La Nuova Sardegna

Nuova Estate Venerdi
La Nuov@ Estate

Anglona, sulle tracce delle antiche civiltà

di Mauro Tedde
Nulvi il pozzo sacro di Irru
Nulvi il pozzo sacro di Irru

Le affascinanti vestigia dei popoli che vissero per millenni nelle fertili pianure del Coghinas

18 agosto 2023
4 MINUTI DI LETTURA





In un “tempo mitico” le comunità dell’Anglona condivisero in parte un’antica discendenza comune derivata dall’antico popolo protosardo dei Balari proveniente dalla penisola iberica venuto a contatto con le comunità indigene che si stanziarono nelle fertili terre solcate dal Coghinas, scelte dai primi uomini che popolarono la Sardegna. I “Balaròi” che nell’antica lingua pre-romana dei corsi significava “fuggitivi-fuggiaschi” venuti a contatto con i locali durante i secoli furono sottoposti a un processo di assimilazione condividendo la cultura nuragica diffusa in tutta l’isola nota per la costruzione dei nuraghi, delle tombe dei giganti e dei pozzi sacri. In Anglona oltre a centinaia di nuraghi sono emersi sinora alcuni meravigliosi pozzi sacri, particolari strutture templari ipogeiche presenti in tutta la Sardegna e destinate durante l'Età del bronzo al culto delle acque. Uno di questi è quello inserito del sito archeologico di Irru, nelle campagne di Nulvi, un insediamento di dimensioni ragguardevoli, costituito dal nuraghe Irru, dal villaggio, dalle sepolture e da un pozzo sacro. Si raggiunge seguendo la segnaletica lungo la strada comunale Nulvi-Martis. Singolare per dimensioni, stato di conservazione e finezza della lavorazione degli elementi lapidei, il pozzo sacro rappresenta senza dubbio l’elemento di maggior rilievo del sito. Scoperto per caso alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, è stato oggetto di scavi da parte della Soprintendenza negli anni ’90 e ’91, durante i quali sono stati rinvenuti reperti che abbracciano un vasto arco temporale che si estende dal periodo nuragico (X-VII secolo A.C.) all’epoca bizantina, a testimonianza della notevole importanza di cui il sito ha sicuramente goduto per diversi secoli. Il pozzo sacro, datato intorno al 1000 a.C., è realizzato in pietra calcarea finemente lavorata e presenta dimensioni imponenti: 16 metri di lunghezza per 7,5 metri di larghezza. L’ingresso è costituito da un vestibolo lastricato su due diversi livelli: il primo atrio ha sul piano pavimentale una conca circolare e una canaletta che scarica in una vasca in pietra; il secondo atrio, più in alto, ha canaletta centrale e immette alla camera circolare del pozzo, profonda 4,5 metri e costruita con blocchi perfettamente levigati, disposti a filari regolari di uguale altezza. Per la tecnica costruttiva particolarmente raffinata e le bugne nei conci, il pozzo di Irru può essere paragonato a quello denominato “Predio Canopoli”, a Perfugas, realizzato probabilmente dalle stesse maestranze. La struttura, costruita con blocchi di calcare finemente lavorati, sorge nel cuore del paese, a pochi metri dalla chiesa parrocchiale di Santa Maria degli Angeli ed è costituita da un atrio rettangolare lastricato, da una scala con 8 gradini e dalla camera del pozzo a pianta perfettamente circolare. Fu scoperto casualmente nel 1923 durante operazioni di ricerca d'acqua effettuati dall'allora proprietario del predio adibito ad orto Domenico Canopoli e scavato l'anno seguente dall'archeologo Antonio Taramelli. Il Comune di Perfugas celebra quest’anno il centenario della sua scoperta con una serie di iniziative. Il monumento è uno degli esempi più raffinati di architettura connessa al culto delle acque. Il vestibolo, rettangolare (larghezza m 2,70; profondità m 1,88), con pavimento perfettamente lastricato, presenta alle pareti due banconi-sedile formati da due blocchi lavorati. Dal vestibolo si accede alla scala che con 8 gradini discende nella piccola camera del pozzo. La copertura è costituita da tre lastre disposte ad altezza scalare. Dal pozzo provengono interessanti ex-voto, tra questi, una figurina di toro, uno degli esemplari più raffinati della piccola plastica bronzea nuragica. Il sito è databile al Bronzo medio (1500-1200 a.C.). A Niedda, sempre in territorio di Perfugas, nei pressi del nuraghe sorge invece l’omonima fonte sacra, monumento di eccezionale valore. E’ databile all’ultimo periodo del nuragico, quando non si costruirono più le torri e si realizzarono diversi “sacrari federali” nei quali, frequentemente, erano ricompresi i pozzi sacri realizzati con conci isodomi e arricchiti con elementi scultorei. La fonte nuragica di Niedda è un sito poco conosciuto completa l’itinerario di Perfugas che comprende il museo MAP, il retablo di San Giorgio e il posso sacro “Predio Canopoli”, curato dalla cooperativa Sa Rundine. Un’altra fonte sacra di grande fascino sorge in cima al Monte Ultana, lungo la statale Laerru- Sedini, un interessantissimo complesso in posizione dominante tra le vallate dei rii Altana, Anzos e Silanis. Il sito fu frequentato, senza soluzione di continuità, dal Neolitico all'Alto Medioevo.

In Primo Piano
Trasporti

Il volo Napoli-Alghero cancellato nella notte, Ryanair lascia i passeggeri a terra

di Enrico Carta
Le nostre iniziative