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Ploaghe, nel paese del Canonico Spano: uno scrigno di tesori architettonici

di Mauro Tedde
Ploaghe, nel paese del Canonico Spano: uno scrigno di tesori architettonici

Caso unico nell’isola: tre chiese nella piazza centrale. Affascinanti il convento di Sant'Antonio e l’antico cimitero

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All’ingresso del paese, adagiato sulle pendici di un vulcano spento, il monte San Matteo, si legge subito la targa di corso Giovanni Spano, la via più importante di Ploaghe. Non poteva non essere intitolata al famoso canonico che qui nacque nel 1803 e che viene ricordato fra i più grandi studiosi sardi di archeologia, storia e storia dell’arte, glottologia ed etnologia della Sardegna. Ad autunno sarà aperta una mostra multimediale a lui dedicata negli spazi del convento di Sant’Antonio. Corso Spano si chiude nella piazza centrale, cuore del paese caratterizzata dalla presenza, unico caso in Sardegna, di tre chiese che vi si affacciano, testimonianze di un centro che fu sede vescovile dal 1090 al 1503 e capoluogo di curatoria in età giudicale. Il centro storico conserva ancora i segni di questo glorioso passato. Sulla piazza, oltre al palazzo municipale (in fase di restauro), un tempo monte granatico, si staglia l’imponente complesso cristiano con al centro la parrocchiale di San Pietro, l’ex cattedrale, risalente al XV secolo (in fase di restauro) con attigui gli oratori di Santa Croce e del Rosario. Attigua anche la casa parrocchiale, sede della pinacoteca, ora trasferita nell’ex convento di Sant’Antonio, che custodisce la Quadreria Spano: 26 dipinti risalenti a un periodo tra XIV e XIX secolo, raccolti dal canonico Spano, opere di celebri artisti operanti in Sardegna o provenienti da varie regioni italiane, Fiandre e Spagna. L’archivio parrocchiale conserva scritti rari, libri e antichi documenti. Ma il complesso custodisce un altro tesoro, il cimitero monumentale, che è tra i più antichi se non anche il più antico dell’isola. A renderlo unico sono le lapidi e soprattutto gli epitaffi che vi sono scolpiti, tre in lingua italiana e ben trentanove in logudorese. Il cimitero (in procinto di essere restaurato) è un quadrato aperto, fiancheggiato da sei arcate a volta e completato dalla Cappella del Crocifisso. Se nel cimitero antico regna il silenzio e la serenità nella piazza sembra invece riecheggiare il vociare festoso della folla quando i due candelieri di Ploaghe “ballano” a tempo di musica nel sagrato della parrocchia. La particolarità dei due grandi ceri votivi ploaghesi (degli agricoltori e dei pastori) sta nel fatto che compiono ben quattro uscite all’anno. Nel giorno del Corpus Domini e nel giorno della festa dell’Assunta ma anche nelle due ottave delle feste, quando accompagnano le relative processioni. Passeggiando nel centro storico si incontrano la chiesa della Madonna di Valverde (verrà restaurata a breve), la chiesa di San Timoteo (in attesa di restauro) ristrutturata nel 1600, la chiesa di San Matteo e il complesso monasteriale di Sant’Antonio, una autentico gioiello recentemente ristrutturato e sede di mostre ed eventi culturali. Il territorio è ricco di emergenze archeologiche fra cui la tomba dei giganti di Fiorosu, la fonte nuragica di Frades Mereos e diversi nuraghi fra cui il nuraghe Attentu dove lo Spano trovò diversi reperti e di chiese campestri fra cui la stupenda chiesa romanica di San Michele di Salvennor (fresca di restauro) e la vicina chiesa di Sant’Antonio Abate. «Pochi paesi possono vantare un patrimonio monumentale come quello di Ploaghe – spiega il sindaco Carlo Sotgiu – ma c’è un altro importante patrimonio che i ploaghesi custodiscono da tempo: quello immateriale dell’identità, delle tradizioni tramandate negli anni. Il nostro paese ha un radicata vocazione agropastorale che si traduce saperi unici e sapori ricchi di storia e tradizione».

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