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Putifigari, paese medievale con due passioni il buon cibo e la lavorazione della pietra

di Franco Cuccuru
Putifigari la Tomba di S'Incantu
Putifigari la Tomba di S'Incantu

18 agosto 2023
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Comune collinare di origine antica, Putifigari borgo agropastorale, sorge alle pendici di un colle a 267 metri sul livello del mare, situato nell’entroterra della costa algherese è raggiungibile con la SS127bis Settentrionale Sarda, il cui tracciato si snoda a circa otto chilometri dall’abitato. La superficie del suo territorio è prevalentemente collinare e i principali corsi d’acqua sono a carattere torrentizio. Il territorio comunale ha un profilo geometrico irregolare, con variazioni altimetriche molto accentuate. Putifigari, la sua denominazione, che nella parlata locale è Putivigàri o Potivigàri, deriva dal sardo logudorese Púttu, che indica un Pozzo, e dal termine Ficus, che indica un Fico. Il comune basa la sua economia soprattutto sulla tradizionale attività agricola e di allevamento. Putifigari è anche rinomato per la lavorazione della pietra, ci sono molti muraioli anche di giovane età. Ha un laboratorio artigianale molto apprezzato “Oasi della pasta fresca”, dove si produce pasta fresca e dolci tipi del paese. L’apparato ricettivo offre possibilità di ristorazione e di soggiorno con due strutture attive e un affittacamere. Le origini del suo territorio vengono fatte risalire all’età preistorica, come attestano i ritrovamenti effettuati in esso. Come paese, comunque, Putifigari nasce in epoca medievale, quando appartiene al Giudicato di Logudoro, nella curatoria di Fiolinas. Nel 1255, con la morte di Adelasia di Torres, diviene possedimento dei Doria, che lo amministrano per diverso tempo. Passato sotto il controllo degli Aragonesi, intorno al 1365 re Pietro IV d’Aragona concede il feudo a don Pedro Boyl, il quale ne progetta l’impianto generale, vi fa costruire nuove abitazioni e ristrutturare l’antico Palazzo Baronale. Nel diciassettesimo secolo la famiglia Boyl si imparenta con la famiglia dei Pilo, grazie al matrimonio di Margherita Boy con don Matteo Pilo. A seguito di questo evento, si iniziano ad attuare politiche di ripopolamento, che vi portano anche la presenza di malviventi condannati al confino. Il comune di Putifigari nel 1928 viene aggregato al comune di Villanova Monteleone, ma nel 1947 viene nuovamente separato da esso. Tra le principali feste e sagre che si svolgono a Putifigari vanno segnalate, la terza domenica di maggio, la Festa patronale in onore della Beata Vergine di S’Ena Frisca, nella prima settimana di novembre, la Mostra Micologica ed Etnografica durante la quale si espongono diverse varietà di funghi raccolte nel territorio. La chiesa parrocchiale di Signora de S’Ena Frisca, si affaccia su piazza Boyl, edificata intorno al 1597. É stata fatta restaurare nel Settecento da Pio Boyl, ultimo Conte di Monteleone. La Necropoli ipogeica di Monte Siseri è una delle più grandi della Sardegna, è costituita da tre tombe, scavate in un anfiteatro naturale di tufo trachitico di colore rosato. Le prime due tombe sono una vicina all’altra, mentre la terza è un poco distante. Della necropoli è famosa soprattutto la Tomba I, chiamata anche Tomba di S’Incantu, che ha le pareti dipinte ed è ricca di figurazioni simboliche scolpite in rilievo. Significativa in questa tomba è la riproduzione del soffitto a doppio spiovente, tipica delle abitazioni dei vivi. Attualmente l’ipogeo è visitabile previa prenotazione per le escursioni chiamando ai numeri telefonici del comune.

«Sino a due anni fa il paese era estraneo allo spopolamento. Contava circa 730 abitanti sin dal 1980. In questi anni sono andati via diversi giovani in cerca di lavoro – ha detto il sindaco Giacomo Contini –. Putifigari dista pochi chilometri dal mare, dalla montagna, dal porto e dall’aeroporto è per questo che la gente rimane in paese. Però vista la brutta piega che stanno subendo i servizi essenziali al cittadino, qualcuno è portato ad allontanarsi dal paese. Dobbiamo fare in modo che questo non accada».

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