La Nuova Sardegna

L’intervista

Gigio Alberti: «Da Gabriele Salvatores a Paolo Virzì, la mia vita tra teatro e cinema»

di Alessandro Pirina
Gigio Alberti: «Da Gabriele Salvatores a Paolo Virzì, la mia vita tra teatro e cinema»

L’attore milanese in tour nell’isola con “Vicini di casa” e dal 7 marzo in sala con il sequel di “Ferie d’agosto”

04 febbraio 2024
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Dopo Tempio, Olbia e Alghero i “Vicini di casa” saranno oggi a Macomer e domani a Sanluri, ultime due tappe, sotto le insegne del Cedac, di una breve tournée nell’isola di questa commedia libera e provocatoria sul sesso che arriva dalla Spagna. Testo di Cesc Gay, regia di Antonio Zavatteri, sul palco, accanto ad Amanda Sandrelli, Alessandra Acciai e Alberto Giusta, c’è anche Gigio Alberti, attore che da sempre si divide tra teatro, cinema e tv.

Alberti, crede che in Italia questa commedia sarebbe stata scritta in modo diverso?

«Non è un caso che sia stata scritta in Spagna, dove sono molto più liberi nel trattare il sesso e tutto ciò che gli ruota attorno. Hanno avuto Pedro Almodovar che ha aperto le porte a una visione più libera, anche se la commedia ruota proprio tra queste due visioni, una più aperta e libertaria e l’altra più tradizionale. Alla fine credo questo confronto sia costruttivo».

Cosa l’ha colpita di questo testo?

«È veramente molto divertente. Ci sono battute fulminanti. Il lato comico è fortissimo, anche se racconta una situazione che non definirei proprio leggera».

Lei è Giulio, sposato con Anna. Una coppia come tante.

«È una coppia in cui mediamente si riconosce il pubblico. Persone normali. Gli altri due, invece, fanno parte di un mondo che conoscono in pochi».

Com’è dividere il palco con Amanda Sandrelli?

«C’è grande feeling tra tutti. E di questo va dato atto al regista Antonio Zavatteri. Noi quattro ci conoscevamo solo relativamente, non avevamo mai lavorato assieme. Lui ha puntato molto sulla creazione di un legame tra di noi che in qualche modo riproducesse realisticamente i rapporti normali delle coppie. Questo ci ha aiutato molto a entrare in sintonia».

Lei è l’attore feticcio di Gabriele Salvatores: sei film. Come nasce questo sodalizio?

«C’è chi ha fatto più film di me con Gabriele (ride, ndr). Il nostro legame nasce tantissimi anni fa al Teatro dell’Elfo. Per uno spettacolo riunì tanti giovani attori: Paolo Rossi, Silvio Orlando, Bebo Storti, Antonio Catania. Un gruppo in cui ognuno ha fatto parecchia strada e io ci sono capitato in mezzo. È stata un’esperienza felice, abbiamo girato l’Italia per tre anni e si è creato un rapporto di amicizia che non si è mai interrotto».

Con “Mediterraneo” vinse il premio Oscar. Come visse quel momento?

«Fu totalmente inaspettato. Quando si girava nessuno ci pensava, neanche lontanamente. Era un film abbastanza povero, non aveva grandi ambizioni. Gabriele aveva fatto sempre quel tipo di film, ma “Mediterraneo” era anche figlio - perché c’è sempre la sua capacità di racconto straordinaria - di un rapporto che lui abilmente cerca tra gli attori. Prima di girare c’era ovviamente lo studio del copione, ma era relativo. Era più importante creare un rapporto tra gli attori di modo che entrassero nel film quasi sottopelle, senza essere dichiarati».

In “Ferie d’agosto” di Paolo Virzì seduce e abbandona Sabrina Ferilli. Dopo 25 anni il 7 marzo arriva “Un altro Ferragosto” e sarà anche lei della partita…

«Paolo (Virzì, ndr) ha inseguito questa idea da tempo e con grande coraggio, perché non era semplice mettere mano a una cosa andata bene la prima volta. Ma lui ha voluto inseguirla per fare un affresco dell’Italia di oggi. E se nel primo, pur essendo divertente, non c’era grande ottimismo, posso garantire che questo è, sempre divertente, ma ancora meno ottimista sul futuro».

Ha lavorato con alcuni tra i più grandi registi, non solo Salvatores e Virzì, ma anche Marco Bellocchio, Gabriele Muccino, Francesca Archibugi, Luca Miniero. Da chi vorrebbe essere diretto?

«Ce ne sono tanti: Paolo Sorrentino, Matteo Garrone. Ne devo fare ancora di strada».

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