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L'intervista

Katia Ricciarelli: «Da bimba prodigio cantavo per 50 lire. Pippo? Grazie a lui so fare televisione»

di Alessandro Pirina
Katia Ricciarelli: «Da bimba prodigio cantavo per 50 lire. Pippo? Grazie a lui so fare televisione»

La cantante lirica racconta la sua lunga carriera e l'amore per la Sardegna

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La sua voce è risuonata nei teatri più importanti del mondo. Per decenni è stata la regina della musica lirica. Ma Katia Ricciarelli ha fatto anche cinema e televisione, e sempre da protagonista. E poi il matrimonio con colui che era il re incontrastato della tv che l’ha trasformata in un personaggio da copertina. Una vita da star, insomma.

Signora Ricciarelli, le capita mai di fare un bilancio della sua carriera?
«Per forza, anche se una volta che lo fai non cambia niente. Sicuramente è positivo, anche perché canto dal 1959. Su questo gioco con il pubblico. “Oggi celebro i miei 54 anni”, dico. E tutti perplessi. “Che c’è da ridere? – allora aggiungo io –. 54 anni di carriera, che credevate?».

Quando scoprì di avere speciali doti canore?
«A 8 anni. Come tutti i bambini che cantano avevo una impostazione lirica. Poi ovvio che la voce da soprano non è dipesa da me, è un dono della natura. E così ho iniziato a esibirmi. Da bambina prodigio fu una grande soddisfazione guadagnare 50 lire per mia mamma e le mie sorelle. A casa eravamo solo noi. Più avanti ho cominciato a lavorare in una fabbrichetta per poter andare al Conservatorio».

Fu difficile convincere sua madre che voleva diventare una cantante lirica?
«No, mia mamma è stata un angelo. Mi ha sempre detto: “fai quello che vuoi, e se posso io ti aiuto”. E ai tempi non è che soldi ce ne fossero molti. Ma di me era orgogliosissima. Quando sentiva una bella voce alla radio o in tv: “brava, ma mia figlia...».

Quando si rese conto di avercela fatta?
«Quando ho vinto il concorso verdiano indetto dalla Rai. Era il 1971. Lì ho capito che non era una mia fisima. “Se mi hanno presa vuole dire che piaccio”, dicevo tra me e me».

Ha mai incrociato Maria Callas?
«Mai. Per lei ho sempre avuto una grande ammirazione, perché è quella che ha dato la svolta al soprano: non solo voce ma anche interpretazione. Fino ad allora i soprani, ma anche i tenori, non esprimevano granché».

Chicago, la Scala, Royal opera house di Londra, Metropolitan di New York: l’emozione più grande?
«Non c’è un teatro che dà una emozione più di un altro. Prima di andare in scena sei sempre emozionato e una volta che sei sul palco non pensi che sei alla Scala o al Metropolitan, ma solo a cantare. Conta il pubblico, è quello che ci fa cantare meglio. Noi cantanti lirici, e non solo, abbiamo uno strumento incorporato dentro di noi e riusciamo a farlo vibrare a seconda della nostra emozione attraverso la voce. E se non hai niente da dire arriva solo un suono».

L’incontro con Luciano Pavarotti?
«Ho avuto la fortuna di lavorarci, di fare un disco di duetti con lui, come anche con Josè Carreras e Placido Domingo. Era un uomo di grande simpatia e molto determinato. Se voleva fare un’opera diceva agli altri due grandi tenori: “quell’opera è mia”. Aveva la delicatezza, il coraggio e l’onestà di dirlo in faccia. Altri fanno tutto alle spalle».

Quando incontra Pippo Baudo lei è già famosa, ma il matrimonio le dà una grande popolarità: come viveva questo eccesso di visibilità?
«All’inizio feci un po’ fatica, non era il mio ambiente. Poi mi sono abituata alle fotografie, alle interviste. E questo mi ha fatto capire che non c’è cosa più bella di essere del pubblico. Il pubblico è necessario. Non capisco quegli artisti che fanno gli schizzinosi, che escono dalle porte di servizio. Ma come si fa? Noi dobbiamo sempre uscire dalla porta principale quando c’è il pubblico che ci aspetta».

Le dà fastidio che ancora oggi le si chieda di Pippo Baudo?
«Non è che mi dia fastidio, ma è già stato detto tutto. È una persona a cui sono stata legata, a cui voglio bene, e spero che stia bene. Succede che due persone, seppur sposandosi per amore, a un certo punto si rendano conto che qualcosa non funziona».

Per anni ha frequentato il sud della Sardegna. Che ricordi ha di quelle estati sarde?
«Per 15 anni a Torre delle Stelle. Poi ho venduto la casa a mio marito e lui l’ha rivenduta».

Nel 1992 è stata anche la madrina del centenario della Nuova Sardegna.
«Mi piace tanto la Sardegna, dal mare all’interno. Mi spiace non venire più. Ma quando sei sola che fai? Però ho tanti bei ricordi che non voglio andare a rivangare, a rivedere. Quando una cosa finisce preferisco ricordare solo le belle cose».

Grazie a Pupi Avati è diventata anche attrice. Come è avvenuto il passaggio al cinema?
«Quando mi chiamò rimasi molto impressionata. Fu Pippo a dirmi: “vai, Pupi è un uomo molto intelligente, se ti ha chiamata vuole te”. Ero preoccupatissima, temevo il confronto con tutte le bellone del cinema. Andai trattenendo le guance e la pancia per sembrare più magra. Quando mi disse che non avrei dovuto cantare, ma che dovevo fare la protagonista allora ho capito che mi voleva così come sono e mi sono rilassata. E così con Pupi ho fatto il primo film, poi è arrivato il secondo, poi il terzo».

Un no che le pesa?
«Milly Carlucci mi ha chiesto più volte di fare “Ballando con le stelle”, ma siccome sono una pignola non mi pare sia il caso di farlo a una certa età».

In tv ha fatto di tutto: conduttrice, giurata, opinionista, concorrente. Rifarebbe tutto?
«Sicuramente sì. In questo sono molto grata a Pippo. Con lui ho imparato molte cose, come avere i tempi giusti in tv».

Capitolo politica: ha detto di essere di destra, da sempre berlusconiana, ma una volta si candidò con Sergio D’Antoni e Giulio Andreotti.
«Non è che loro siano di sinistra. Ma in quel caso diciamo che me lo chiese mio marito».

Le piace Giorgia Meloni?
«Il fatto che sia una donna mi rende orgogliosa. Io sono dalla parte delle donne, non di tutte. Ce ne sono che non sanno fare niente, come tanti uomini. Lei mi piace: è valida, ha un coraggio da leone, capacità di esprimersi. È chiaro che una donna così importante a molti dia fastidio. Ha il piglio di un uomo, anzi è più uomo di tanti altri».

Cosa c’è nel suo futuro?
«Io guardo il presente, né il passato né il futuro. Dopo decenni con le opere programmate anche tre anni prima, ora vivo giorno per giorno. In questo modo mi diverto di più e durerò più a lungo come essere umano».

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