La Nuova Sardegna

L'intervista

Giucas Casella: «Pippo Baudo mi scoprì grazie a Edda Ciano. Un ministro rimase con le mani intrecciate»

di Alessandro Pirina
Giucas Casella: «Pippo Baudo mi scoprì grazie a Edda Ciano. Un ministro rimase con le mani intrecciate»

L’illusionista siciliano si racconta tra il successo in tv e l’amore per l’isola: «Ogni volta che vengo a Ovodda mi sembra di tornare a casa»

17 novembre 2023
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«Guardami, guardami. Quando lo dirò io, quando lo dirò io». Quante volte queste parole ci hanno ipnotizzati davanti alla tv. Dall’altra parte dello schermo c’era lui, Giucas Casella. Qualcuno, forse, sarà rimasto anche con le mani intrecciate. Chissà. Di certo i suoi show, le sue magie, le sue ipnosi vere o presunte sono state viste da milioni di persone. E non solo in Italia. Tanto che ancora oggi, a più di quarant’anni dal grande successo che lo fece diventare uno dei volti più popolari del piccolo schermo, quando pronuncia quelle parole “magiche” l’effetto ipnotico è sempre lo stesso.

Giucas, cosa c’è scritto sulla sua carta di identità?

«Ho soltanto il passaporto, perché amo viaggiare. Io comunque mi definisco un mentalista».

Da bambino cosa sognava?

«Stavo in collegio fino ai 13 anni e mi immaginavo un futuro glorioso, perché avevo tanta voglia di girare il mondo».

Quando scocca la sua passione per il paranormale?

«Al collegio avevo visto un film su un ipnotizzatore e da lì mi è scattata questa cosa. Poi da ragazzino giravo l’Italia facendo l’artista di strada: mettevo gli spilloni, facevo il fachiro. Vivevo in questo modo. Poi un giorno andai a trovare mio cugino a Torino e mi portò in discoteca. Lui mi disse: “fai una delle tue cose, così ci fanno entrare gratis”. E così feci un numero di ipnosi. A quella serata c’era gente importante, tra cui un manager svizzero che mi invitò a Lugano e mi disse: “ti faccio diventare il numero uno”. Feci il mio debutto alla Romantica, dove c’era un musical: mi esibii come fachiro, feci l’ipnosi. E lì venni notato da un altro che mi propose di andare a lavorare sulle navi da crociera».

Fu la svolta?

«In qualche modo sì. Lavoravo sulla Achille Lauro, facevamo il giro del mondo. Io intrattenevo il pubblico facendo i miei esperimenti. Poi morì mia madre e tornai in Italia. A quel punto pensai di smettere con il mio lavoro e di ritirarmi in Sicilia. Invece, decisi di iscrivermi a ipnoterapia e tornai a Roma. Un giorno, mentre camminavo per la Capitale, mi sentii chiamare: “Giucas, che fai?”. Era Edda Ciano, la figlia di Mussolini, che avevo conosciuto sull’Achille Lauro. E io: “contessa, non voglio più fare crociere, mi sto dedicando alla ipnoterapia”. Ma lei insistette: “ti chiedo di farmi un regalo, ti organizzo uno spettacolo al Bagaglino”. Accettai e quella sera, dopo uno spettacolo di più di un’ora, mi sentii dire: “c’è la segretaria di Pippo Baudo che ti vuole parlare”».


Cos’è per lei Pippo Baudo?

«Pippo è colui che mi ha portato in tv. Ai tempi aveva una rete in Sicilia. Rimase scioccato da me: non si aspettava che i suoi amici restassero tutti con le mani intrecciate. Anche perché non era un pubblico di miei possibili compari. E così da lì mi portò subito a Domenica in».

Ed è successo immediato: in tv spopola, al cinema interpreta sé stesso nei film con Johnny Dorelli e Paolo Villaggio, Gigi Sabani la imita a Fantastico...

«Questa cosa mi ha consacrato. All’inizio mi lamentavo per questo tormentone che faceva Sabani. Andai dal direttore di rete. E lui: “ma scherzi? Essere imitati significa essere popolarissimi”. Aveva ragione lui. E infatti con Gigi poi siamo diventati amici, abbiamo fatto tante serate assieme».

Erano gli anni degli illusionisti in tv: quali erano i suoi rapporti con Silvan e gli altri?

«Io andavo d’accordo con tutti, Silvan è sempre stato carino con me. Ci siamo incontrati più volte. Oggi la magia in tv non c’è più, non c’è più neanche un Silvan e questo mi dispiace».

Secondo lei perché?

«Non so dare una risposta. In Italia è così, ma negli altri paesi i prestigiatori funzionano».

Guadagnava molto?

«Non c’erano grandi cachet, il giusto. Meglio all’estero».

Dove ha portato i suoi show?

«Dappertutto. Mai potrò dimenticare quando sono stato in Germania. Andai in tv e a rimanere con le mani intrecciate fu un ministro. Questo mi diede una popolarità pazzesca e cominciai a girare tutto il mondo».

Dalla Domenica in di Baudo a quella di Mara Venier.

«Mara è la mia sorellona, ci sentiamo tutti i giorni. Un giorno mi invitò nella sua trasmissione e ci sono rimasto per anni».

Mara Venier la prende in giro, dice che i suoi show non sono veri...

«Mi provoca sempre, e fa bene».

A chi mette in dubbio le sue capacità cosa risponde?

«Il pubblico è spesso scettico, ma io faccio i fatti. E infatti ho lavorato in tutte le tv del mondo».

Le sue performance sono spettacolo o magia?

«Tutti e due. Ma io vado in ipnosi veramente».

Quante mani ha intrecciato?

«Tantissime, e succede ancora oggi quando vado in tv».

Qualcuno ha avuto paura?

«Nessuno, l’ipnosi fa bene, mica fa male».

La migliore performance?

«A Domenica in facevamo le interviste in ipnosi. Ricordo Paolo Villaggio, ma erano tutte divertenti e interessanti. Veniva sempre fuori qualcosa».

Nel suo curriculum ci sono isole dei famosi, il grande fratello: cosa le hanno lasciato questi reality?

«Tutte esperienze molto positive. Amo l’Isola, la rifarei diecimila volte. E dal Grande fratello non mi aspettavo tutto quel successo. Mi ha fatto risvoltare e mi ha dato una grandissima popolarità, soprattutto tra i giovanissimi».

E al Grande fratello ha reso famoso Ovodda.

«Io lo adoro, ci sono stato spesso. È il paese di Giuseppe Cinelli, il mio più stretto collaboratore da oltre trent’anni. E tornerò il 15 dicembre per la sua mostra su Barbie. Quando sono a Ovodda mi sento a casa. Ma a me piace tutta la Sardegna, un’isola straordinaria, positiva in tutto. Mi ha sempre accolto bene».

Il suo rapporto con i social?

«Ottimo, ma è Giuseppe che segue tutto, lui è la mia ombra».

Cosa pensa della tv di oggi?

«Mi piace, ma si brucia tutto facilmente, non è più come una volta. Credo che ci sarà sempre più informazione e meno spettacolo».

Se Giucas Casella iniziasse a fare tv oggi cosa farebbe?

«Non lo so, e neanche ci penso. Il mio pensiero fisso è solo campare fino a 110 anni».
 

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