La Nuova Sardegna

L’intervista

Daniel Lumera: «Passiamo metà del tempo a pensare a ciò che non accade»

di Paolo Ardovino
Daniel Lumera: «Passiamo metà del tempo a pensare a ciò che non accade»

L’esperto di meditazione sarà a Sassari giovedì 5 dicembre per presentare “Fermati e respira”

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Quella di domani è una giornata segnata da tempo in rosso sul calendario dai suoi tanti lettori e seguaci: Daniel Lumera sarà a Sassari, dalle 18.30 in Camera di commercio, con il suo ultimo libro, “Fermati e respira” (Solferino, 2024). Esperto di scienze del benessere e della qualità della vita, la sua è una storia che parte da lontano e con un’esperienza ventennale nel campo della meditazione. Tema più che mai attuale, oggi che «stress», «iper connettività» e «velocità» sono lessico quotidiano della società che «performa». In Sardegna il suo centro a Telti, con vista su Tavolara, ospita ritiri e attività. I suoi video e i suoi libri, invece, sono un’ancora per migliaia di persone.

I due verbi che danno il titolo al libro sembrano molto difficili da mettere in atto nella quotidianità, non è così?

«Il libro parte da un presupposto: ci troviamo in un contesto iper performante che determina un’infiammazione cronica su più livelli. Molte malattie derivano dallo stile di vita. La società è determinata da picchi di adrenalina e altri depressivi a cui rimediamo sempre di più con farmaci, junk food e relazioni tossiche».

Da dove derivano molti malesseri?

«Nel libro ci sono molti dati, ne dico uno: il nostro cervello vive sempre di più il mind-wandering. Passiamo il 47% del tempo a pensare a ciò che non sta accadendo, e questo ha conseguenze sulla riserve cognitiva».

Come intervenire?

«Ci sono medicine naturali, che le neuroscienze stanno riscoprendo, tra queste la meditazione. Ormai sdoganata come medicina del nuovo millennio, uno dei pilastri del benessere e tra i trend sanitari più in crescita. Ho voluto rendere omaggio a questo stile di vita che ha altri ritmi e contempla il non essere iper attivi, ed evidenziando tutti gli studi neuroscientifici a riguardo».

Da che impulso nasce il libro?

«Da due aspetti: che la meditazione sta cambiando la mia vita, così come quella di milioni di persone, e poi che con l’avvento dell’IA l’essere umano per la prima volta sente che la tecnologia può dominarlo, e quindi è spinto a conoscere sé stesso».

La conoscenza della meditazione rimane qualcosa per pochi o si è diffusa?

«C’è un abisso rispetto a cinque anni fa. Con il covid soprattutto, la meditazione è esplosa. Portiamo avanti progetti negli ospedali, nelle scuole, nelle carceri, dove sono nate stanze della meditazione».

Cosa porta le persone ad approcciarsi alla meditazione e come si avvicinano?

«Si avvicinano per tre ragioni. Prima di tutto perché stanno male, poi per potenziare lucidità e creatività, quindi le abilità cognitive. E poi, ragione più profonda, lo fa chi sente necessità di spiritualità».

I fenomeni negativi di questa vita in continua corsa, su tutti lo stress, sono davvero aumentati o è solo una percezione?

«Sta aumentando eccome. Un report dell’associazione degli psichiatri italiani segnala: tra i 12 e i 20 anni quasi la metà delle persone soffre di ansia e disturbi depressivi. E l’iper digitalizzazione sta alterando i disagi. Nel 2005 avevamo misurato la distrazione media di una persona al computer ed era ogni 2,47 minuti. Oggi invece impieghiamo 47 secondi ad aprire un’altra pagina o passare a un’altra app. E se stimiamo che dovremmo immergerci almeno 15 minuti su una cosa per raggiungere la massima concentrazione...».

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