Monteleone Roccadoria, il borgo medievale ricco di storia, incastonato tra acqua, roccia e cielo
Se non fosse che quello squarcio nella parete della cava di tufo fu il risultato di un crollo naturale, si potrebbe pensare che qualcuno lo abbia voluto aprire apposta, per rendere ancora più scenografica la vista sul lago. Anche perché con quel varco si fondono due dei tratti più identitari di Monteleone Rocca Doria: l’acqua e la roccia. L’acqua del lago del Temo, che intorno alla collina forma una grande ansa, quasi a stringerla in un rassicurante abbraccio, e la roccia de Su Monte e delle cave di tufo, che per molto tempo hanno rappresentato la risorsa economica più importante del borgo. Per questo l’amministrazione comunale guidata dalla sindaca Giovannina Fresi intende investire molto su quella cava, “Su Giardinu”, per riqualificarla e realizzare al suo interno uno spazio di servizi ed un teatro a cielo aperto. «Trasformando quelle che furono due gravi ferite – dice la sindaca – le cave e il crollo, in una risorsa per la rivitalizzazione del borgo e del territorio». Per fare di Monteleone un «centro pilota» nella rinascita dei piccoli borghi, proprio partendo dalle sue dimensioni – 102 abitanti – che ne fanno il centro più piccolo della provincia di Sassari, e il secondo più piccolo della Sardegna dopo Baradili che di abitanti ne fa 78. Adagiato sulla collina di Su Monte, alta solamente 421 metri, ma di fatto inespugnabile, circondata com’è per tre quarti dall’ansa del Temo, e per la parte restante da una parete rocciosa a picco, Monteleone Rocca Doria si prestava egregiamente all’insediamento fortificato. Lo capirono i Doria, che sul borgo regnarono per tre secoli – vi nacque anche quel Brancaleone che poi andò in sposo alla giudicessa Eleonora d’Arborea – e ne furono cacciati solamente nel 1436, quando gli aragonesi riuscirono a impadronirsene dopo aver affamato le milizie e la popolazione con un assedio durato più di due anni. Allora il paese venne distrutto insieme al suo castello, e i suoi abitanti furono costretti a riparare nella vicina Villanova, che proprio per questo prese il nome di Villa Nuova di Monteleone. L’odio degli assedianti fu tale che imposero la pena di morte per coloro che in qualsiasi modo ne avessero tentato la ricostruzione. E solo circa un secolo dopo, Bernardo Simò acquistò le rovine del castello e parte dei territori e favorì, con il permesso accordato Carlo V, la rinascita del borgo. Che conserva ancora importanti segni di quell’epoca. Fra tutti il castello, eretto nel XIII secolo, e di cui oggi rimangono significativi ruderi. La chiesa di Santo Stefano, invece, è giunta fino a noi in ottime condizioni, ed ancora oggi è aperta al culto, essendo la parrocchiale del borgo. La chiesa è formata da due navate, la più antica, realizzata nel XIII secolo, era la cappella dei Doria. L'altra venne affiancata alla prima dopo che nel 1536 Carlo V diede il permesso di ricostruire il paese. L’altra chiesa è quella di Sant’Antonio Abate, che risale al XII secolo, e fu la parrocchiale dell'antichissimo borgo. Nel territorio, anche testimonianze archeologiche, con la domus de janas di Furrighesos, alcuni nuraghi e, in particolare, il centro di “Sa Tanca 'e sa Mura” che, attualmente sommerso dalle acque del bacino dell'alto Temo, emerge da esse nei periodi di secca, e rappresenta l'unico impianto punico abitato rinvenuto nel nord Sardegna e uno dei pochissimi in tutto il Mediterraneo. Da non perdere il Museo della panificazione, che custodisce l’antica sapienza delle donne nella confezione dei pani cerimoniali. Monteleone, è stato scritto, «è un bellissimo paesino che sembra uscito dalle fiabe di Andersen, ricco di vicende storiche e leggende assai curiose”. Una di queste narra di una principessa che, per sfuggire al nemico, si buttò giù dalla parete rocciosa avvolta da sette materassi, sperando di sopravvivere. Purtroppo, così non fu, ma quella parete, da allora, venne chiamata “Rocca della Regina”. Quella rocca che in anni recenti è stata attrezzata da scalatori di fama internazionale con diverse vie ferrate, ed è diventata una delle attrazioni più importanti in Sardegna per gli appassionati del genere.
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