Peppe Servillo: «Oggi manca una coscienza politica, i giovani ripartano da Italo Calvino»
Domani 5 luglio a Luras con “Marcovaldo”. Il leader degli Avion Travel primo ospite del Festival De Muro «Sanremo? Con la canzone giusta potrei anche tornare ma non ci sto pensando»
Sarà Peppe Servillo a tenere a battesimo la ricchissima edizione del Festival De Muro, che, diretto da Fabrizio Ruggero, tra luglio e agosto porterà in alcuni tra i siti più affascinanti della Gallura big della scena come Michele Placido, Laura Morante, Luca Barbareschi, Gian Marco Tognazzi e Sergio Muniz. Un festival itinerante che avrà inizio domani alle 21 da Luras, in località Santu Baltolu, dove ai piedi dell’olivastro millenario Peppe Servillo leggerà Marcovaldo. In questo omaggio a Italo Calvino, il cantante e attore napoletano, leader degli Avion Travel, sarà accompagnato alla chitarra da Cristiano Califano.
Servillo, non è la prima volta che porta in scena Calvino. Ricorda il suo primo incontro con il grande autore?
«Da ragazzo ho letto “Il barone rampante”, che poi ho avuto occasione di riprendere per i Dialoghi dell’uomo, un festival molto bello che si tiene a Pistoia. Questa lettura qui invece nasce qualche anno fa per BookCity, tre sere di fila a Milano in cui ho letto l’opera integralmente. Poi questo recital l’ho fatto mio e alla lettura ho affiancato anche l’esecuzione di brani miei riarrangiati da Cristiano Califano. Spero a Calvino faccia piacere. Tra l’altro, lui scrisse anche canzoni quando con il Cantacronache si avvicinò alla Nuova Canzone Popolare. Fu un fallimento, ma negli intenti favorì un certo dibattito. Ecco, mi sono fatto forza di questo per riproporre alcune mie canzoni, che con Calvino condividono il tono surreale».
Perché Marcovaldo?
«Ripeto, tutto nasce da BookCity, una benevola commissione che mi è stata data e me ne sono impossessato. E ora avrò l’occasione di farlo sotto questo olivastro millenario in Sardegna. Il tema della natura è fortissimo in “Marcovaldo”. Siamo all’inizio degli anni Sessanta e il protagonista è un contadino per natura e per cultura che si trova a vivere questo inurbamento violento: il lavoro seriale, alienante in una città invadente. Per tutto questo lui coltiva una certa ostilità, ma la affronta, anche se nei vari tentativi di farsi una nuova vita fallisce sempre. Marcovaldo è una figura surreale, comica, nella quale è facile identificarsi un po’ tutti. Calvino, da grande poeta qual è, parla pure a noi».
L’opera risale al 1963 ma potrebbe tranquillamente essere stata scritta oggi.
«Come tematiche sicuramente. Gli scrittori nel loro lavoro sulla conoscenza tentano di indagare il futuro. Per questo parla anche a noi oggi. Lui cerca di indagare le prospettive del vivere in città e di come la natura umana - e la natura in sé - possano coniugarsi con la vita in città. Sembra un tema vecchio, trito e ritrito, ma alla luce delle urgenze di carattere ecologico è tutt’altro che scontato».
Con gli Avion Travel da 45 anni spaziate tra generi e stili diversi, dalla new wave alla musica d’autore, al rock. Oggi dove vi collocate o vi considerate oltre i generi e gli stili?
«Questa presunzione non ce l’ho. Continuiamo ad attraversare, perché siamo insieme da tanti anni. Noi abbiamo iniziato nella musica quando non c’erano regole. Anzi, la regola era che la musica rispecchiava i valori politici in senso ampio. Oggi la musica è serialità, costume, industria. All’epoca crossover voleva dire passare da un genere a un altro e in questa libertà si respirava una certa autenticità. Essere giovani significava avere una posizione politica. Oggi è tutto naufragato. Ma non per colpa dei giovani. Anzi, ultimamente qualche tentativo si è rivisto. Per esempio il ritorno dei giovani alle urne alle ultime elezioni in Francia. Italo Calvino anche in questo può esserci di aiuto: per riformare una coscienza politica».
Sanremo 2000, vittoria strameritata. Tornerebbe al festival?
«Con una canzone in cui credo, che mi rappresenta perché no? Se succede questo la canto anche a Sanremo. Il festival è un grande contenitore in cui puoi trovare di tutto, anche proposte alternative, artisti giovani validi, anche tra coloro che hanno vinto. È indubbio che se trovassi la canzone giusta ci potrei tornare, ma non ci penso affatto».
Quando la rivedremo sul palco con suo fratello Toni?
«Abbiamo già fatto tre spettacoli insieme. E per il futuro, com’è che si dice in questi casi? Mai dire mai».
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