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Luca Carboni: «Ho avuto un tumore ai polmoni, temevo di morire»


	Luca Carboni 
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Luca Carboni 

Il cantante racconta i suoi due anni lontano dal palco: «L’ho scoperto dopo una lastra per un po’ di tosse che non passava»

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Un tumore ai polmoni e il pensiero della morte. Luca Carboni ne parla in una lunga intervista a Walter Veltroni per 'Il Corriere della Sera', in cui racconta i due anni lontano dalle scene e ciò che ha dovuto affrontare dal giorno della diagnosi, arrivata a marzo del 2022, in seguito a una lastra per "un po’ di tosse che non passava".

«Stavo registrando un album nuovo, avevo già definito dieci pezzi - dice Carboni -. Avevo previsto l’album e poi il tour. Invece, in pochi minuti, tutto è cambiato. Dalla scelta dei brani sono passato alla scelta delle terapie per sopravvivere. Il tumore era grande, difficile da operare».

Subito una massiccia cura di chemioterapia per la riduzione del tumore e poi l’operazione per asportarlo. «Per fortuna non c’erano metastasi e dopo l’intervento abbiamo continuato con l’immunoterapia. Dopo due anni posso dire di essere tecnicamente guarito anche se, con questo tipo di malattia, questa parola ha un significato fragile», aggiunge Carboni. 

Il cantante sottolinea come «questa esperienza mi ha messo in contatto con tante persone. Ho frequentato oncologia, ho vissuto le storie di tanti malati. Il tumore non è un'esperienza individuale, ma collettiva - sottolinea -. Non puoi sentirti guarito se non è guarito l'altro, la persona che avevi a fianco mentre facevi le flebo. In questi anni ho pregato per me, ma anche per chi condivideva il mio stesso percorso. Come un mio amico dell’isola d’Elba, che ha scoperto il mio stesso male ma non ce l'ha fatta. Dalla notizia, dalla lastra e, soprattutto, dallo sguardo del radiologo, mi ero convinto di avere poco tempo. Ho pensato alla morte, per la prima volta, come a una possibilità concreta - confessa -. Ma devo alla scienza medica il ritorno, assai presto, di una ragionevole speranza. Non ci credevo, immaginavo fosse una necessaria consolazione, eppure mi sono aggrappato a quel barlume di luce. Ho pensato due cose: che dovevo fidarmi dei medici e affidarmi al destino, combattendo a modo mio».

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