La Nuova Sardegna

L’intervista

Giacomo Ferrara: «Ai giovani colleghi: siate umili e studiate»

di Alessandro Pirina
Giacomo Ferrara: «Ai giovani colleghi: siate umili e studiate»

L'attore ospite al Figari film fest tra la commedia di Milani e il ritorno di Suburra

4 MINUTI DI LETTURA





Presto lo vedremo ancora nei panni di Spadino Anacleti, lo zingaro romantico di “Suburra”, ma su questa quarta stagione lui, Giacomo Ferrara, ha la bocca cucita, non può dire nulla. Sul resto, invece, l’attore abruzzese, 32 anni, ospite al Figari film fest di Golfo Aranci, si racconta a 360 gradi tra presente e futuro, cinema e televisione.

Ferrara, torna al Figari 5 anni dopo il premio Beatrice Bracco come attore emergente. Cosa è successo in questi 5 anni?

«C’è stata una maturazione sia a livello personale che lavorativo. Ho avuto tante occasioni di lavoro importanti. E spero continui a essere così».

Partiamo dalla fine. Quest’anno “Grazie ragazzi” ha convinto pubblico e critica. Qual è secondo lei il segreto per riuscire nell’impresa?

«In effetti questi due aspetti sono spesso incongruenti: o va bene per uno o va bene per l’altro. Il cinema di Riccardo Milani, invece, riesce a inglobare entrambe le parti. È la classica commedia all’italiana, in cui si parla di una tematica importante aggiungendoci sempre una risata e questo fa riflettere il pubblico. Ho girato parecchio nelle sale con Riccardo e ogni sera il pubblico era molto coinvolto, faceva domande, interventi profondi. Questo è quello che succede nella commedia fatta bene».

Come è stato dividere il set con Antonio Albanese?

«È un attore generosissimo, con lui c’era un continuo scambio. Anche quando non doveva girare era sempre a lì, fuori campo, a darti una mano nella scena».

Il film è ambientato in un carcere. Che idea si è fatto della vita dietro le sbarre?

«Già nel mio primo film da protagonista, “Il permesso - 48 ore fuori”, avevo avuto modo di entrare in questo argomento carcerario e umanamente avvertivo dentro un peso nell’anima. La stessa cosa ce l’ha chiesta anche Riccardo: la nostra anima pesante doveva uscire dai nostri occhi, molto spenti. Spesso le persone che stanno in carcere sono emarginate, anche quando escono quasi mai si dà loro una seconda possibilità. Nella nostra storia, invece, grazie al personaggio di Antonio i detenuti la ottengono attraverso il teatro e l’arte».

Nel frattempo è stata annunciata la quarta serie di Suburra. Cosa si può anticipare?

«Niente (ride, ndr)».

Cosa è per lei Spadino?

«È un personaggio in cui sono cresciuto. Mentre crescevo io cresceva anche lui. Man mano che venivano fuori aspetti di me scoprivo cose di lui. Certo, non avrei fatto molte cose di Spadino, ma in qualche modo è stato come crescere con un amico».

Suburra le ha regalato il successo ma anche l’amicizia con Alessandro Borghi.

«Con Ale siamo legatissimi, ma in generale con tutti. Con Filippo (Nigro, ndr), Carlotta (Antonelli, ndr). È stato un set molto bello».

Fa parte della generazione nata quando gli steccati tra cinema e tv erano già stati abbattuti. Ci sono ancora differenze?

«In realtà, quando ho iniziato non era ancora così. Ho vissuto in prima persona l’avvento di Netflix e di quella che è diventata la serialità degli ultimi anni. Oggi possiamo dire che a livello qualitativo non c’è più grande differenza, se non che il cinema continua ad avere il suo grande fascino. Fare qualcosa di importante al cinema ha ancora una risonanza diversa, ma qualitativamente le produzioni si muovono allo stesso modo».

Oggi si parla di “generazione Skam, Mare fuori”: un consiglio per questi giovanissimi che stanno vivendo il loro primo bagno di popolarità?

«Non sono nella posizione di dare consigli. Quello che mi sento di dire è di prendere ciò che c’è di buono, ma capire anche che si è solo all’inizio. E dunque si deve continuare a studiare, anche per individuare quale strada si intende intraprendere. C’è il rischio di essere ghettizzati, che ti chiedano di fare sempre la stessa cosa: su questo massima attenzione, poi tempo e studio daranno ragione. E ovviamente sempre i piedi ben piantati in terra. Io ho fatto così, ma se non li avessi tenuti ci avrebbero pensato i miei genitori».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative