La Nuova Sardegna

Intervista

L’arte senza tempo di Jacopo Scassellati conquista Francia e Stati Uniti

di Federico Spano
L’arte senza tempo di Jacopo Scassellati conquista Francia e Stati Uniti

Il pittore e ceramista sassarese ha appena realizzato enormi sculture di terracotta che saranno destinate a una villa privata francese adibita a spazio museale

06 aprile 2024
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Il Giovin Pittore è diventato maturo. L’artista sassarese Jacopo Scassellati, nonostante abbia solo 34 anni, ha già una lunghissima carriera alle spalle, fatta di collaborazioni importanti e di opere approdate nelle case dei collezionisti di mezzo mondo, dagli Stati Uniti alla Nuova Zelanda, dalla Francia all’Italia. Il suo laboratorio, sulla Buddi Buddi, alle porte di Sassari, è un luogo magico, ricco di arte, bellezza, ricordi. Qui, lavorano il nonno Franco Scassellati e la madre Monica, portando avanti una tradizione di ceramisti arrivata alla quinta generazione: il bisnonno Mario, subito dopo la Seconda Guerra mondiale, aprì la prima fabbrica di ceramiche a Sassari. E qui Jacopo è cresciuto a pane e arte, colori, ceramica, tele, pennelli.

Jacopo ha mostrato un talento straordinario sin da piccolissimo e quando era poco più che un ragazzo, a 19 anni, è stato scoperto e lanciato da Vittorio Sgarbi, che ha presentato a Spello, in Umbria, una delle sue prime mostre personali. Negli anni, la ricerca artistica di Scassellati è andata avanti su due binari: quello della pittura dai chiari e inconfondibili richiami alla tradizione classica, e quello della ceramica, fatto di sculture straordinarie, che negli ultimi lavori hanno raggiunto dimensioni ragguardevoli e insolite per questo materiale. Le quattro stagioni appena realizzate superano il metro e ottanta centimetri di altezza. Realizzare opere di ceramica così alte comporta difficoltà tecniche enormi, con il rischio di rotture. Per questo è insolito che un ceramista intraprenda una impresa di questo tipo. Jacopo, con accorgimenti tecnici, riesce a manovrare le pesantissime sculture, per infornarle e cuocerle ad alte temperature, rendendole eterne e immortali. «Ho sempre prediletto la figura, il corpo e la materia - racconta Jacopo -. Il mio ambito di ricerca indirizzato allo studio del mondo classico è stato il campo nel quale mi sono immerso per dare voce al mio pennello e alla materia. La grande tradizione plastica e pittorica del passato di matrice classica e rinascimentale, è la musa che mi ispira e dà vita a quelli che sono i miei momenti creativi, così da mantenere vivo quel contatto con la tradizione figurativa e mitologica del passato, dove dipingendo e modellando interpreto tematiche, come se misteriosamente riaffiorassero dal buio dei secoli, recando ancora i segni del tempo».

Jacopo Scassellati raggiunge i collezionisti francesi e statunitensi grazie a un celebre gallerista che espone a Parigi e ad Atlanta. Ma i suoi lavori, spesso, si possono ammirare all’interno di chiese o in luoghi pubblici. Il suo stile, infatti, ben si presta per i luoghi di culto. Così è possibile ammirare i suoi dipinti e le sue ceramiche dalla cattedrale di Sant’Antioco, alla chiesa di San Pietro in Silki a Sassari, dal Cristo Risorto a Porto Torres, alla Sacra Famiglia di Sassari, dal duomo di Campli, in Abruzzo, alle chiesa di Sant’Orsola e del Cristo Redentore a Sassari.

«Il disfacimento, protagonista delle mie opere coincide con il tempo che logora, corrode, e porta alla morte, ciò nonostante la bellezza e il sublime rimangono vincitori - prosegue Jacopo Scassellati -. Presenze ambasciatrici di eternità. Le fratture che squarciano i corpi e manifestano il vuoto denunciano la fragilità della materia e la sua vanità, aprendo un varco per nuove anatomie e nuovi spazi. Ma volendo si può anche pensare a un suo contrario, non più a un disfacimento ma bensì a un ricomporsi dei corpi, in un divenire di forma e colore in una danza che unisce un tempo senza tempo, dove tutto sembra sospeso in attesa di un riscatto. Disseppellisco corpi dalla mia interiorità, dipingo e scolpisco frammenti, che appaiono rotti, lesionati, ma nonostante le figure siano tormentate la bellezza si salva in un’essenza vitale. Più sono tormentate, più essa con prepotenza si esalta - conclude l’artista che ha origini umbre -. In quei pochi dettagli che emergono, la bellezza manifesta una forza più spiccata che se fossero lasciati puri, immacolati, se troppo perfetti sarebbero privi di anima».
 

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