Giorgio Amato: "Il mio mondo fuori di testa. Il prossimo set? In Sardegna"
Nel film "Lo sposo indeciso" del regista sardo i protagonisti Tognazzi, Muti e Gerini
Un sortilegio che ti cambia la vita. Di colpo. E nella maniera più assurda, comica e drammatica che si possa immaginare. È più o meno il senso del film “Lo sposo indeciso”, scritto e diretto dal regista sardo, di Porto Torres, Giorgio Amato che dopo la prima proiezione in assoluto al Festival di Taormina e l’anteprima nazionale di stasera al cinema 4 Fontane di Roma venerdì 30 sarà a Sassari nella sala del Cityplex alle 21.30 per presentare la sua nuova opera.
Una commedia grottesca che brilla per il suo cast stellare. A cominciare dai due protagonisti: Gianmarco Tognazzi e Ilenia Pastorelli, una coppia “anomala”, filosofo di fama lui e addetta alle pulizie lei, che decide di sposarsi. Al centro c’è un maleficio lanciato da una maga (una strepitosa Claudia Gerini) che costringe lo sposo, pochi minuti prima della celebrazione e con a disposizione pochi minuti, a prendere una decisione enorme, che gli cambierà la vita per sempre. Fra gli altri interpreti nientemeno che Ornella Muti, Francesco Pannofino, Giulia Elettra Gorietti e Giorgio Colangeli.
Ma come è riuscito a radunare davanti alla sua cinepresa tanti attori di questo calibro?
«Con Tognazzi avevo lavorato per il mio film “Il ministro” e mi aveva proposto di tornare insieme sul set. Ornella Muti ha visto “Il ministro” in tv e mi ha chiamato direttamente dicendomi che le sarebbe piaciuto lavorare con me. Comunque tutti hanno detto sì appena letta la sceneggiatura».
Una sceneggiatura scritta da lei. Qual è il tema del film al di là della “forma” di commedia grottesca?
«Volevo parlare del paradosso di dover prendere decisioni che ci cambieranno il destino e di rimanere bloccati. A me è successo quando, da carabiniere, ho deciso di fare il “salto” nel mondo del cinema, la mia grande passione, lasciando il famoso “posto fisso”. Per fortuna ho preso la decisione giusta».
Come è stata l’accoglienza delle prime proiezioni?
«Ottima. Il pubblico di Taormina si è detto entusiasta, le recensioni finora sono tutte positive. Sono davvero molto contento».
La commedia è un genere nel quale si riconosce?
«Non ho un genere. Ho un’idea e la sviluppo in una forma che mi sembra adatta. Il mio primo film “Circuito chiuso” era un horror per esempio. “The stalker” era un film drammatico, “Oh Mio Dio!” una riflessione sul cinismo del mondo di oggi».
A proposito di idee. Lei ha vissuto fino ai 18 anni in Sardegna. L’isola le ha mai fornito materiale per le due storie?
«La Sardegna è la mia terra, a cui sono legatissimo e dove torno appena mi è possibile. È una casa a cui devo tantissimo e in effetti ho in mente un progetto cinematografico da realizzare proprio nell’isola. Ma è troppo presto per parlarne».
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