La Nuova Sardegna

L’intervista

Laura Morante: «Non potrei vivere senza teatro. Moretti? Un chiasso inaspettato»

di Alessandro Pirina
Laura Morante: «Non potrei vivere senza teatro. Moretti? Un chiasso inaspettato»

La grande attrice oggi (sabato 19) a Porto Rafael: «Le figure femminili della tragedia greca sono senza tempo»

19 agosto 2023
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A quasi quarant’anni da “Bianca” c’è ancora chi la definisce la musa di Nanni Moretti. Sicuramente è il film che l’ha fatta conoscere al grande pubblico, che l’ha catapultata nel grande cinema, ma basta scorrere i titoli delle pellicole che l’hanno vista protagonista, i nomi dei registi che l’hanno voluta sul set per toccare con mano la grandezza della carriera di Laura Morante. I Bertolucci, Amelio, Giordana, Monicelli, e poi Salvatores, Del Monte, Virzì, Figgis, Malkovich, Placido, Muccino, Verdone, Avati, Andò, Luchetti, Archibugi. Ma accanto al cinema nella sua vita non poteva di certo mancare il teatro. Ed è proprio con una pièce, “Notte di sfolgorante tenebra”, per la regia di Daniele Costantini e con le musiche di Francesco Mariozzi, che questa sera l’attrice toscana sarà protagonista a Porto Rafael della rassegna “Vele spiegate”, che, organizzata dal Consorzio guidato da Nino Tatriele, ha visto questa estate sfilare nel Giardino dei Sogni artisti del calibro di Andrea Griminelli, Adriano Giannini e Raffaello Fusaro. Sul palco accanto al mare Morante darà voce a sei straordinarie figure femminili delle tragedie di Eschilo, Sofocle ed Euripide, sullo sfondo della fine della guerra di Troia. Accogliendo e rielaborando opere differenti, i sei monologhi mettono in scena sei personaggi controversi: tre donne greche, Clitemnestra, Elettra ed Elena, e tre troiane, Cassandra, Ecuba e Andromaca, che hanno pagato tutte un amarissimo tributo, al di là di vittoria e sconfitta.

Signora Morante, sei figure femminili, sei donne con storie diverse. C’è qualcosa che le accomuna?
«Sicuramente la guerra che contrappone greci e troiani. È quello il terreno comune in cui si sviluppano le loro storie. Da una parte, i greci trionfatori, dall’altra, i troiani sconfitti».

È possibile attualizzare queste figure femminili che risalgono a decine di secoli fa?
«Io penso che le figure del teatro greco siano archetipi intramontabili. Non vedo alcuna necessità di attualizzarli, non ne hanno bisogno. Non provengono dal teatro di stile naturalistico che riproduce realtà contingente, bensì dal teatro immaginario».

Tra le sei donne che porta in scena c’è una che ama più delle altre, una preferita?
«Preferita non saprei, ma mi piace molto Clitemnestra. È stata così vilipesa che arrivo a capire quella sua collera irriducibile contro Agamennone. È un personaggio davvero interessante, una donna che rivendica la necessità di vendicare la morte del figlio, il sacrificio della figlia. È una donna molto bistrattata che a me piace parecchio. Magari in Euripide meno, ma in Eschilo è un personaggio meraviglioso».

Quest’anno ha ricevuto il premio Eleonora Duse. Cosa è per lei, star del cinema, il teatro?
«A me piace tornare a teatro, ne sento il bisogno. Ma credo che qualunque attore che ami il suo mestiere ne senta il bisogno. Ho vissuto in Francia per dieci anni e lì non c’è distinzione, tutti gli attori fanno teatro anche se sono star del cinema. Io amo il teatro per tante ragioni. Lo vivo come una sfida per vincere la paura. Io sento molto la paura del palcoscenico, perché si entra in scena dal vivo, senza rete. C’è un rapporto molto vivo con il pubblico, per certi aspetti paritario. Al cinema siamo protetti dalla irrealtà».

Ha da poco finito le riprese di “Un altro Ferragosto” di Paolo Virzì, sequel di “Ferie d’agosto”. Come è stato ritrovarvi sul set dopo quasi 30 anni?
«Bello, divertente ma anche malinconico, perché rispetto ad allora mancavano alcune figure, attori e personaggi importantissimi. Come Ennio Fantastichini e Piero Natoli». Con Virzì ha lavorato, anche se solo come voce narrante, in “Tutta la vita davanti”, ispirato al libro di Michela Murgia. Ha mai conosciuto la scrittrice sarda appena scomparsa?
«Non l’ho mai conosciuta e non mi sono fatta alcuna idea su di lei. Non l’ho mai letta, so che appariva in televisione ma non l’ho mai vista. Ho letto alcuni necrologi, ma, come ben sa, quelli sono spesso fuorvianti. È difficile capire come era una persona dopo la sua morte, perché c’è sempre una tendenza a enfatizzare certi aspetti».

È reduce dal successo della serie “A casa tutti bene” di Gabriele Muccino. Per lei, nata nel grande schermo, la tv è una resa o semplicemente un cambio dei tempi?
«Tutte e due le cose. Mi spiace che la sala muoia. Oggi si continua a girare, ma pochi film arrivano in sala e ci restano per poco. E così i cinema chiudono. Il rapporto tra spettatore e opera è molto diverso se la fruizione è quella classica, dal grande schermo. Anche il fatto stesso di muoversi da casa per andare al cinema modifica il rapporto con l’opera e, in qualche modo, modifica anche l’opera stessa».

Quest’anno è uscito un film con un ricco cast, “Il sol dell’avvenire” di Nanni Moretti, ma si è parlato più di lei che non c’era che degli altri attori protagonisti: cosa ha provato?
«Sembra la famosa battuta di Nanni Moretti: “mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”. Non so davvero che dire. Di certo, io non avevo previsto tutto questo chiasso».

“Ciliegine”, “Assolo”: quando il terzo film da regista?
«Non abbiamo trovato i soldi per finanziarlo e questo mi ha costretta a fermarmi».

Lo sciopero degli attori sta bloccando Hollywood. In Italia si riuscirebbe a fare una simile protesta?
«Ne so veramente pochissimo, sono stata fuori e non so bene quali siano i motivi».

Laura Morante e la Sardegna. Qualche legame particolare?
«Non ho mai girato qui, ma ho dei ricordi legati a quando, tanto tempo fa, mio fratello viveva in Sardegna. Stava in Barbagia. Ricordo questi paesini abitati in determinate stagioni solo da donne, vecchi e bambini, perché gli uomini erano quasi tutti pastori. Mi colpiva questo falso patriarcato che di fatto diventava matriarcato. Mi piacevano queste case popolate di sole donne. Lo ricordo come un periodo felice».

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