Roberto Magnabosco: «Tanti auguri Raffaella. Fai rumore anche da lassù»
Oggi la Carrà avrebbe compiuto 80 anni, il ricordo del ballerino sardo: «A Quartu sostituii uno dei suoi ballerini. Poi la affiancai in decine di show»
Nessuna come lei. Artista a 360 gradi, cantante, attrice, ballerina, icona di stile con il suo mitico caschetto biondo e le immancabili paillettes, autrice di canzoni diventate inni di libertà, dal “Tuca tuca” a “Pedro”. Oggi Raffaella Carrà avrebbe compiuto ottant’anni. Una ricorrenza che viene celebrata con film, libri, documentari, un musical a Madrid. All’appello manca soltanto lo show-omaggio della Rai, ancora una volta rimandato. Ma nel frattempo la sua gigantografia è comparsa sui maxischermi di Times Square a New York grazie a Spotify Equal, che ha scelto la grande artista italiana come prima ambassador per promuovere l’uguaglianza nell’industria musicale. Perché Raffaella Carrà è stata davvero una donna rivoluzionaria che ha segnato il costume italico, e non solo, più di ogni altra. Lo conferma Roberto Magnabosco, ballerino cagliaritano («padre veneto, mamma milanese, ma orgogliosamente nato a Pirri», sottolinea) al fianco della Raffa nazionale (ma anche di Loretta Goggi, Heather Parisi, Renato Zero, Lorella Cuccarini, Mia Martini, Loredana Bertè, e tanti altri) per diversi anni in tv e nei tour in giro per il mondo.
Roberto, il primo incontro con Raffaella?
«Ha sempre fatto parte della mia vita. Fin dalla mia infanzia è stata la mia icona».
È stata lei a trasmetterle la passione per la danza?
«No, quella è arrivata quando avevo 4 anni, quando decisi di fare il ballerino classico. Devo ringraziare mio padre che è stato sempre al mio fianco in questa scelta. Sono entrato alla Scala a 5 anni e ho fatto 8 anni di accademia. D’estate però tornavo a Cagliari e fu allora che incontrai per la prima volta Raffaella...».
In Sardegna?
«Era estate e lei venne con tutta la compagnia a Quartu per il suo show. Eravamo intorno al 1973-74. Un suo ballerino si fece male e subito il suo staff partì alla ricerca di un sostituto. Io ero l’unico professionista e presero me. In quattro ore Enzo Paolo Turchi mi insegnò dodici coreografie. E poi la sera mi ritrovai vis-a-vis con la mia Raffaella. Fu una cosa veloce, non ebbi nemmeno il tempo di parlare con lei. Il pubblico era impazzito, salì sul palcoscenico e lei la fecero scendere da una botola per portarla subito in aeroporto».
Quando ci fu l’incontro successivo?
«Avevo 16 anni. Venti giorni prima del diploma vengo a sapere che stavano facendo le selezioni per il corpo di ballo di “Ma che sera”. Io, essendo ancora in accademia, non potevo fare audizioni. Il provino era solo a due isolati, saltai della finestra e andai a fare il casting. Un amico mi aveva coperto, ma quello che era il mio rivale venne a sapere la cosa e lo disse alla direttrice. Io, però, mi feci trovare sotto le coperte, ancora vestito, e lei credette a me. Due settimane dopo arrivò la lettera che mi avevano preso, ma fortunatamente la trasmissione andava in onda dopo i miei esami e potei così tenere nascosta la mia fuitina».
Inizia così la sua carriera con Raffaella Carrà.
«“Ma che sera” fu il mio trampolino di lancio, feci tutte le puntate e tutte in diretta: c’erano Alighiero Noschese, Paolo Panelli e Bice Valori. Ho continuato a studiare con Enzo Paolo Turchi e così ho potuto fare tutti varietà con Raffaella: Milleluci, Canzonissima, Fantastico, Domenica in. E poi le tournée in giro per il mondo. Ho imparato tanto da lei».
Com’era la Carrà?
«Era quella che si vedeva in tv. Libera, solare, schietta, professionale. Una macchina da guerra. A “Pronto Raffaella?” arrivava sempre cinque ore prima della diretta, perché lei doveva essere al corrente di tutto: luci, audio, ospiti. Ricordo ancora quando venne Madre Teresa di Calcutta: era in ritardo di venti minuti, ma lei aveva sempre un asso nella manica e nell’attesa fece un medley di sue canzoni insieme a noi dando alla santa il tempo di arrivare. E poi era generosissima, ti dava l’anima, ma se la tradivi avevi finito».
Difetti?
«Solo uno: le sigarette».
L’ultima volta che l’ha sentita?
«L’anno prima che partisse per quella che io chiamo la sua tournée in paradiso. Ci aveva convocato a Roma perché aveva in progetto di fare una trasmissione con tutte le persone che l’avevano affiancata nella sua carriera»:
Oggi Raffaella avrebbe compiuto ottant’anni.
«Io ho vissuto tutti i suoi compleanni. Ogni anno ci invitava a casa sua all’Argentario o nella sua villa in Spagna o ancora a Roma all’Hilton. Il 18 giugno era un appuntamento fisso. I suoi compleanni sono sempre all’insegna del giallo, il colore del sole: lei voleva solo rose gialle. I suoi compleanni hanno sempre fatto rumore e anche questo - io continuo a parlare di Raffaella al presente - lo festeggerà da lassù con tutti noi colleghi».
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