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A Golfo Aranci Aurora Giovinazzo e Andrea Lattanzi

A Golfo Aranci Aurora Giovinazzo e Andrea Lattanzi

Sono stati premiati al Figari short film fest come giovani promesse: «La nuova generazione e le sue responsabilità»

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di Paolo Ardovino

Sipario aperto sul Figari international short film festival, la rassegna che a Golfo Aranci svela al mondo i migliori cortometraggi del momento, da ieri e fino al primo luglio. Sulla sabbia di Cala Sassari, i protagonisti della prima serata sono stati Aurora Giovinazzo (21 anni) e Andrea Lattanzi (30 anni). Entrambi romani, entrambi giovani volti in ascesa del cinema italiano. E proprio come migliori promesse hanno ricevuto il premio Beatrice Bracco. Lei è la Matilde di Freaks out e sarà una protagonista nell’atteso nuovo film di Ozpetek su Netflix. Lui è il pluripremiato Manuel del film omonimo, Dario di Summertime, Jack della Svolta. Poi si esce dallo schermo.

E quindi se doveste essere direttamente voi a suggerire la vostra cartolina di presentazione?

Giovinazzo «Freaks out (uscito nel 2021, diretto da Gabriele Mainetti, ndr). Un mondo magico che mi porterò sempre dietro. L’esperienza su quel set è stata la conferma di ciò che avrei davvero voluto fare. ho capito la grandezza e la magia che regala il cinema. Come andrà, andrà, però è stato un punto d’inizio. Da quel momento è cambiata la mia concezione di questo lavoro e ho cambiato mondo, dalle fiction al cinema».

Lattanzi «Qualsiasi cosa in questo percorso sin qui breve mi ha portato grandi risultati e fatto crescere. Non mi va di fare proprio un podio, poi ovviamente la carriera è iniziata grazie a “Manuel” (2017, regia Dario Albertini). Mi ha portato tantissimo, era un ruolo così importante e in un momento dove c’era proprio la “fame” iniziale. Penso il discorso valga anche per il regista».

Raccontate come avete iniziato?

Giovinazzo «Posso sembrare molto infantile, di solito è così quando menzioni mamma e papà, però in effetti lo devo a mia madre. Da piccola ero una gran bugiarda, e mi piaceva recitare anche a casa. Mi disse che mi avrebbe portato in un mondo in cui potevo fingere (ride)».

Lattanzi «Ho iniziato studiando teatro, che poi per assurdo è una cosa che non ho mai portato avanti. Ma perché non mi sento ancora pronto, non è il momento. Il mio primo approccio era per cercare il palcoscenico, infatti tra i tanti lavori ho fatto l’animatore nei villaggi turistici (ride). Solo perché c’era la parte che mi permetteva di salire sul palco. Anche in Sardegna, una stagione a Cala Gonone».

Appartenete pienamente alla schiera della nuova generazione di attori e attrici in Italia. Esiste un nuovo cinema italiano? A chi parla, cosa è cambiato rispetto a prima?

Lattanzi «C’è una bella ondata. Sento di essere subentrato in pieno cambiamento, quello dal cinema alle piattaforme. Ho cominciato con produzioni autoriali e ho continuato con le serie. Apro una parentesi: è assurdo quanto le piattaforme ormai diano visibilità. Mi è capitato di fare presentazioni a New York e Parigi e venire riconosciuto lì, incredibile. Non me l’aspettavo. La nuova generazione? C’è sicuramente un adeguamento ai tempi, al linguaggio, forse per certi versi ora ci sono contenuti più teen. In fondo si tratta della stessa cosa raccontata però in maniera diversa. Ormai le uscite passano per le sale qualche giorno e poi finiscono in piattaforma: L’evoluzione tra cinema e streaming va accettata. Ciò non significa che il cinema debba morire, anzi, per non permetterlo penso che si dovrebbe dare un’opportunità anche a piccole produzioni di poter avere una distribuzione onesta, poter arrivare in sala e farsi conoscere».

Giovinazzo «Da giovane, posso dire che il nuovo cinema si poggia molto su quello passato. Certo, portiamo nuovi modi ma prendiamo come spunto chi c’era prima. Così come la generazione prima si sarà poggiata a quella precedente. Vedo un futuro diverso, ci state dando una grossa responsabilità e questo mi fa piacere. E di solito invece non mi piace avere questo tipo di patate bollenti in mano. Poi penso che bisogna pur prendersi la responsabilità di ciò che si fa ed esserne cosciente. Facciamo un lavoro meraviglioso, quindi mi auguro possa dare tanto. Per chi viene e verrà è importante avere passione e verità da raccontare».

Permettete una domanda scontata ma divertente: registi e attori che vi piacciono da spettatori?

Giovinazzo «Ecco a queste domande non vorrei sembrare antipatica ma è impossibile dirlo. Anche perché la speranza è di poterci lavorare. Vabbè, comunque scelgo Al pacino, non voglio sembrare scontata ma mi fa morire, è una passione che dura anche da troppo, lo stimo tantissimo. Poi per il resto, sono alla ricerca di stimoli. L’importante, al di là dei nomi, sarà fare quel che ti fa sentire bene».

Lattanzi «Anche stranieri? Ah beh, Tarantino, Nolan, come attori McConaughey, Bale, in Italia adoro Marinelli. I registi invece li tengo per me, per scaramanzia».



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