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La passione

«Non ci posso credere, i Placebo a casa mia!» Fan sassarese in vent’anni ha assistito a 50 concerti in tutta Europa

di Alessandro Marongiu
«Non ci posso credere, i Placebo a casa mia!» Fan sassarese in vent’anni ha assistito a 50 concerti in tutta Europa

Francesca Puglia possiede una straordinaria collezione di dischi della band e ora è in fibrillazione per l’arrivo del gurppo nella sua città il primo agosto

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di Alessandro Marongiu Se Francesca non va dai Placebo, i Placebo vanno da Francesca: potremmo riassumerla scherzosamente così, questa bella storia ventennale di amore sconfinato di una fan verso il suo gruppo preferito. I Placebo sono la celebre band inglese che martedì 1° agosto si esibirà al Vanni Sanna in quello che è di gran lunga l’appuntamento estivo più importante per chi ama certe sonorità, e lei è Francesca Puglia, 34 anni, sassarese, prossima a concludere un dottorato in Sinologia a Berna e docente di Letteratura Cinese presso l’ateneo della nostra città, che del duo di Londra è un’appassionata come pochi altri se ne trovano. Passione inossidabile Per dare un’idea: «Non li ho contati, ma approssimativamente direi tra i 40 e i 50». Parliamo dei concerti dei Placebo cui Francesca ha assistito dal 2006 a oggi. Dove? «In Italia, certo, e poi molti in Inghilterra, ma anche in Germania, Francia, Belgio, Ungheria, Croazia e di recente in Svezia». Facile immaginare la sua reazione quando l’amico Fabio che vive in Francia le ha mandato un messaggio per dirle che i Placebo avrebbe suonato, letteralmente, a casa sua: «Ho pensato a uno scherzo, ovvio». Di lì a pochi minuti messaggi su messaggi di altri amici che le comunicavano il prossimo avvento (per lei lo si può definire così, più che un evento), sono poi seguite le verifiche e da ultimo la certezza definitiva.

 «Per 45 minuti sono stata come in apnea. Ho comprato subito il biglietto per me, mio marito, mia sorella e mio cognato, e pure per i miei genitori, che da quando ero un’adolescente sono testimoni della mia passione. Non sapendo dove avrebbero preferito stare, ho preso i biglietti sia per il parterre che per la gradinata. Mi sono detta: è l’occasione buona per fargli capire».

Galeotta fu “This Picture”, ascoltata in maniera del tutto casuale mentre, sul divano di casa, preparava una versione di latino per il giorno dopo: «Era il 2003, è stato l’inizio della fine» ci dice con una risata. Tempo tre anni e, dopo aver mandato un suo contributo realizzato con una semplice webcam, Francesca scopre di essere stata scelta per figurare nel videoclip di “Running Up That Hill”: «Non ci speravo, ho svegliato i miei alle 2 di notte per l’entusiasmo».

Non sorprenderà sapere che Francesca è anche una collezionista di ogni uscita discografica della band. I numeri, qui, aumentano: «Ho diverse centinaia di titoli, che cerco di tenere un vista nonostante la mole perché per me è un piacere anche fisico prenderli, studiarne i libretti nelle più diverse lingue, specie quelle orientali». Ma c’è qualcosa d’altro, di molto più profondo, in questa bella storia d’amore: «Devo molto ai Placebo, al mio trasporto nei loro confronti, non sarei la persona che sono se non mi ci fossi imbattuta. Non è solo per l’aspetto musicale. Il desiderio di vederli dal vivo mi ha portato a fare i miei primi viaggi, a lavorare per pagarmi biglietti e spostamenti, a guadagnarmi una mia prima indipendenza, ad aprirmi al mondo, alla diversità e alla complessità altrui».

L’attesa I concerti finora indimenticabili? «Diversi di quelli visti a Londra, poi Leeds e quello del 2010 a Sarroch. Non perché fosse in Sardegna, è che davvero quella sera avevano una marcia in più. L’attesa, ora, è per vederli in Asia». Intanto però c’è la data di Sassari dietro l’angolo. Prima di salutarla, le chiediamo a che ora si presenterà ai cancelli dello stadio: «Ancora non lo so. Ma so che non dormirò neppure per un secondo almeno da due giorni prima». In poche parole, appunto: l’amore.

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