La Nuova Sardegna

L’intervista

Paola Minaccioni: «Vita, vecchiaia, solitudine: siamo tutti sulla stessa barca»

di Alessandro Pirina
Paola Minaccioni: «Vita, vecchiaia, solitudine: siamo tutti sulla stessa barca»

L’attrice in Sardegna con il suo spettacolo “Stupida show!”: «In tv sogno un programma stile Gialappa, ma mai rinuncerei alla radio»

14 febbraio 2024
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Da sola sul palco nei panni di una eroina moderna. O meglio una antieroina che attraverso un diluvio di parole riesce a trasformare le ferite e i fallimenti della vita in una comicità travolgente che ora contagerà anche il pubblico sardo. Lo “Stupida show!” di Paola Minaccioni sbarca targato Cedac nell’isola: domani ad Arzachena, venerdì ad Alghero, sabato a San Gavino e domenica a Sinnai.

Minaccioni, chi è la protagonista di questo spettacolo?

«Diciamo che interpreto un testo di Gabriele Di Luca che ha saputo raccontare con toni suoi propri l’excursus di una donna della mia età».

Non è dunque uno spettacolo autobiografico.

«Sembra ma non lo è, perché è scritto da un autore maschio. È uno spettacolo molto irriverente in cui la protagonista è una donna che porta addosso molte ferite e ha reagito alla fatica della vita in modo ironicamente sprezzante. Ha deciso di dire tutta la verità e rinunciare ai comodi salotti dell’ipocrisia».

Lo spettacolo fa ridere ma anche riflettere?

«È uno spettacolo un po’ catartico. Parlo di mamme a scuola, vecchiaia, sesso, vita, morte, solitudine. Tutte situazioni in cui tutti possono riconoscersi. E poi la comicità porta sempre a delle riflessioni, altrimenti che comicità è? Ma non c’è alcuna intenzione di fare la morale, dare lezioni. L’unico messaggio è quello di non sentirsi troppo soli nelle cose quotidiane della vita, nel disagio, nelle fatiche umane. Siamo tutti sulla stessa barca».

Anche lei come molte attrici comiche proviene da una formazione drammaturgica.

«Io non penso ci sia questa divisione. Io sono un’attrice che per fortuna ha anche qualità comiche e mi diverto a fare ridere la gente. Ma ho una formazione e una visione teatrale. Oggi certi sketch mi annoiano pure...».

Oggi chi la fa ridere?

«Checco Zalone, Ricky Gervais. Poi Emanuela Fanelli, Geppi Cucciari, Paola Cortellesi».

Quanto deve a Ferzan Ozpetek?

«Ferzan è stato l’unico che ha avuto coraggio di farmi fare ruoli trasversali. Ha puntato sulla mia ecletticità. Non è da tutti due film e due nomination».

Carlo Vanzina, Carlo Verdone, Massimiliano Bruno, Vincenzo Salemme, Matteo Garrone. Chi vorrebbe aggiungere a questa lista?

«Paolo Sorrentino, Paolo Genovese, Edoardo De Angelis».

Tra cinema e teatro lo spazio per “Il ruggito del coniglio” c’è sempre. Cos’è per lei la radio?

«Guai a chi me la tocca. “Il ruggito” è casa e divertimento. È una scuola unica, Marco Presta e Antonello Dose due geni. Lavorare con loro è una fortuna: è uno dei pochi programmi rimasti a fare critica sociale».

In tv ha avuto meno occasioni o è stata anche una scelta?

«Mi piacerebbe un bel ruolo in una fiction. O trovando la cosa giusta anche uno show alla Valerio Lundini o alla Gialappa».

Cosa c’è nel suo 2024?

«Torno su Rai 1 con “Vincenzo Malinconico”. E a teatro sarò “Elena, la matta di Piazza Giudia”, un personaggio drammaticissimo, una donna che durante il fascismo faceva la matta per salvare le persone».

E il cinema?

«Sto lavorando al mio film. E poi quando arrivano i ruoli è un piacere. Anche se sono comica e over 40: con questi pregiudizi non è così facile».

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