La Nuova Sardegna

L'intervista

Stefano Bollani: «La prima regola è non annoiarmi»

di Alessandro Pirina
Stefano Bollani: «La prima regola è non annoiarmi»

Il musicista presenta il suo Piano solo ad agosto ad Alghero, Neoneli e Sant’Antioco

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Il pubblico della Sardegna lo ama e lui ripaga questo amore con concerti che restano nel cuore di chi lo ascolta. Così va da sempre, ma negli ultimi tempi Stefano Bollani è rimasto un po’ ai box e aveva dunque diradato anche le sue presenze nell’isola. Questa estate si rifà con tre concerti con il suo “Piano solo”: il 9 agosto ad Alghero all’interno del festival Abbabula, il 10 a Neoneli per Dromos e l’11 a Sant’Antioco al Fest’Artes. Tre appuntamenti che richiameranno fan da tutta l’isola.

Possiamo dire che ormai in Sardegna gioca in casa. Ricorda il primo concerto nell’isola?

«Che domandona! Il primo di cui serbo memoria è stato al seguito di qualche cantante pop o con il mio gruppo. Uno dei primi però fu nei primi anni Novanta a Cagliari per Forma e poesia nel jazz. E poi sempre in quel periodo ricordo un clamoroso festival di poesia organizzato da Antonio Bertoli a Cagliari. C’era chiunque: poeti, scrittori, musicisti. Sul roof dell’hotel potevamo anche suonare. Porto sempre nella mente questa jam session di musica e poesia».

Parliamo di Piano Solo: cosa deve aspettarsi il pubblico?

«Prendo le mosse dal mio disco: l’idea di fioritura è dovuta a mia moglie Valentina (Cenni, ndr), che ha curato progetto e album. Ma nel concerto suono anche altre cose. La scaletta la faccio all’ultimo momento, se la faccio. Le poche certezze di Piano solo sono la richiesta al pubblico a fine concerto su cosa avrebbero voluto sentire, e a quel punto faccio un medley di quello che propongono, e poi le musiche del film “Il pataffio” per cui ho vinto il David di Donatello. Voglio farle conoscere».

Ha portato il suo show in televisione. Rispetto ai concerti è un linguaggio diverso?

«Fare televisione, radio, scrivere un libro o un brano sono cose diverse e il linguaggio è differente, ma l’entusiasmo è lo stesso. Adoro l’idea di aprire la stanza dei giochi e fare vedere quello che mi piace. E poi la vicinanza con Valentina rende tutto più caldo. Con lei gioco, scherzo, faccio quello cose che accadono quotidianamente, ma le facciamo davanti alla telecamera, le facciamo divertendoci molto».

A settembre partirà la nuova edizione di “Via dei Matti n.0” su Rai 3. Ci saranno novità?

«Tra un concerto e l’altro ora iniziamo a riordinare le idee. A luglio e agosto lavoreremo sodo con la produzione Ballandi».

Qual è la sua definizione di musica?

«La cambio sempre. Oggi dico che è il linguaggio degli dei. Perché è una forma di comunicazione più alta di quella che usiamo noi due ora, che sono le parole, e che hanno bisogno di essere interpretate per essere capite. La musica va dritta al cuore, alle gambe e spesso salta la zona del cervello».

Il nostro Paese dà importanza alla musica?

«No. Ma questo indipendentemente dal colore del governo o dal momento storico. Che ci sia disattenzione verso questo argomento è evidente, non solo nei programmi scolastici ma anche nei discorsi, nella vita delle persone che si occupano di politica. Chi ne parla di musica? Eppure nel resto del Paese la ascoltano, la suonano, la fanno».

Qual è stato il suo primo approccio con la musica?

«Con un mangiadischi. Mi si racconta che a poche settimane piangevo perché volevo musica. Ma se mettevano la stessa ninna nanna per tre volte di fila non smettevo di piangere. Già da allora avevo l’attitudine a non farmi annoiare, avevo l’attitudine al jazz, all’improvvisazione, a non volermi fossilizzare su qualcosa. E devo dire che non sono cambiato. Io ogni sera devo ascoltare lo stesso musicista che sono io. E la cosa più importante che Bollani deve fare è non annoiarmi. Prima deve convincere me e poi il pubblico».

I suoi miti?

«Celentano il primo. Poi ho scoperto Renato Carosone, questo grande intrattenitore che suonava il piano».

Cosa ascolta Stefano Bollani?

«Un po’ di tutto. Ma la mia passione è il suono dei portoghesi: Chico Buarque, Cateano Veloso, Gilberto Gil».
 

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