La Nuova Sardegna

L'intervista

Valentina Lodovini: «I ruoli sono doni: aspetto il mio»

di Alessandro Pirina
Valentina Lodovini con Monica Nappo e Ramona Lepori a Porto Flavia
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Valentina Lodovini con Monica Nappo e Ramona Lepori a Porto Flavia

L’attrice presidente di giuria all’Andaras traveling festival: «Amo il Sud Sardegna lo frequento da anni. Iosonouncane è tra i miei cantanti preferiti»

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In questi anni il cinema sta facendo da strumento di promozione del territorio più di qualsiasi ufficio del turismo. Lo abbiamo visto recentemente con la Sirenetta targata Disney che ha proiettato sugli schemi di tutto il mondo Castelsardo, Aglientu e Golfo Aranci. Ma è successo in passato con la serie di Clooney e la fiction di Morandi, con il film di Sorrentino e il video dei Placebo. Ma un ruolo fondamentale in questa missione del cinema lo svolgono i festival, che riescono a offrire film di qualità e ospiti di rilievo in scenari unici, in contesti che non hanno eguali in Italia e forse nel mondo. L’ultimo in ordine di tempo è l’Andaras traveling, il festival del corto di viaggio, che in questi giorni è in corso tra Buggerru, Iglesias e Fluminimaggiore. Il tema di questa ricca edizione, la quinta, è viaggiare leggeri, un invito alla libertà senza restrizioni, portando con sé solo l’essenziale. A guidare la giuria del concorso internazionale è Valentina Lodovini, una delle attrici più poliedriche degli ultimi vent’anni del cinema.

Valentina, viaggiare leggeri è la filosofia di ogni viaggio?

«Non necessariamente. È il viaggio che ci trasforma, incontrando nuove culture, in generale cambiando aria. Si può partire con un carico dentro, anche perché la vita è impegnativa. Il viaggio non risolve, ma sicuramente alleggerisce. Lo vedo anche qui al festival. La qualità dei corti è altissima. Ho visto cose interessanti. Molti viaggi interiori, tosti che portano sempre a una evoluzione».

Che idea si è fatta di questa parte della Sardegna?

«Ma io la conoscevo già. Non ero mai stata solo a Porto Flavia. Ho amici in zona che quando vengo mi portano in giro. Amo l’entroterra del sud Sardegna. Ho un legame intimo con questo territorio, con la sua magia. Ed è la terra di uno dei miei cantanti preferiti, Iosonouncane».

Con riferimento a uno dei suoi film più famosi, “Benvenuti al sud”, vede qualche similitudine tra questo angolo di Sardegna e Castellabate?

«No, perché la straordinarietà del nostro Paese sta proprio nella sua diversità. Io vengo da San Sepolcro, al confine tra Toscana, Umbria ed Emilia Romagna. A pochi chilometri ci sono dialetti diversi, cibi diversi, tradizioni diverse. Io non ho mai paura di cosa è diverso da me. Ecco perché non tendo a fare paragoni ma a trovare le differenze. La diversità è ricchezza».

Uno dei suoi ultimi film, “La terra delle donne” di Marisa Vallone, lo ha girato in Sardegna: che esperienza è stata?

«Molto intensa. Ho amato molto Marianna, una donna ossessionata dalla maternità. Non mi era mai capitato nel mio lavoro un essere umano così. È stato bello entrare dentro il meccanismo dei pensieri di questa donna che voleva diventare madre a tutti i costi. È stato un viaggio prezioso con me stessa».

Per rimanere in tema, quando ha deciso: faccio le valigie e parto per il cinema?

«Questo amore dentro l’ho sempre avuto. Dopo il liceo ho iniziato a chiedermi: ora che faccio? Il presente è sempre da costruire, ma in quel caso avevo un futuro davanti a cui pensare. Ma non l’ho affrontato subito: prima ho lavorato, poi ho fatto l’università. Intorno ai 20 anni mi sono buttata: provini, scuola di recitazione, centro sperimentale. Ed è arrivato il cinema».

Sorrentino, poi Mazzacurati, Rothemund, Risi. Che effetto fa una partenza del genere?

«È stato un dono, ma anche una condanna perché non è facile ritrovare quelle eccellenze. Sotto ogni punto di vista».

Se dovesse fare un primo bilancio di questo viaggio iniziato ormai più di 20 anni fa?

«Mi garba un sacco, ho un curriculum da proteggere».

Alterna ruoli drammatici a commedie: a quale genere si sente più affine?

«Io distinguo i film tra belli e brutti. Per fortuna, grazie alla scuola, ho gli strumenti per fare un sacco di cose. Mi garba essere eclettica. Fare a teatro “Tutta casa, letto e chiesa” di Dario Fo e Franca Rame è stato stupendo. Nel cinema forse quello in cui ho mostrato le varie sfumature è “Cambio tutto!”. Interpretare quel personaggio è stata una bella opportunità, dall’inizio alla fine del film si evolve. E a me non piace essere una cosa sola».

Hollywood sciopera contro intelligenza artificiale e streaming. In Italia accadrà mai?

«Sì, grazie a Unita sarebbe possibile. La nascita di questa associazione è stata fondamentale per noi, che siamo dei lavoratori come tutti. Non smetterò mai di ringraziare i soci fondatori».

SabrinaImpacciatore e Simona Tabasco candidate agli Emmy: che effetto fa?

«Ho amato “The white lotus”, le adoro entrambe. Sabrina la conosco da più tempo e sono felicissima abbia avuto questa opportunità di essere vista. Il nostro Paese tende a essere chiuso di fronte al talento e alle opportunità. Cinema, teatro e televisione non hanno confini e sono felice che l’America abbia visto un talento come Sabrina, troppo poco onorata nel nostro Paese. E di questo un’attrice soffre. Posso confermalo anche io...».

Si sente poco onorata?

«Sicuramente non ho avuto quel tipo di ruolo che rappresentasse la sfida. I ruoli sono doni e io lo sto ancora aspettando».

Pensa mai a Hollywood?

«Non necessariamente Hollywood. Mi piacerebbero altri mercati. Ho avuto esperienze fuori e mi sono trovata bene».

In questo viaggio c’è spazio per la tv alla luce del successo dell’ospitata dalla Gialappa’s?

«È stato davvero un privilegio lavorare con la Gialappa’s, con il Mago Forest, li stimo da morire, ho amato stare dentro il loro programma. Ma il mio mestiere è quello dell’attrice. Anche se dopo quella puntata tutti mi chiedono: e ora la tv? E quindi: boh, chissà, mai dire mai...».

Quali sono le prossime tappe del suo viaggio?

«Sto portando in giro un testo di Anna Politkovskaja. Il 31 agosto uscirà al cinema “Conversazione con altre donne” di Filippo Conz. Poi a ottobre ci sarà un progetto che amo molto ma che non si può dire».

Il viaggio dei desideri?

«Verso l’ignoto, dove chiudi gli occhi e ti butti. Mi auguro di affrontare tutto sempre così».


 

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