La Nuova Sardegna

L'intervista

Giuliana De Sio: «Sul set ho fatto innamorare Calenda. Vorrei tornare al cinema da protagonista»

di Alessandro Pirina
Giuliana De Sio: «Sul set ho fatto innamorare Calenda. Vorrei tornare al cinema da protagonista»

L’attrice campana in tour nell’isola con Alessandro Haber: «È stato lui a farmi fare i primi provini. Il successo mi travolse senza averlo cercato»

05 aprile 2024
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Al cinema il suo nome è legato ad alcune tra le più belle commedie degli anni Ottanta. In tv è stata il volto dei grandi sceneggiati che hanno poi fatto il giro del mondo. Ma è sul palcoscenico che Giuliana De Sio ha potuto dare il meglio di sé. E ora l’attrice campana ritorna nell’isola con un nuovo spettacolo, “La Signora del martedì”, che sotto le insegne del Cedac sarà dal 10 al 14 aprile al Massimo di Cagliari e il 15 al Comunale di Sassari. Al suo fianco Alessandro Haber, fidanzato di gioventù e amico di una vita, con cui per la prima volta si trova a dividere la scena.

Chi è la Signora del martedì?
«Non glielo posso dire. Nel primo tempo tutti i personaggi sono come vogliono apparire e non come sono. Il mio è una donna elegante, algida, che va a procurarsi un’ora d’amore in questa pensioncina Lisbona, non più attiva, con un travestito che ne è il custode e abitata soltanto da un ex attore porno caduto in disgrazia che una volta alla settimana riceve questa signora del martedì. Questo è l’incipit».

Il testo è di Massimo Carlotto: è stata lei a cercarlo.
«Quasi tutti gli spettacoli che porto in scena sono pensati da me, cercati da me, riscritti da me. Non mi limito al ruolo di attrice. Ma accetto anche proposte interessanti. L’ultima quella di Filippo Dini per “Agosto a Orange County”, che considero la mia migliore interpretazione di sempre. Mi ha fatto anche vincere uno dei premi teatrali più importanti, l’Eleonora Duse».

Cosa è per lei il teatro?
«Rappresenta la vera dimensione del talento di un attore. Il talento lo vedi sul palcoscenico, è l’unico luogo in cui puoi dimostrare quanta potenza, quanta capacità di catturare hai. Un attore deve ipnotizzare, scioccare, spaventare, far innamorare...».

E non annoiare...
«Il mio spirito guida nella scelta dei testi è sempre stato il terrore della noia. Questo spirito mi ha guidato nelle scelte e nelle interpretazioni e ho finito per fidelizzare il pubblico».

Sul palco ritrova Haber con cui tutto è cominciato.
«Ormai siamo quasi parenti. Alessandro è un attore con un peso scenico forte e anche con una bella dose di pazzia che lo rende a tratti pericoloso: non sai mai bene cosa succederà in scena. Alla fine non succede niente, ma hai sempre la sensazione di dovere intervenire e mediare».

Cosa sognava da bambina?
«Non immaginavo niente. Vivevo la realtà, che non era proprio divertentissima. Stavo lì a fronteggiarla. Per fortuna riuscivo a essere una bambina spensierata. Non ho mai sognato: voglio essere... Forse non avevo il tempo, la possibilità di sognare. Le cose mi sono successe».

Tre provini in tre giorni: venne presa per tutti e tre i ruoli.
«Sempre per via di Haber. Fu lui che mi spinse e mi prese per i capelli. Ebbi un riscontro immediato e fui subito catturata dal sistema, in questa giostra, senza neanche avere deciso».

Subito i grandi sceneggiati. Una donna, Le mani sporche con Mastroianni diretta da Elio Petri: è partita dalla serie A.
«Anche di più. Tutto avveniva con grande velocità e le cose si intrecciavano l’una con l’altra. È stato un periodo straordinario».

Parliamo di Troisi?
«Non so più cosa raccontare di Massimo. È un continuo di documentari, interviste, premi. Massimo è entrato nella storia, è uno dei grandi comici del Novecento e resterà tale. Lo capisco tramite me: non c’è giorno che qualcuno non mi parli di lui. Ho lavorato con uno dei grandi».

E Francesco Nuti?
«L’altro è lui. Ci ho lavorato, sono stata sua amica. Appena finirò la tournée andrò a Firenze a ritirare il primo premio intitolato a Francesco. Lui e Massimo se ne sono andati e mi hanno lasciato tanto da lavorare...».

In “Cuore” è la maestrina dalla Penna rossa. Ha avuto anche Carlo Calenda come alunno.
«C’è una foto e lui è identico a come è adesso. Ha raccontato in una intervista che si era innamorato di me. Gli avevo dato un bacetto sulla guancia, era diventato tutto rosso ed era scappato dalla vergogna».

La Piovra fu un successo mondiale. Si sentiva una star?
«Con Michele Placido girammo il mondo: Russia, Cina. Venivamo accolti tipo la Loren e Mastroianni. Arrivi trionfali in aeroporto che qui non esistono».

Mario Monicelli la volle in Speriamo che sia femmina.
«È stata l’ultima grande commedia all’italiana di questa commedia umana che hanno espresso questi grandi registi di cui Mario era la punta di diamante».

Con Cattiva di Lizzani vinse il secondo David, ma poi il cinema la mise da parte.
«È come se ci fosse stato un inceppo. Quella interpretazione che voleva dire che non sono per forza l’attrice carina che deve affiancare il comico di turno ha bloccato la fantasia di chi poteva scrivere per me. Quella interpretazione anziché suscitare curiosità ha spaventato chi scrive, chi produce».

Un no che le pesa?
«Mai detto no di cui mi sono pentita. Ho sempre accettato le cose che mi sembravano giuste o utili perché in quel momento ero ferma e avevo voglia di lavorare. Una volta Patrice Chéreau mi offrì il ruolo della dama di compagnia lesbica e muta della Regina Margot con Isabelle Adjani. Ma sarei dovuta stare sul set per sei mesi senza parlare. Quel film forse mi avrebbe aperto le porte della Francia, ma a dire la verità non me ne sono pentita».

A ottobre era a Sassari per il film di Bonifacio Angius.
«Esperienza divertentissima, follia allo stato puro. Ma una follia allegra, divertente, spiazzante che ti obbliga a non ragionare nel modo in cui hai sempre ragionato nel lavorare. Improvvisazione assoluta: il piano di lavorazione non esisteva o se esisteva era finto».

Ci sarà mai l’occasione di lavorare con sua sorella Teresa?
«Non è facile conciliare due mestieri come i nostri. Non riesco a concepire una cosa che ci possa mettere insieme. Magari un giorno succederà, ma deve essere una grande idea».

Cosa manca alla sua carriera?
«Il mio sogno ha sempre a che fare con il cinema. Purtroppo non sono riuscita a essere quella grande protagonista che avrei voluto essere. Mi è mancato il ruolo-sfida. Come quelli che ho trovato a teatro. Vorrei riuscire a dimostrare davanti alla macchina da presa che attrice sono diventata. Ma qualcuno dovrà scrivere qualcosa all’altezza».

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