondo di approdo, spesso stranieri in entrambi. Il passato è irrecuperabile, si rende conto Pape tornando a Dakar per i funerali della madre, quando non riconosce più le strade e le case e sente un’incolmabile distanza dal padre e i fratelli, o Lu quando dopo il viaggio in Vietnam con il padre adottivo all’inizio ha un moto istintivo di resistenza e autodifesa nei confronti delle sue origini, mentre il futuro richiede un continuo sforzo di comprensione di sé e degli altri. Tra i temi del romanzo, ci sono i legami famigliari, la difficoltà a comunicare davvero tra genitori e figli, o tra fratelli e sorelle. Succede per esempio a Pape nel suo rapporto con la sorella minore, Binette, raccontato nelle pagine più belle del libro: un rapporto fatto di decisioni prese per l’altro, sempre a fin di bene ma in qualche modo sostituendosi alla volontà dell’altro, come fa Pape quando decide che Binette deve studiare medicina e sottrarsi a un destino di miseria e sottomissione già segnato, e di bugie dette per amore, quelle che Binette sente di dover dire a Pape per non rendere vani tutti gli anni di sacrifici e di esilio affrontati per amore di lei.
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