La Nuova Sardegna

Tavolara

Ospite del festival Emanuela Fanelli: «Ho sempre creduto nella recitazione»

di Paolo Ardovino
Ospite del festival Emanuela Fanelli: «Ho sempre creduto nella recitazione»

Ieri sull’isola ospiti Fanelli e Ragno per Siccità. Questa sera la proiezione del film “Le otto montagne"

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Lo ammette: «è la prima volta che vengo in Sardegna. Me ne vergogno. Sul palco dirò che sono un’habitué e ho amici a Porto Rotondo e Porto Cervo». Emanuela Fanelli, attrice e comica romana, ospite insieme a Tommaso Ragno nella serata di proiezione di “Siccità”, è sbarcata al festival di Tavolara. Ieri la penultima serata, oggi si chiude con “Le otto montagne”.

Che esperienza è stata prendere parte a “Siccità”?

«Da sogno. Perché è da quando sogno di fare questo mestiere che avrei voluto lavorare con Virzì, sembrerà una di quelle cose che si dicono ma è così. Quando mi ha chiamata per il provino è stato incredibile, aveva visto un mio sketch nella trasmissione “Una pezza di Lundini”, prendevo un po’ in giro la romanità, si intitolava “A piedi scarzi”. Ha pensato potessi essere la persona giusta, eppure poi in Siccità non si tratta di un ruolo comico. Questa è la sua capacità, riuscire a vedere oltre».

Com’è avvenuto il primo incontro?

«Colloquio via zoom, era ancora il periodo delle restrizioni. Quando ho aperto il pc e ho trovato la sua faccia sullo schermo mi ha fatto un certo effetto. Girare con tutti quegli attori è stato esordire in Champions league».

Esordio con gol, perché è arrivato il David di Donatello come miglior attrice non protagonista. Questo film segna un suo punto-chiave?

«Sì assolutamente. I personaggi di Virzì non hanno solo una o due dimensioni, sono persone vere, e lo dico da spettatrice. Poi se ci aggiungi la ciliegina del premio... prima mi dicevano che se fai la tv poi il cinema ti viene precluso, non è stato così. Io in realtà ho sempre recitato, anche nella Pezza. Sia quando ero me stessa sia quando scrivevo i personaggi. La gente stavolta è rimasta sorpresa che io fossi anche attrice, ma in realtà nasco come tale. Sono tornata a fare quel che già facevo».

Le vengono sempre ricordati i dieci anni da maestra di scuola materna. Ma nella sua vita la recitazione che spazio ha avuto?

«Ho cominciato a 16 anni da un laboratorio scolastico e poi con una compagnia vera, era teatro classico. Dopo ho iniziato a scrivere cose mie e ho capito che funzionavano, nei teatrini romani. Una sera, come succede nei film americani, tra il pubblico c’era un’agente che mi ha notata. Così ho cominciato a fare provini. Il primo nel 2015 per “Non essere cattivo”. Quello della maestra non era un ripiego; certo, non la mia passione, ma non davo per scontato che uno potesse vivere di quel che sogna».

Com’è passare da recitare cose scritte da lei stessa a recitare per altri?

«Ti dà modo di esplorare aspetti che non ti verrebbero in mente. Quando scrivo io voglio alzare l’asticella ma rimango in quel che conosco, invece una persona diversa ti porta altrove».

A Tavolara ha incontrato Lillo.

«Una delle persone che mi fa più ridere, ed è lo stesso a lavoro come a cena. Lui per me? Un amichetto di scuola con cui sghignazzare».

E Geppi Cucciari?

«Ci siamo dette che dobbiamo diventare amiche. Un desiderio che, ecco, partirà proprio da qui. Sono una sua grande estimatrice, il suo umorismo mi piace tantissimo».
 

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