La Nuova Sardegna

Cinema

Il Vangelo secondo Paolo Zucca: «La mia Maria fuori dai canoni»

di Fabio Canessa
Il Vangelo secondo Paolo Zucca: «La mia Maria fuori dai canoni»

Il regista racconta il nuovo film oggi in uscita in 150 sale

23 maggio 2024
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Non solo Matera che dall’intuizione di Pasolini di girare nella città dei Sassi “Il Vangelo secondo Matteo” è diventata, con la sua bellezza ancestrale, la location biblica per eccellenza. Anche il patrimonio archeologico della Sardegna, unito a quello naturalistico, può evocare bene la Galilea di duemila fa. Lo dimostra una volta di più il nuovo film di Paolo Zucca: “Vangelo secondo Maria”, girato in diverse zone dell’isola e da oggi nelle sale di tutta Italia. «Non avevo mai fatto un’uscita così importante, oltre 150 copie» sottolinea il regista oristanese. Prodotto da Sky Original, Indigo e La Luna, con il contributo regionale e il sostegno della Sardegna Film Commission, il lungometraggio è portato in sala da Vision. Stessa casa di distribuzione di “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi, film con il quale si può trovare un ideale legame per la centralità in entrambi del tema dell’autodeterminazione femminile.

Tratto dall’omonimo romanzo di Barbara Alberti pubblicato nel 1979, “Vangelo secondo Maria” rielabora la figura di Maria di Nazareth come giovane donna intraprendente che sogna di scoprire il mondo, trovando in Giuseppe un maestro e complice. Terzo lungometraggio per Zucca, ma sarebbe potuto anche essere il primo perché il progetto nasce ben 15 anni fa dopo il successo del suo cortometraggio “L’arbitro” premiato nel 2009 con il David di Donatello. «Barbara Alberti rimase colpita dal mio corto – racconta il regista – vedendo nello stile, nei volti degli interpreti e nel paesaggio qualcosa della Bibbia. Così mi propose di lavorare insieme per adattare il suo romanzo, ma i tempi non erano maturi. Non trovammo abbastanza finanziamenti per farlo partire e così il progetto è rimasto nel cassetto fino a quando non l’ho tirato fuori durante la pandemia. Il mondo nel frattempo è cambiato, c’è anche una sensibilità diversa. Lo abbiamo fatto leggere a Sky che ci ha detto subito di sì». Ma è già dalla prima lettura del romanzo che Zucca immagina alcuni luoghi che poi effettivamente si ritrovano nel film. «In ogni pagina – racconta – vedevo la Sardegna e certi posti li ho visualizzati subito perché li conoscevo bene. Per esempio la chiesa paleocristiana di San Giovanni di Sinis ho pensato subito potesse essere la sinagoga dove Maria ascolta le storie della Bibbia che alimentano la sua sete di conoscenza. Poi abbiamo cercato altri luoghi adatti, ma non scegliendo le location semplicemente perché suggestive. Hanno anche un valore simbolico, per esempio c’è una scena davanti a un menhir come simbolo fallico e quindi del patriarcato, e narrativo, perché accompagnano i cambiamenti della vita della protagonista. Basta pensare alla differenza della casa dei genitori dove cresce, nel complesso nuragico di Tamuli a Macomer che rappresenta una Nazareth rocciosa e spigolosa, a quella di Giuseppe molto più accogliente, nella rotondità della necropoli di Genna Salixi a Villa Sant’Antonio». Tutto quindi funzionale al racconto, costruito sull’evoluzione del personaggio interpretato da Benedetta Porcaroli, «talento fuori dal comune», e il rapporto con il maestro-marito che ha il volto di Alessandro Gassmann, «un attore che ho sempre voluto dirigere». Dal punto di vista visivo non mancano citazioni pittoriche e di maestri del cinema, con uno stile che si caratterizza per abbondanti campi lunghi e long take. «Abbiamo puntato su diversi piani sequenza – spiega Zucca – ma non per fare i fighi. Volevamo evitare troppi stacchi e un eccessivo ping pong del campo e controcampo per non spezzare la recitazione degli attori, concentrandoci sempre sulle emozioni della protagonista». Ritratto di una Maria diversa che ha già innescato qualche polemica: «Da chi soprattutto non ha ancora visto il film – evidenzia il regista – Proponiamo una visione di Maria contemporanea, personale, fuori dai canoni del Vangelo, ma non offensiva. Mi ha fatto piacere una lettera che mi ha scritto una suora salesiana, docente specializzata proprio in mariologia. Ha apprezzato il film e non ci ha trovato nulla di blasfemo, sottolineando come ogni epoca storica abbia reinterpretato la figura di Maria e come sia giusto anche oggi interrogarsi sulle grandi domande presenti nel suo cuore».
 

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