Mai dire Gialappa’s band: «Siamo stati rivalutati da vivi»
Il trio, in versione duo, sarà oggi a Olbia e venerdì a Santa Teresa «Il successo dello show? Una sorpresa. Pier Silvio? Ci ha chiamati»
I loro volti sono familiari solo a chi è cresciuto a pane, tv sorrisi e canzoni. Le loro voci invece sono forse le più conosciute d’Italia. Da 37 anni, o giù di lì, la Gialappa’s Band mette la firma (e appunto la voce) su alcuni dei programmi più belli dall’avvento della tv commerciale. Al suo fianco negli anni ci sono tutti i numeri uno dello spettacolo, da Teocoli ad Aldo Giovanni e Giacomo, da Bisio a Littizzetto, da Cortellesi a De Luigi, da Albanese a Luttazzi, oltre ovviamente al Mago Forest. Ora i vari “mai dire” sono diventati un libro, appunto “Mai dire noi. Tutto quello che non avreste voluto sapere”, edito da Mondadori, che Giorgio Gherarducci e Marco Santin - il terzo, Carlo Taranto, il mitico signor Carlo, si è in parte ritirato - presenteranno oggi alle 21.30 nella piazza dello Scolastico di Olbia per la rassegna “Sul filo del discorso”, mentre venerdì alle 20.30 saranno in piazza della Libertà a Santa Teresa, ospiti del Festival letterario della Gallura, dove dialogheranno con Flavio Soriga e Giorgio Porrà.
Il trio è ora un duo. È una cosa definitiva o provvisoria?
SANTIN: «Provvisoria non so, il terzo non ha più voglia di lavorare. Erano un po’ di anni che ce lo trascinavamo dietro. Il libro ovviamente lo ha fatto volentieri, ma dopo la pandemia non si muove dalla Liguria».
GHERARDUCCI: «Carlo non ha più voglia di tv. Sceglierà solo impegni che lo facciano stare a casa e siccome la maggior parte degli impegni sono in tv credo rimarremo un duo, a cui ogni tanto si unirà. Un po’ come Rocco Tanica con Elio e le Storie Tese».
Il vostro primo incontro?
SANTIN: «A Radio Popolare a Milano, dove facevamo un programma sul calcio. Facevamo telecronache per divertimento. Con il Mondiale - eravamo nell’86 - abbiamo avuto molto successo a Milano e fummo notati dall’allora Fininvest».
Primo show “Un fantastico tragico venerdì” con Paolo Villaggio e Carmen Russo.
SANTIN: «Avevamo un piccolo spazio in cui commentavamo tutte le telenovelas - eravamo su Rete 4 - minuto per minuto, anche se in realtà al loro interno non succedeva mai niente».
Poi il successo con “Mai dire Banzai”.
GHERARDUCCI: «Mediaset aveva nel cassetto tutte queste immagini che aveva comprato e non sapeva cosa farsene. Fu Giorgio Gori, allora direttore di Italia 1, a proporci di fare qualcosa. E lì sono nati i “mai dire...”.
SANTIN: «Ai tempi eravamo già un duo: c’era Carlo fintamente dal Giappone e noi fintamente in Italia».
Con “Mai dire gol” siete diventati un fenomeno. Quando lo avete capito?
SANTIN: «Mai».
GHERARDUCCI: «Mai. Sapevamo che il nostro successo era cresciuto, i calciatori venivano a farci i complimenti, ci avvertivano quando uno sbagliava o diceva una cosa in una intervista. Ma con il fatto di non apparire in video nessuno ci riconosceva. Eravamo consapevoli del successo della trasmissione, ma facevamo una vita tranquilla e questo ha fatto sì che non ci montassimo la testa».
Avete mai pensato di metterci la faccia?
SANTIN: «All’epoca non era funzionale, noi commentavamo filmati. A quei tempi c’era la corsa per apparire in tv, c’era gente che si sarebbe venduta la madre. Noi facevamo l’inverso. Adesso facciamo un sacco di apparizioni, da Fazio a Cattelan, ma a GialappaShow per esempio è inutile vederci».
Con Teo Teocoli e Gene Gnocchi a “Mai dire gol” inizia l’era dei comici.
SANTIN: «Il primo fu Teo, solo in voce, perché io mi ero rotto la gamba».
GHERARDUCCI: «Il cambiamento avvenne grazie a Teo, di cui eravamo già stati autori a “Emilio”. Senza Teo non sarebbe mai nato “Mai dire gol” con i comici. Teo è stato il vero motore, poi sono venuti gli altri. Di lui noi conserviamo un bel ricordo e ne riconosciamo i meriti».
In tv si parla di scuola Arbore, Ricci, Boncompagni, ma quella che ha avuto più alunni modello è la scuola Gialappa. Vi sentite dei talent scout?
SANTIN: «Abbiamo avuto fiuto ma siamo anche stati fortunati. Quando mi dicono talent scout non sono contento. Noi avevamo bisogno di persone che facevano ridere e andavamo a cercarle negli spettacoli, nei locali. Non come oggi che si trova tutto facilmente».
GHERARDUCCI: «Noi abbiamo sfornato più artisti che durano nel tempo. Molti lavorano ancora adesso, forse perché noi li abbiamo anche un po’ protetti, impedendo loro di essere fagocitati nei meccanismi televisivi».
In tanti anni di Gialappa’s chi vi ha fatto più ridere?
SANTIN: «Ce ne sono tanti. A partire da Caccamo: io di Teo parlo solo bene. E poi certi personaggi di Bisio, di De Luigi, magari neanche i più famosi».
GHERARDUCCI: «Difficile fare una classifica, anche se il fatto che da vent’anni lavoriamo con il Mago Forest...».
Come è il Mago Forest nella vita di tutti i giorni?
SANTIN: «È così come lo vedete in tv. Professionale, ma fa ridere sempre. Lo posso dire con certezza perché io sono suo testimone di nozze, lui il mio e abbiamo fatto 6 o 7 vacanze insieme».
E tra i vostri neologismi a quali siete più affezionati?
GHERARDUCCI: «Arrivano quasi tutti da Marco, lui è quello più bravo. Io ho creato solo “gollonzo”, che è finito anche nel dizionario».
GialappaShow: più una scommessa o una rivincita?
SANTIN: «Né l’uno né l’altro, è stato il programma che volevamo fare da qualche anno e abbiamo trovato la rete che ci ha appoggiato».
GHERARDUCCI: «O forse entrambe. Una scommessa perché eravamo convinti di potere fare un programma che funzionasse. E Antonella D’Errico è stata la prima a credere in noi. Una rivincita nel senso che dopo essere stati rivalutati da vivi da Fazio forse nessuno credeva che dopo 35 anni avessimo ancora forza e capacità di fare un nostro programma. Ma neanche noi immaginavamo sarebbe andato così bene, il risultato di ascolti e critica ci ha sorpresi».
È vero che Pier Silvio Berlusconi voleva strapparvi a Sky?
SANTIN: «Devi chiedere a lui».
GHERARDUCCI: «Diciamo che ci ha telefonato. E comunque noi nei suoi confronti abbiamo un debito di riconoscenza».
Da Satta a Lodovini, da Crescentini a Chiabotto; avete individuato la Simona Ventura del futuro?
GHERARDUCCI: «Ma noi neanche la cerchiamo. Vogliamo continuare così: serve per dare più materiale a Forest per le sue battute».
SANTIN: «Sono state tutte bravissime e le ringrazio. Ma il meccanismo prevede una partner diversa per Forest ogni sera e così sarà anche nella prossima serie».
Da osservatori della tv: da chi vi aspettate un buon materiale nella prossima stagione?
SANTIN: «Sarà la nostra redazione di ragazzi eccezionali a scovarlo. Non c’è roba che scegliamo prima per abitudine, quando lo facciamo prima le cose non vanno. Succedeva anche con il Grande fratello».
GHERARDUCCI: «Non c’è granché di nuovo, vedremo da settembre. Ci saranno alcune conferme come Ex on the beach, Pechino express, X factor, Masterchef, e ci saranno anche novità. Sarà nostra premura prenderli tutti per il culo».
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