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Intervista

Tony Hadley: «Il concerto a Sassari di 37 anni fa mi ha fatto innamorare della Sardegna»

di Silvia Sanna
Tony Hadley: «Il concerto a Sassari di 37 anni fa mi ha fatto innamorare della Sardegna»

Il cantante britannico ed ex frontman degli Spandau Ballet sarà ad Alghero il 22 agosto e alla Fiera di Cagliari il 5 settembre

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Un mito per tante generazioni. L’icona per eccellenza degli Eighties: Tony Hadley torna nell’isola, il 22 agosto all’anfiteatro Ivan Graziani di Alghero per il festival Abbabula, il 5 settembre nell’Arena in Fiera di Cagliari.

Tony Hadley, dalla passione giovanile per punk e rock al new romantic. E ora lo swing: come è nato quest’amore?

«Lo swing è stato una parte fondamentale della mia infanzia. Crescendo, ascoltavo i grandi classici del genere insieme ai miei genitori e artisti come Frank Sinatra e Nina Simone mi hanno profondamente influenzato. Questa musica mi ha insegnato tanto sulla melodia e sull’espressione vocale. Dopo anni dedicati al rock e al pop, ho sentito il bisogno di esplorare queste radici musicali con il mio ultimo album “The Mood I’m In”, anche se il tour con cui sono in Italia è il tour rock, “Mad About You».

Nei suoi live è sul palco con la TH Band.

«Cerco di unire tutte le influenze musicali che mi hanno formato e faccio tutto quello che mi diverte. Nei concerti, proponiamo un mix di brani rock energici, classici degli Spandau Ballet, i miei brani da solista e pezzi swing, insieme a cover iconiche che amo interpretare».

Negli anni’80 con gli Spandau Ballet ha fatto sognare intere generazioni. Cosa rimpiange di quell’epoca?

«Un periodo incredibile per la musica e la moda, e mi sento fortunato ad averne fatto parte. C’era un’atmosfera di innovazione e sperimentazione che era unica. Nonostante la nostalgia, non direi che ho veri rimpianti. Ho vissuto momenti straordinari, come il Live Aid, e conosciuto persone incredibili come David Bowie o Freddie Mercury. È stato un decennio pieno di cambiamenti e creatività, ma sono grato anche per dove mi ha portato e per la mia vita di oggi perché, a distanza di 40 anni, mi sento circondato dall’affetto sia del pubblico che della mia famiglia che amo molto».

Quali sono le canzoni degli Spandau alle quali è più legato?

«La mia canzone preferita è “Through the Barricades”, credo che sia la più riuscita. In quel brano c’è tutto quello che occorre a un cantante. Ma sono molto legato a canzoni come “True”, “Gold”. Queste canzoni hanno segnato la mia carriera e continuano a emozionare me e il pubblico».

La rivalità con i Duran Duran, era vera o esisteva solo tra le fan?

«Era più un prodotto dei media e delle fan. In realtà, c’era un grande rispetto reciproco, eravamo tutti parte di un movimento musicale che ha definito un’epoca. Ero un grande fan dei Duran Duran e sono ancora molto amico di Simon Le Bon e ci piace andare in giro per pub. “Save a prayer” è una delle mie canzoni preferite».

Negli anni’80 uscì il film “Sposerò Simon Le Bon”, ma lei sa che tante ragazzine volevano sposare Tony Hadley? Si sentiva e si sente ancora un sex simbol?

«Sono venuto a conoscenza del film solo recentemente durante un’intervista in Italia con la straordinaria Geppi Cucciari! Essere considerato un sex symbol è stato un aspetto interessante della mia carriera, ma non mi ci sono mai soffermato troppo. Io sono un cantante, mi piace cantare ed esibirmi».

Il suo look, così elegante e sofisticato, quanto ha influito sul successo?

«Il look ha avuto un ruolo significativo nel successo di tante band negli anni’ 80. L’immagine era parte integrante della musica e ho sempre curato il mio stile. Voi italiani avete un gusto ben formato per il look, siete sempre vestiti molto bene e questo in alcuni casi prescinde da tutto, musica compresa, mentre ho sempre avuto l’impressione che da noi in Gran Bretagna in molti abbiamo imparato la moda dalla musica».

Come sono i suoi rapporti con gli ex Spandau, in particolare con Gary Kemp?

«I rapporti sono stati complessi. Con Gary Kemp in particolare, ci sono stati dei momenti di tensione. Oggi, mi concentro sulla mia carriera solista, la famiglia e sui nuovi progetti. Oggi sono felice, sereno e grato».

“Through the barricades” racconta un amore combattuto durante il conflitto in Irlanda del Nord. Quante barricate vede ancora nel mondo?

«“Through the Barricades” parla in realtà di Romeo e Giulietta, un amore infinito. Col tempo ha assunto un significato diverso e questo la rende sempre attuale. Purtroppo vedo ancora molte barricate nel mondo. Viviamo in un mondo diviso, e mi auguro che la musica possa continuare a essere un mezzo per unire le persone e promuovere la pace».

Quali sono attualmente le voci che ammira nel panorama musicale?

«Seguo tutta la scena di Savoretti, Sam Fender, Panic At The Disco, Shawn Mendes… Ascolto soprattutto quello che mi arriva da mia figlia adolescente».

Lei ha duettato con Arisa, Elio e le Storie Tese e Caparezza, ora con chi vorrebbe cantare?

«Lavorare con Elio e Le Storie Tese è stato come lavorare con i Monty Python, mi sono divertito molto e non mi dispiacerebbe tornare a lavorare con loro. Ho anche saputo che Laura Pausini ama molto canzoni come “Through the Barricades”».

Tony Hadley e l’Italia, c’è un rapporto speciale.

«Amo la cultura, il cibo e soprattutto la gente. L’affetto che ricevo dal pubblico italiano è impagabile, e ogni visita mi fa sentire a casa».

Ritorna in Sardegna dove è già stato altre volte, dal primo live del 1987 a Sassari (oltre 20mila persone) ai più recenti eventi a Cagliari e Alghero.

«Dal mio primo concerto a Sassari, sono rimasto affascinato dalla bellezza dell’isola e dall’accoglienza ed energia del pubblico sardo. La Sardegna è diventata una tappa fissa nei miei tour per questo motivo. Inoltre, l’isola offre scenari mozzafiato e una cultura ricca che adoro esplorare».
 

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