Al Bano, Marco Carta, Manuel Pia e Dalila Di Lazzaro: la carica dei delusi di Sanremo
Sono tanti gli artisti che hanno presentato un brano al festival e non sono stati selezionati da Amadeus
Dieci giorni dopo l’annuncio della lista dei big di Sanremo restano ancora le polemiche e soprattutto i malumori di chi non è riuscito a entrare a fare parte dell’ambitissimo elenco di Amadeus. Difficile ovviamente che tutti gli aspiranti protagonisti del festival potessero sbarcare all’Ariston – Amadeus ha parlato di oltre 400 canzoni arrivate alla sua attenzione – ma alcuni nomi tra gli esclusi destano stupore. A partire da Al Bano, 15 partecipazioni, una vittoria, due argenti e tre bronzi. «Avevo presentato due brani: “Ci devi credere”, scritto con Francesco Vaia e dedicato allo Spallanzani, e un altro molto interessante che mi ha passato Pasquale Mammaro. Ma Amadeus non ha accettato né l’uno né l’altro». Il cantante di Cellino San Marco ha poi ribadito che quello del 2024 «sarebbe stato l’ultimo Sanremo che avrei fatto, perché ormai l’età mi consiglia così, ma Amadeus non ha accettato i miei brani. Non sono sicurissimo che non li abbia ascoltati, ma ne sono quasi certo». In realtà, il direttore artistico aveva detto ad Al Bano che, dopo la super ospitata di un anno fa con Gianni Morandi e Massimo Ranieri sarebbe stato meglio restare fuori dalla gara, ma «io ho la testa dura e ho mandato lo stesso le mie canzoni».
Al Bano non è l’unico big rimasto fuori dall’Ariston. Insieme a lui anche altri ex vincitori come Ermal Meta, Alexia, Fabrizio Moro, Francesco Gabbani, oltre ai Jalisse, che non sono mai più riusciti a partecipare dopo il primo posto del 1997 con “Fiumi di parole”. Anche quest’anno, per la 27esima volta di fila, hanno mandato la loro canzone ma il verdetto è stato quello degli anni scorsi: non sei stato fortunato, ritenta. La stessa risposta che avrebbero avuto anche due signore della canzone, due regine del festival come Patty Pravo e Marcella Bella. O ancora Malika Ayane, Alan Sorrenti, Zero Assoluto. Michele Bravi ha postato sui social un video in cui era evidente la sua delusione, mentre Arisa, anche lei ex vincitrice, aveva fatto capire di sperare nella selezione con un paio di dita incrociate postate prima che Amadeus rivelasse i cantanti in gara.
Non ha fatto esplicito riferimento al festival, ma ovvio che Marco Carta, che aveva espresso la voglia di tornare all’Ariston dove aveva vinto nel 2009, nel suo post abbia voluto esternare la sua delusione. «Così tante volte ho pensato di non farcela che ormai ho perso il conto. Ogni volta mi sono dovuto ricredere. Appena apprendo qualcosa che non mi piace o mi fa male sto zitto. Mi chiudo e mi cullo, da solo, come se niente e nessuno mi potesse capire. Succede sempre e dura qualche giorno, poi miracolosamente una mattina apro gli occhi e vedo “il fatto” più piccolo». In un’intervista alla Nuova Mal aveva detto di avere presentato un brano anche quest’anno, ma di non avere alcuna fiducia «perché non ho santi in paradiso. Sanremo è più orientato verso il rap. Dovrebbero farsi due festival: uno per le canzoni italiane, melodiche, orecchiabili, l’altro per questa roba di passaggio».
Tra i delusi del festival c’è anche Manuel Pia, cantautore cagliaritano, che aveva presentato un brano scritto a quattro mani con l’attrice Dalila Di Lazzaro, la sua compagna. «Già in passato, nel 2012, avevo fatto le selezioni per Sanremo giovani: uno dei giurati, artista famoso, si era anche alzato in piedi ad applaudirmi, ma alla fine non passai la selezione. Ci ho provato anche altre volte. Come l'anno scorso e quest’anno. Con Dalila abbiamo pensato a un bel pezzo per il festival, scritto da noi due, con le mie musiche. Purtroppo neanche stavolta è andata. Mi spiace, perché ormai noi cantautori siamo penalizzati. Al festival e non solo, si privilegia chi esce dai talent o da youtube. Oggi è sempre più difficile fare musica vera». Manuel Pia cita Enrico Ruggeri. «Ha ragione quando dice: abituate i vostri figli ad andare ai concerti veri, non ad ascoltare gente che prende migliaia di euro per cantare per 20 minuti con l'autotune e spesso non sa neanche farlo e senza nemmeno musicisti sul palco. Oggi cantautori e musicisti famosi fanno fatica, figuriamoci chi lo è meno e vuole far sentire la sua musica dal vivo e conquistarsi il pubblico mettendosi in gioco. Non ci sono più i locali di una volta e gli spazi sono sempre meno per chi fa il cantautore. Dobbiamo fare in modo che la gente si riabitui alla musica vera, soprattutto i giovani, e che la musica torni a essere musica da poter dare un valore a questa società quasi priva di valori che macina istantaneamente tutto con spietato cinismo».
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