Il Ritual ha 53 anni ma non li dimostra: la storia dell’highlander delle disco
Francesca Fiore ha raccolto l’eredità di suo padre Andres: «Un castello costruito con piombo, granito e ferro: è fatto per esistere per sempre»
Ritual come un highlander. Passano i locali e le mode, ma il club di Baja Sardinia è sempre sulla cresta dell’onda. Con l’invidiabile primato di essere la discoteca da più tempo in attività in Sardegna. A inventarla dal nulla nel 1970 fu Andres Fiore, architetto originario di Parma che comprò il terreno senza averlo visto tanto bene. Una volta arrivato in Sardegna se ne è innamorato, costruendo dalla grotta iniziale che lo accolse per tre notti un vero e proprio castello. A raccogliere l’eredità vent’anni fa, la figlia Francesca, che spiega il segreto del Ritual «È stato costruito per esserci per sempre. Un tempio senza tempo. Mio padre ci ha messo granito, ferro, piombo, materiali che non deperiscono mai. Un luogo che ha anche un’anima». Dalle parole di Francesca Flore traspare tutto l’amore per la creatura di suo padre, di cui ha raccolta l’eredità quando aveva appena 21 anni. «Forse sono stata aiutata dall’incoscienza – racconta – ma una volta ripartiti dopo la scomparsa di mio padre, avvenuta appena 8 mesi prima, non ci siamo più fermati». Al Ritual, aperto 53 anni fa quando davvero la Costa Smeralda era meta del jet set internazionale, sono passati i personaggi più famosi, attori, cantanti, campioni dello sport, teste coronate, finanzieri.
«Un’altra epoca, basti pensare che qui sono arrivati Margaret d'Inghilterra, la sorella di Elisabetta, l'armatore Stavros Niarchos, Aristotele Onassis con la moglie Jacqueline Kennedy, ancora Carolina di Monaco». Oggi non è più così ma il Ritual conserva intatto il suo fascino. «Il Castello diroccato – dice Francesca – rappresenta un po’ l’immagine dell’umanità, che ciclicamente decade, ma è sempre viva e pronta a ripartire. E qui arrivano ospiti di tutte le età, i personaggi famosi non mancano ancora, ma io ho molto rispetto della privacy delle persone che scelgono il Ritual».
Lei la sfida personale l’ha vinta: portare avanti quello che aveva inventato Andres. «All’inizio mi sentivo una piccoletta, in mezzo ai giganti. Pensate: Billionaire, Pepero, Sottovento. Insomma non è stato facile ma eccoci qua».
A riscaldare le notti smeraldine con una particolarità che divide con il vicino Phi Beach, e il suo patron Luciano Guidi: la stagione allungata. «Sì apriamo a inizio giugno e andiamo avanti sino a fine settembre. Ci sembra giusto dare questo servizio a chi sceglie questi posti per la vacanza e ai sardi». Per ballare c’è una schiera di dj resident distribuiti nelle varie location del club: Simone Serra e Giuseppe Benelli al garden , Antonio Piepoli, FabriZio Sala e Tyler nella Grotta, e Matteo Venturelli alle Terrazze. Già Le Terrazze, il ristorante del club dove ai fornelli c’è lo chef Massimiliano Sperli.
«Il ristorante è come un figlio, costa tanto ma è un altro luogo fantastico. Mangiare lì significa stare in un posto incantato. E davvero gli ospiti sono felici. Ed è talmente bello che organizziamo anche tantissimi matrimoni in questa location. I miei dipendenti mi prendono in giro perché ogni volta mi emoziono per la scelta degli sposi di festeggiare da noi il momento più bello della loro vita». Dj resident e non ospiti di grido.
«Sono stata la prima a portare i dj più famosi al mondo qui – rivendica Francesca –. Poi ho smesso perché credo si possa passare a un’altra fase. E quest’estate al Ritual non farò solo musica ma anche spettacoli. Deve essere un luogo di divertimento ma anche ricco di arte». Un’altra scommessa che Francesca Flore è pronta a vincere.
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